“Esprimiamo la nostra fortissima preoccupazione per i lavoratori del settore gaming del territorio, ‘grande assente’ nella lista delle attività che potranno riprendere il via con la ‘Fase 3’. Condannare il comparto alla chiusura fino a data da destinarsi significa mettere in ginocchio oltre tremila lavoratrici, lavoratori e famiglie a Roma, e decine di migliaia sul territorio nazionale. Oltre al danno, oltretutto, un’inaccettabile beffa: non soltanto queste attività non potranno riaprire, ma il cosiddetto ‘salva sport’ prevede un prelievo sulla raccolta delle scommesse sportive dello 0,3%. Come si può pensare di alzare le tasse a un comparto fermo e chiuso?”.

E’ quanto dichiara Stefano Diociaiuti, Segretario Generale della Fisascat-CISL di Roma Capitale e Rieti, aggiungendo che “è difficile comprendere il criterio di questa esclusione. La maggior parte delle sale e dei punti vendita hanno spazi adeguati per i distanziamenti, e invece saranno chiusi almeno fino al prossimo 14 giugno. Ciò significa che oltre 10mila dipendenti diretti delle concessionarie di gioco in Italia, e oltre tremila a Roma, rischiano il posto di lavoro: insieme a loro sono a rischio gli esercenti stessi, e i loro dipendenti, per un totale di 78mila persone nel Paese, un numero enorme. Non è possibile che sia messo in ginocchio un intero comparto di persone, di realtà aziendali e commerciali che hanno regolarmente pagato le tasse, e che adesso guardano al futuro con estrema preoccupazione in quanto esclusi da ogni progetto di ripartenza. Moltissimi esercenti del settore sono allo stremo, sull’orlo della chiusura definitiva: se loro non riapriranno, l’effetto domino sarà devastante sotto il profilo sociale. E’ assurdo e paradossale che la risposta a tutto ciò sia rappresentata da un vero e proprio ‘accanimento’, ovvero da un ulteriore prelievo sulle scommesse”.