Giochi, Cassazione: necessario fare chiarezza sulle norme di tracciabilità dei pagamenti per gestori slot ed esercenti

La Corte di Cassazione entra nel merito dei rapporti tra gestori di apparecchi da gioco a vincita e gli esercenti, ovvero titolari dei locali all’interno dei quali gli apparecchi vengono installati

La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione è stata chiamata ad esprimersi nel merito di un ricorso presentato da un esercente condannato dal Tribunale Civile di Venezia a risarcire un gestore per inadempimento per la risoluzione del contratto tra di esse stipulato avente ad oggetto l’installazione, di congegni e apparecchi per il gioco lecito di cui all’art. 110 del T.U.L.P.S. n. 773 del 1931 per un periodo di almeno sei anni in via esclusiva, a fronte del pagamento del 60 % degli incassi, al netto delle imposte.
Il gestore rappresentò che il titolare dell’esercizio pubblico, contravvenendo alle previsioni del contratto, sia relative alla durata, sia alla clausola di esclusiva, aveva comunicato l’intenzione di risolvere il contratto, prima della sua naturale scadenza ed aveva installato altri apparecchi di proprietà di altro gestore, a causa della pretesa violazione, da parte dell’attrice, della normativa antiriciclaggio, nella misura in cui sarebbero stati effettuati pagamenti in contanti anziché tramite bonifico. Invocava sul punto la violazione di una clausola del contratto trilaterale di rete stipulato tra le due società ed il concessionario delle Agenzie delle Dogane e dei Monopoli secondo la quale” Le parti convengono che, nel pieno rispetto di tutti gli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari di cui all’art. 3 legge 3/8/2010 n. 136 tutti i versamenti e pagamenti effettuati in relazione al presente contratto e alla concessione saranno effettuati unicamente su conti correnti autorizzati e dedicati anche in via non esclusiva al rapporto contrattuale in oggetto a mezzo bonifico bancario, con la previsione che, ove i pagamenti fossero stati effettuati in modo difforme, il contratto si sarebbe risolto.”

La convenuta, nel costituirsi in giudizio, fece riferimento a questa espressa causa di risoluzione del contratto e chiese la risoluzione per inadempimento dell’attrice anche al contratto di rete al quale la singola pattuizione doveva intendersi funzionalmente collegata.
L’attrice si difese allegando di aver utilizzato il contante entro la soglia di 1000 euro, nella vigenza della legge 214/2011, ed entro la soglia di 3000 euro nella vigenza della I. n. 208 del 2015 ed insistette per la risoluzione del contratto per inadempimento della convenuta e per il risarcimento del danno nella misura prevista da una clausola penale prevista dal contratto.

Il Tribunale di Venezia ritenne che !e deduzioni della convenuta fossero da disattendere, avendo le stesse natura strumentale e violando i principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, dal momento che la medesima aveva sollevato l’eccezione di inadempimento del gestore solo dopo dieci anni dalla sottoscrizione della scrittura ed essendo provato che il bar in questione aveva installato, in concomitanza con la sollevata eccezione di inadempimento, altri otto apparecchi AWP di proprietà di diverso gestore, determinando una irregolarità di extracontingentamento stante la coesistenza dei nuovi con gli altri di proprietà dell’attrice.
Il Tribunale rilevò anche l’avvenuto pagamento della quota dovuta alla convenuta a mezzo contanti entro i limiti previsti dalla legge,
l’avvenuta installazione di un collegamento di elaborazione dati al fine di ottenere informazioni sulla raccolta delle giocate e la tracciabilità dei flussi e l’assenza di collegamento negoziale tra il singolo contratto stipulato tra le parti e il contratto di rete, in ragione della dichiarata autonomia dell’esercente rispetto al gestore. Ritenuta pertanto ingiustificata la comunicazione dell’esercizio pubblico (bar) di svincolarsi dal contratto, prima della naturale scadenza, e ritenuto provato, con la produzione del contratto che prevedeva l’installazione in via esclusiva degli AWP per almeno sei anni, con tacito rinnovo il diritto della società
attrice e l’inadempimento della convenuta, e l’assenza di prova, da
parte di quest’ultima, di fatti estintivi o impeditivi dell’altrui pretesa, il Tribunale ha dichiarato la risoluzione del contratto ed ha condannato la convenuta al risarcimento del danno nella misura prevista dalla clausola penale contenuta nel contratto, ritenuta valida, ancorché ridotta nel suo ammontare, ai sensi dell’art. 1384 c.c., in considerazione del fatto che la parte convenuta aveva comunque eseguito le proprie obbligazioni per i primi dieci anni del rapporto.

Il titolare del bar, a questo punto è ricorso in Cassazione.

Il Collegio della Terza Sezione ha ritenuto che, considerata la natura “nomofilattica posta dal primo motivo di ricorso, in assenza di specifici precedenti, sia opportuna la rimessione della causa alla pubblica udienza, trattandosi della prima applicazione delle disposizioni indicate in epigrafe dopo la pronuncia (Cass., S.U. n. 14697 del 29&5/2019) che si è occupata del diverso problema se il concessionario del gioco sia agente contabile .
In particolare il primo motivo del ricorso del barista pone la questione dell’interpretazione dell’art. 24, comma 1 bis, D.L. 98/2011 e 3 comma 9 bis L. 136/2010 rispetto alle disposizioni sopravvenute di cui all’art. 12 D.L. 6/12/2011 n. 201, convertito nella legge 214 del 2011 e della legge n. 208 del 2015: la questione cioè se le norme sulla tracciabilità dei pagamenti
per tutti i soggetti della filiera su conti correnti a ciò dedicati siano o meno derogate dalle disposizioni relative alla limitazione in contanti entro determinati limiti di valore.

Altra questione è quella dell’interpretazione della locuzione che segue la previsione -apparentemente inderogabile del divieto di pagamento in contante- secondo la quale i pagamenti devono avvenire “con modalità che assicurino il tracciamento di ogni pagamento”.
Occorre stabilire se questa locuzione intenda, come sostiene parte resistente, introdurre una deroga al sistema dei pagamenti su conti correnti tramite condizioni di tracciabilità che nel caso di specie sarebbero soddisfatte dal sistema, ovvero se il generale divieto di pagamenti in contanti non consenta di ipotizzare una deroga.

La questione verrà quindi trattata in udienza pubblica.

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