Il giudice del Tribunale Civile di Firenze respinge le richieste del gestore di una sala giochi che chiedeva di essere risarcito dal concessionario della somma versata come quota parte della tassa di 500 milioni prevista dalla legge di Stabilità 2015.

L’esercene ha contestato l’applicazione, per il periodo dal 1 febbraio 2015 al 31 novembre 2015, dell’addizionale prevista dalla Legge di Stabilità 2015 , in quanto “non avrebbe ricevuto alcuna comunicazione in merito e comunque non vi sarebbe stata la rinegoziazione del contratto prevista dalla normativa” prevista. Secondo la ricostruzione del titolare della sala “la ratio della norma sarebbe quella di ripartire l’addizionale tra gli operatori della filiera attraverso la rinegoziazione del contratto ed evitare, quindi, l’imputazione della stessa al Gestore di Sala, come invece accaduto”. Il titolare ha così richiesto la condanna del concessionario a rifonderle la somma di circa 20mila euro “indebitamente addebitatale a titolo di “Addizionale legge di stabilità”, oltre i nteressi ai sensi del D.Lgs 231/02 dal 31 novembre 2015 al saldo”.

Per il giudice fiorentino “la domanda non è fondata. In primo luogova rilevato che l’addizionale di cui l’esercente contesta l’applicazione è stata imposta dalla Legge di Stabilità 2015 a tutti gli operatori della filiera. Nella sua originaria formulazione l’art. 1, comma 649, L. 190 del 2014 al punto b) stabiliva quanto segue: “i concessionari, nell’esercizio delle funzioni pubbliche loro attribuite, in aggiunta a quanto versato allo Stato ordinariamente, a titolo di imposte ed altri oneri dovuti secondo la legislazione vigente e sulla base delle convenzioni di concessione, versano altresì annualmente la somma di 500 milioni di Euro, entro i mesi di aprile e di ottobre di ogni anno, ciascuno in quota propor zionale al numero di apparecchi ad essi riferibili alla data del 31 dicembre 2014. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, adottato entro il 15 gennaio 2015, previa ricognizione, sono stabiliti il numero degli apparecchi”. Mentre al punto c) recitava: “i concessionari, nell’esercizio delle funzioni pubbliche loro attribuite, ripartiscono con gli altri operatori di filiera le somme residue, disponibili per aggi e compensi, rinegoziando i relativi contratti e versando gli aggi e compensi dovuti esclusivamente a fronte della sottoscrizione dei contratti rinegoziati”. Il quadro normativo è mutato con Legge di Stabilità 2016 Infatti, l’ art. 1, commi 920 e 921, legge n. 208 del 2015, per un verso, ha disposto l’abrogazione del predetto comma 649; per altro verso, ha fornito l’interpretazione autentica di detta disposizione, valevole solo per l’anno 2015, statuendo che: “Il comma 649 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, si interpreta nel senso che la riduzione su b ase annua delle risorse statali a disposizione, a titolo di compenso, dei concessionari e dei soggetti che, secondo le rispettive competenze, operano nella gestione e raccolta del gioco praticato mediante apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del te sto unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, si applica a ciascun operatore della filiera in misura proporzionale alla sua partecipazione alla distribuzione del compenso, sulla base dei relativi accordi contrattuali, tenuto conto della loro du rata nell’anno 2015”.

