Per vedere il calcio balilla sulle prime pagine dei quotidiani bisognava risalire alle edizioni degli anni ’70, nel vecchio secolo, quando il divertimento e l’Amusement era basato principalmente sugli apparecchi elettromeccanici. In quegli anni tutto girava intorno al mai dimenticato juke box, al flipper ed ai prodotti dell’ingegno italiano: il calcio balilla il dondolante ed il biliardo.

Per questo leggere oggi in prima pagina su laRepubblica.it, ilSole24ore.it o il Corriere.it notizie sugli apparecchi da intrattenimento, come avvenuto anche negli ultimi giorni, sorprende soprattutto quelli che come me hanno passato una vita tra giochi e fiere del Coin-op.

Recentemente sembrava che tutti si fossero dimenticati dell’Automatico, degli apparecchi senza vincita di denaro e senza premi, di quei giochi che hanno favorito la socializzazione, contribuito alla crescita delle persone nelle diverse comunità che un tempo si creavano nel bar, in oratorio, negli stabilimenti balneari e da ultimo nelle sale gioco.

Tra quelli di memoria corta, purtroppo, figuravano anche tanti rappresentanti associativi, solo un piccolo gruppo di operatori del gioco, infatti, ha mostrato da subito perplessità sulla macchinosa regolamentazione che l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli(ADM) aveva avviato più di un anno fa.

Eppure ADM è stata più che trasparente, ha scritto e pubblicato con largo anticipo le regole che intendeva adottare per il settore sulla base del quadro che aveva percepito circa le attività di gioco senza vincita di denaro.

Questo non significa, appunto, che il lavoro della ADM sia da considerare tutto sbagliato, tutt’altro: una regolamentazione era necessaria ed attesa dal 2011. Lo stesso legislatore, più volte, aveva ordinato all’Agenzia di provvedere alla stesura di regole e norme aggiornate per il settore.

Quello che è mancato probabilmente è stato un contributo “utile” da parte della categoria, possibile che nei tanti open hearing organizzati dall’ADM nessuno abbia fatto presente che la burocrazia introdotta per l’autorizzazione degli apparecchi portava con se il rischio della cancellazione dell’intero settore dei giochi?

Di fronte al ricorso di 9 operatori i rappresentanti delle maggiori associazioni hanno deciso per la linea del dialogo con l’ADM. E come potrebbe essere diversamente, con il Regolatore è un obbligo dialogare, ADM è l’arbitro indiscutibile e il riferimento ma non servono YES MAN: serve il confronto che significa avere il coraggio di sostenere le proprie tesi altrimenti si induce in errore anche chi ha la responsabilità di controllare e governare.

Dire sempre che va tutto bene può essere irresponsabile, peraltro tutti erano stati avvertiti del “caos che potrà succedere se le forze di polizia andranno a sequestrare apparecchi in oratorio, nei centri di accoglienza, negli agriturismo o durante una gara di biliardo, calcio balilla o ping pong…”.

I tecnici dell’ADM, di buona volontà e rapidamente per una struttura pubblica, sono più volte intervenuti per risolvere criticità, appena se ne sono avveduti. Forse con una più illuminata collaborazione si potevano evitare i tanti provvedimenti correttivi.

Non credo ci sia qualcuno in grado di fare da solo un lavoro migliore di quello fatto finora dall’ADM, ma sono certo che non deve essere lasciata sola di fronte alla sfida epocale che si presenta oggi con la regolamentazione dei giochi da intrattenimento.

Nuove modalità di gioco nate dall’evoluzione tecnologia, abitudini e comportamenti post-moderni tipici delle ultime generazioni di bambini e ragazzi ci lasciano la sola certezza che l’attuale offerta pubblica di gioco (con e senza vincita) non è più di loro gradimento, peggio ancora nemmeno d’interesse; serve allora urgentemente un lavoro condiviso ed un leale confronto, non per assecondare il dirigente di turno, ma per ricostruire un’offerta credibile che torni ad essere d’appeal per i giovani di questo tempo. m.b.

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