Il ministro Urso: “Saremo la casa pubblica per le imprese”. Stoppani (Fipe): “Serve una terapia d’urto”. Sangalli (Confcommercio): “Rilanciamo il ruolo della rappresentanza”. 

Instabilità, insicurezza e preoccupazioni sono il tratto dominante di contesto: se la confortante ripresa del Turismo è stato un toccasana per l’economia del Paese, la guerra, la diffusione di nuove varianti Covid, i costi dell’energia e delle materie prime fuori controllo, il pesante ritorno dell’inflazione, proiettano l’ombra della recessione sul futuro, con  30mila imprese a rischio chiusura la conseguente perdita di almeno 130mila posti di lavoro, che andrebbero ad appesantire l’emorragia di occupati subita dal settore durante la pandemia.

Trovarsi in crisi permanente significa dover prendere nuove decisioni, impone capacità di adattamento e di visione sul futuro, comporta essere sottoposti ad un continuo stress, individuale e collettivo.

A mettere in fila problemi e priorità per garantire una prospettiva al settore è Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, nel corso dell’assemblea annuale della Federazione, organizzata a Roma alla presenza del neo Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del Presidente della Conferenza delle Regioni, il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli

“Un settore come il nostro – sottolinea il presidente Stoppani -, uscito dall’emergenza in gravissime condizioni, va sostenuto con provvedimenti emergenziali di rafforzamento e di estensione temporale dei crediti d’imposta sui costi energetici, la rateizzazione delle bollette e nuovi interventi di sostegno alla liquidità delle imprese, anche con gli strumenti di garanzia pubblica. Inoltre va definito un Piano energetico nazionale che preveda la diversificazione delle fonti e dei fornitori, con l’implementazione di un “Recovery Fund Energetico” europeo, capace di correggere anche il perverso meccanismo di determinazione del prezzo dell’energia”.

Ma il settore ha bisogno anche di misure che affrontino i nodi strutturali emersi durante la pandemia. Per primo il lavoro, tema centrale per un settore che fa del servizio l’elemento premiante della sua offerta. Sono necessarie politiche attive in grado di riqualificare, innovare e investire sulle competenze – vecchie e nuove – e percorsi di orientamento per i giovani verso percorsi formativi e scolastici in grado di dare prospettive occupazionali, contrastando anche il dumping contrattuale che interessa il settore. Senza dimenticare il riordino delle norme che regolano il mercato, per dare corpo al principio “stesso mercato, stesse regole”.

Infine politiche di rigenerazione urbana che vedano i pubblici esercizi come una risorsa e non come un problema, valorizzando i dehors come parte di un nuovo progetto di spazio pubblico finalizzato a rendere le città più belle, più attrattive e più sicure.

Ma la politica non basta. Occorre una nuova consapevolezza anche da parte delle stesse imprese.  Ed è quello che molte di esse stanno facendo ripensando i modelli di offerta e riorganizzando i processi anche all’insegna della sostenibilità, non solo per ottenere benefici economici nell’immediato, ma anche per una nuova sensibilità verso il contesto nel quale l’impresa opera.

“È in momenti come questo – spiega Stoppani – che diviene tanto più necessario intervenire sui processi, sulla logistica, sugli orari e i tempi di servizio, sulla organizzazione e gestione del personale, sulla determinazione dei prezzi, e sull’implementazione di nuovi servizi. Nessuno, se non noi stessi, possiamo risolvere il problema della bassa marginalità, che a sua volta nasce dalla difficoltà di associare il prezzo al valore dell’offerta impedendo di trasferire correttamente sui listini le dinamiche dei costi e le legittime aspettative di profitto”.

“Fipe – prosegue Stoppani – è impegnata con responsabilità a sostenere le istanze dell’ampio a articolato mondo della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo con l’obiettivo di accrescerne le competenze e accompagnalo ad uscire prima e meglio dalle tante crisi che continuano a susseguirsi”.

Come riporta Confcommercio, è intervenuto all’assemblea anche il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso: “A fronte dell’impatto negativo del settore industriale c’è stato un impatto sorprendente del settore turistico e del terziario. Un settore importante per un governo che vuole puntare sulla crescita e sulla allargamento della basa produttiva e occupazionale. Il ministero ha cambiato denominazione e di fatto ha una nuova mission. Poniamo come soggetto della nostra azione le imprese e i lavoratori che troveranno una casa pubblica nel ministero. Il made in Italy è diventato nella percezione globale un marchio di eccellenza, un marchio di qualità. Anche per questo il turista a pari condizioni preferisce venire nel nostro Paese. E’ un modello che si realizza nei centri storici italiani anche attraverso gli esercizi commerciali”. Parlando della crisi energetica, Urso ha osservato che l’Italia deve conquistare un’autonomia strategica: “Dobbiamo tornare a produrre gas in modo da poter allargare la nostra base produttiva e offrire prezzi calmierati alle nostre imprese. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità economica e sociale”. 