“Va osservato, si lege ancora nella sentenza, che: – la predetta norma interpretativa ha chiarito che non era necessaria una rinegoziazione dei contratti tra concessionari e gestori ai fini della determinazione proporzionale della quota a carico dei singoli operatori della filiera in relazione alla riduzione legislativamente prevista per il 2015, dovendosi applicare gli accordi contrattuali già vigenti tra concessionari e gestori in ordine alla distribuzione del compenso; – l’Agenzia delle Dogane e Monopoli, con apposita nota scritta, ha invitato tutti i concessionari ad intraprendere con urgenza tutte le azioni amministrative e giudiziarie idonee al recupero delle somme dovute, aumentate degli interessi legali, nei confronti di quegli operatori della filiera che non avevano provveduto, in tutto od in parte, al versamento degli importi dovuti alla luce della menzionata norma interpretativa, riservandosi ogni azione a tutela del danno erariale nei confronti dei concessionari a fronte di un’eventuale inerzia nel recupero delle somme. Mette conto, poi, ricordare che, riguardo alle questioni di incostituzionalità avanzate dai T.A.R. in relazione all’art. 1 comma 649 della L. n. 190 del 2014, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 125/2018, ha disposto la restituzione degli atti al T.A.R. al fine di consentire una rinnovata valutazione, alla luce delle disposizioni introdotte ai commi 920 e 921 art. 1 della L. n. 208 del 2015, stante il mutamento del presupposto della non manifesta infondatezza della questio ne costituzionale sollevata, in quanto dette ultime disposizioni si muovevano “nella stessa direzione del proprium delle censure denunciate dal T.A.R.” e potrebbero risultare idonee “a ridimensionare la denunciata illegittimità della disposizione originari a”. La Corte Costituzionale ha sottolineato che il legislatore, abrogando il suddetto comma 649 dell’art. 1 della L. n. 190 del 2014, ha compiuto una diversa scelta di politica economica, desistendo dall’assegnare al prelievo forzoso a carico dei concessionari la stabilità di un istituto a regime, valido anche per gli anni successivi al 2015, optando invece, a partire dal 1 gennaio 2016, per un inasprimento dell’imposizione fiscale costituita dal PREU sulle giocate, al fine di compensare il mancato introito del prelievo forzoso per gli anni successivi al 2015. Conseguentemente, l’imposizione per un solo anno dell’onere aggiuntivo imposto con la L. n. 190 del 2014, ai fini del miglioramento degli obiettivi della finanza pubblica, onere gravante, a seguito dell’interpretazione della norma effettuata dalla L. n. 208 del 2015, su tutti gli operatori della filiera, non è apparsa idonea ad alterare irrimediabilmente i piani economici dell’attività aziendale dei concessionari e dei gestori di rete , né è apparsa idonea a determinare uno stravolgimento delle condizioni economiche pattuite nelle convenzioni vigenti tra dette parti. Inoltre, con le profonde modifiche, aventi efficacia retroattiva, apportate dalla L. n. 208 del 2015 “il prelievo forzoso non è più solo a carico dei concessionari, ma “si applica a ciascun operatore della filiera”, e per essi il criterio di riparto dell’onere economico aggiuntivo è fissato direttamente dalla legge (e non più affidato ad un’incerta rinegoziazione degli accor di contrattuali) in misura proporzionale alla partecipazione di ciascun operatore della filiera a valle dei concessionari (ossia esercenti e gestori) alla distribuzione del compenso sulla base dei relativi accordi contrattuali quanto all’anno 2015. La Corte Costituzionale, altresì, ha condivisibilmente evidenziato che “non essendoci più necessità di disciplinare la traslazione dell’onere economico dai concessionari ai gestori e agli esercenti, perché su di essi posto direttamente dalla legge in misura precisa, in quanto determinata sulla base di un dato fattuale “storico” (atteso che rilevano, in chiave retrospettiva, i compensi spettanti per l’attività già svolta dagli operatori della filiera nel corso del 2015 e previsti dagli accordi contrattuali), la nuova disposizione della legge di stabilità del 2015 non menziona l’obbligo per gestori ed esercenti di riversare ai concessionari il ricavato delle giocate, comprensivo del compenso loro spettante sulla base degli accordi contrattuali”. Ne consegue allora che, le censure avanzate dalla società attrice circa la illegittimità delle somme pretese a seguito dell’entrata in vigore della norma , contenuta nella Legge di stabilità del 2015, in quanto non pattuite e/o non rinegoziate, non possono trovare accoglimento, risultando superate dalla lettura congiunta dalla interpretazione autentica fornita dalla legge di stabilità 2016 e del citato orientamento della Corte Costituzionale . Si considerino nello stesso senso Tribunale Roma Sez. XVII, Sent., 19/02/2021, Tribunale Roma Sez. XVII, Sent., 4 -1-2021 in banca dati Le Leggi D’Italia, nonché la sentenza del Tar Lazio del 24.06.2019”.