Confartigianato Umbria rileva che “il processo di emanazione delle ordinanze anticovid seguito dalla Presidente Tesei, che si caratterizza nel non privilegiare aspetti di confronto, ha creato in questa e nelle precedenti occasioni criticità soprattutto in campo economico, che potevano essere evitate con l’utilizzo di semplici strumenti di partecipazione.

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Infatti mentre si dà atto che l’ultima ordinanza emessa il 19/10 nella riorganizzazione degli orari scolastici e del sistema dei trasporti sta iniziando a dare risultati positivi con la drastica riduzione degli assembramenti, non possiamo non evidenziare le manchevolezze della stessa ordinanza nei casi in cui tende a ridurre attività come la vendita di bevande alcoliche e il gioco lecito ponendo obblighi inutilmente gravosi sulle imprese del settore, di fatto eludibili utilizzando altri canali e quindi in grado di creare effetti indesiderati sulla concorrenza.

Non si capisce perché l’ordinanza ponga a carico dei soli bar, ristoranti, gelaterie, pizzerie e pasticcerie, ecc. il divieto di vendita per asporto di bevande alcoliche di qualunque gradazione dalle 18.00 alle 06.00 e non anche a carico degli esercizi di vendita di alimenti e bevande segnatamente delle strutture della grande distribuzione. Con due effetti particolarmente negativi: il primo consiste nel penalizzare ingiustamente e inutilmente dalle 18.00 alle 6.00 chi volesse acquistare per il consumo familiare una torta con dello spumante o della pizza con la birra nei pubblici esercizi o negli esercizi dell’artigianato alimentare incentivando di fatto la grande distribuzione. Il secondo effetto negativo della norma crea nella grande distribuzione un canale di potenziale approvvigionamento di alcolici per il consumo non familiare nella fascia oraria sopra richiamata che può essere utilizzato proprio per violare il divieto di consumo su aree pubbliche che viene posto in altra parte dell’ordinanza.

Stesse manchevolezze e medesimi effetti negativi sono riscontrabili nell’obbligo di sospensione delle attività delle sale giochi, sale scommesse e sale bingo e delle attività di gioco operato con dispositivi elettronici del tipo “slot machines” situati all’interno degli esercizi pubblici, degli esercizi commerciali e di rivendita di monopoli. Evidente in questo caso che la Regione ha perso di vista lo scopo di evitare gli assembramenti, per penalizzare direttamente una serie di imprese che, si ricorda, svolgono attività lecite e particolarmente controllate, le quali hanno posto in essere come le altre i protocolli sanitari che sono considerati idonei dalla normativa nazionale (ma evidentemente non dalla Regione Umbria) per garantire da un lato la salute dei clienti e dall’altro lo svolgimento dell’attività. Inoltre anche in questo caso il divieto è mal posto e in grado di creare distorsioni nella concorrenza, non essendo state comprese tutte le fattispecie di gioco (lotterie istantanee e tradizionali, sistemi di scommesse sportive).

Infine il testo nel suo complesso poteva essere migliorato in termini di maggiore armonizzazione con la normativa nazionale del DPCM attualmente vigente, di facilità applicativa degli obblighi e di chiarezza della normativa posta”.