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha spiegato: “Chi come Fipe esprime in Confcommercio una componente fondamentale del turismo italiano, sa infatti bene che il Made in Italy non è solo export o prodotto. Il Made in Italy è un circuito virtuoso nel quale i prodotti italiani esportati sono strettamente legati ad un’idea di Paese, allo stile di vita italiano, a quella “economia della socialità” interpretata dai pubblici esercizi, dalle imprese storiche, dall’economia del mare che sono la migliore etichetta dei prodotti italiani nel mondo”. Il presidente ha poi ricordato la collaborazione di Confcommercio con il sistema delle Regioni: “Abbiamo tanti tavoli di collaborazione aperti, che ci permettono di declinare i temi nazionali in una dimensione più adatta ai singoli contesti locali: penso ai temi del turismo, dei distretti del commercio, della formazione o della messa a terra operativa del PNRR. Viviamo uno dei periodi più difficili della nostra storia recente. Prima la pandemia, poi la guerra, con i drammatici costi umani e le ricadute economiche con l’inflazione che viaggia ormai verso il 12% e il travolgente caro energia che sta mettendo in ginocchio il sistema delle imprese. La prospettiva per moltissime attività è la chiusura“. 

Tutto questo – ha detto Sangalli – rende più concreto il rischio di recessione. E’ una crisi che sembra senza fine, una crisi infinita, e che ha, se posso aggiungere, una conseguenza inedita. In questi anni, è come se una parte del Paese si fosse “chiusa” alla partecipazione, come se fosse entrata – lasciatemelo dire così – in un “lockdown civico”, quasi con l’idea che non si possa più fare la differenza davanti ai fenomeni globali. E questo atteggiamento individuale ha una ricaduta forte anche per le aggregazioni sociali come le associazioni di rappresentanza, come noi. Quante volte in questi anni abbiamo visto nascere dall’esasperazione comitati e aggregati – per lo più virtuali, sempre improvvisati – che approfittano della protesta senza la capacità di proposta. E guardate: c’è un’enorme differenza tra una rappresentanza ancorata a precisi interessi economici e territoriali e una rappresentanza astratta, svincolata da qualsiasi radicamento. E, alla fine, svincolata da qualsiasi responsabilità. Per questo l’impegno di organizzazioni come la nostra deve essere in un certo senso quello di “ancorare” la rappresentanza. Ancorarla agli interessi reali, agli interessi dei nostri settori e a quelli delle città che rappresentiamo economicamente”. 

E questo – ha detto Sangalli – è ancora più vero per la FIPE. Non esiste un bar, un ristorante, un locale, uno stabilimento balneare, senza un radicamento territoriale. Non esiste un pubblico esercizio che nelle strade, nei prodotti locali, nelle comunità o nella storia, non abbia la sua unicità. E credo che proprio a partire da questa unicità si possa ricostruire con le amministrazioni locali quella varietà e quella qualità commerciale che sono la ricchezza delle nostre città. Infine, il nostro ruolo deve essere quello di ancorare la rappresentanza a nuove competenze, che significa investire sui giovani, sulla formazione, sul passaggio generazionale, affrontando il grande tema del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro che il vostro settore vive oggigiorno. Infine, e forse soprattutto, la nostra deve essere una rappresentanza ancorata alla responsabilità. La “responsabilità”, che tiene insieme i due concetti di “risposta” e “abilità”, cioè la capacità di dare risposte concrete. Le risposte che diamo ai nostri associati. Le risposte che chiediamo alla politica e alle istituzioni”.

E’ un tema già affrontato in tante occasioni anche dal vostro Presidente Stoppani: al primo punto dell’agenda politica per noi c’è il caro energia – ha aggiunto Sangalli -. E sono certamente importanti le recenti decisioni del Governo di concentrare le risorse per affrontare l’emergenza energetica. Resta comunque decisiva la messa a terra di quanto, in qualche modo, deciso dagli ultimi vertici europei, sia in materia di “energy recovery fund”, sia per una reale fissazione di un tetto al prezzo del gas, sia per la revisione dei meccanismi di formazione del prezzo dell’elettricità. Il Governo in sostanza dovrà affrontare una complicatissima equazione: meno crescita e più inflazione. E’ anche vero che le recenti stime dell’Istat per il terzo trimestre sono migliori di quanto ci si aspettava. E la crescita è dovuta per lo più al nostro settore dei servizi, della filiera turistica, che sono stati i più colpiti dalla pandemia, come ha ribadito anche il governatore Visco. Sono certo giusti gli obiettivi programmatici presentati dal Presidente del Consiglio Meloni alle Camere, di “un nuovo patto fiscale”, che tenga insieme riduzione delle tasse secondo equità, dalla tregua fiscale alla riduzione graduale del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro“.

