Il Comune di Ginosa ha ragione nel chiedere di pagare a sanzione al titolare di una attività di giochi e scommesse per la violazione del distanziometro previsto dalla Legge Regionale della Puglia.

Il rilascio di una licenza Tulps articolo 110 al titolare di una sala giochi e lo esime dal verificare l’eventuale violazione della norma che imponeva il rispetto di una distanza minima di 500 metri da scuole e altri luoghi sensibili. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale Civile di Taranto chiamato a giudicare l’appello del Comune di Ginosa contro la decisione del giudice di Pace in merito al pagamento di una sanzione di 600 euro.

Il Comune di Ginosa ha proposto appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Taranto con cui era stata annullata , per mancanza di prova dell’ illecito e mancanza di colpa dovuta a buona fede, l’ordinanza ingiunzione emessa nel 2028 con cui era stato intimato al titolare di pagare la sanzione di euro 6000,00 per violazione dell’ art. 7 Le gg e Regione Puglia n. 43/2013 in quanto aveva esercitato l’attività di gioco e scommesse in luogo posto a distanza inferiore a metri 500 rispetto ad un istituto scolastico. A fondamento dell’appello deduceva la erroneità della decisione con esso impugnata in quanto non teneva contro della mancata contestazione del fatto storico da parte del gestore, degli atti depositati in primo grado, che comprovavano la violazione, ed aveva ritenuto il rilascio della licenza atto idoneo ad integrare la sua buona fede nonostante la diversa finalità che aveva la stessa rispetto al la prevenzione del fenomeno della ludopatia che si proponeva la Legge.

Nello specifico, secondo il Giudice, l’erronea convinzione della liceità della condotta, quanto all’ osservanza dell’ art. 7 della Legge Regionale n. 43/2013 , non poteva certo essere ingenerata dal mero rilascio della licenza, cui si riferisce la sen tenza impugnata, attesa la diversa finalità della stessa, diretta a garantire l’ordine pubblico, rispetto a quella delle Legge Regionale diretta, invece, a garantire finalità di salute pubblica rispetto al pericolo della ludopatia, come per altro chiarito anche dalla Corte Costituzionale con sentenza del 2017.

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