“Chiudo questo mio saluto – ha detto ancora Sangalli – soffermandomi sul titolo della vostra Assemblea: “Oltre la crisi: i Pubblici Esercizi alla ricerca di modelli sostenibili”. Mi soffermo cioè sul termine “oltre”, parola che personalmente mi piace molto perché è poi quell’esercizio politico ed imprenditoriale che ci obbliga a guardare lontano, oltre la fatica della vita quotidiana e delle sue emergenze. Proprio la parola “oltre” mi dà lo spunto per citare tre libri, scritti da tre amici che spesso hanno frequentato la Confcommercio. Questi libri sono: “Oltre le mura dell’impresa” di Aldo Bonomi, “Oltre lo specchio di Alice” di Piero Bassetti e “Oltre l’infinito” di Mauro Magatti. Parto da Aldo Bonomi. In “Oltre le mura dell’impresa”, Bonomi spiega come il territorio, il luogo fisico, abbia un valore per l’impresa ben oltre i confini della fabbrica, del negozio o del proprio dehor. Quasi paradossalmente, insomma, nel tempo dello smartworking, della digitalizzazione e del metaverso, il “luogo” è tutt’altro che superato. Anzi, è ormai un vero e proprio asset strategico. E così anche noi siamo cambiati: se prima eravamo la rappresentanza economica nelle città, ora siamo la rappresentanza economica delle città. Siamo cioè gli interpreti delle piattaforme di luoghi e servizi che modificano i grandi temi del territorio, dalla mobilità al turismo, dalla vivibilità, alla sicurezza, all’innovazione. Siamo gli interpreti materiali della rigenerazione urbana che passa prima di tutto attraverso il vissuto delle persone; rigenerazione umana, si potrebbe dire. E qui vengo al secondo “oltre” che vorrei proporre, che è quello dello specchio di Alice di Piero Bassetti, che mi fa piacere citare qui in Camera di commercio perché proprio Bassetti è stato l’inventore delle Camere di commercio moderne. Bassetti spiega come non basta essere andati “oltre lo specchio”, non basta essere in un mondo nuovo, non basta essere immersi nel cambiamento del digitale, della tecnica, della sostenibilità. Adesso bisogna orientarsi, bisogna dare un senso al nostro lavoro, al fare impresa, al fare rappresentanza. Dare un senso è la vera sfida nel momento in cui le grandi transizioni degli ultimi anni ci hanno cambiato in modo profondo. E qui ci aiuta l’ultimo libro, il libro di Mauro Magatti, “Oltre l’infinito”, che propone in qualche modo “un metodo” per trovare un senso a quello che viviamo. Davanti al rischio di onnipotenza che la tecnologia ci dà e alla sensazione di spaesamento che le crisi provocano, Magatti suggerisce l’idea di “deponenza”. Deponenza è il contrario di onnipotenza. Ci suggerisce invece l’umiltà, la cura, la pazienza e la disponibilità all’ascolto, al dialogo. Questa deponenza, questa umiltà, questa attenzione a quello che ci circonda è il senso profondo della sostenibilità, grande tema anche della vostra Assemblea odierna. Sostenibilità economica, sociale ed ambientale, in tutte le sue declinazioni. Città, innovazione di senso, sostenibilità: queste sono le chiavi di lettura che ci fanno ribadire che anche su questi temi Confcommercio c’è. Anzi, Confcommercio “è”. E’ la vostra casa, è la nostra casa, è la nostra scommessa, è il patrimonio di tutti. E’ comunità, è valori, è passione, è prospettiva. E con le radici nel passato, con la testa al presente e con lo sguardo e con il cuore “oltre”: oltre la crisi, oltre le difficoltà, oltre, siamo pronti a fare la nostra parte per costruire il miglior futuro per questo Paese”, ha concluso il presidente di Confcommercio.

Il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, nel suo intervento ha sottolineato che “esiste una situazione geopolitica totalmente diversa da quella conosciuta negli ultimi decenni. La Conferenza delle regioni è più che disponibile a mettere in campo tutte le risorse disponibili. L’impoverimento commerciale vuol dire una scomparsa di una comunità e per questo noi vogliamo sviluppare una progettualità condivisa sui distretti economici. In questi si può sfruttare la tecnologia digitale che può darci una mano per la sostenibilità. Arrivo al grave problema della carenza di personale: devo dire che è un problema che sta diventando strutturale. dobbiamo favorire tutti i percorsi di formazione disponibili. E’ un problema che non riguarda solo l’Italia ma coinvolge tutta l’Europa”.  

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