La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un esercente contro la sentenza della Corte di Appello di Milano che aveva confermato  la multa da 124.000 euro per  8 totem attraverso i quali si poteva scommettere online.

La sanzione era stata applicata al titolare dell’Internet Point di Milano a seguito del controllo eseguito in data 30 aprile 2013 da funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Il primo motivo di ricorso deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 110, comma 9, lettera f-ter) T.U.L.P.S. e dell’art. 1, I. n. 689/1981, avendo errato la Corte di appello nel ritenere che l’indicata disposizione consenta di sanzionare, come avvenuto nella specie, il gestore di un internet point che installi dei personal computer dai quali i clienti possano, in autonomia, raggiungere un sito di gioco adoperando credenziali personali. Parimenti errata  la conclusione della sentenza impugnata, secondo cui l’espressione “qualsiasi specie di apparecchi videoterminali”, in luogo di “apparecchi e congegni”, chiarisce la volontà del legislatore di impedire indistintamente la installazione di ogni specie di personal computer con i quali sia possibile accedere ai siti di gioco, in quanto privi delle caratteristiche individuate nel comma 6 lett. b. Secondo il ricorrente, al contrario, l’espressione “videoterminale” va riferita, in collegamento con la parte iniziale del comma 9, al “mero terminale video, fissamente connesso ad un computer centrale che permette immediatamente di visualizzare i dati e le operazioni svolte sul computer centrale a cui è sempre ed esclusivamente collegato”. Deve, quindi, trattarsi di apparecchiature comunque direttamente ed esclusivamente collegate alle piattaforme di gioco, non potendo la norma in esame prestarsi a sanzionare la violazione dell’art. 7, comma 3.quater delle legge n. 189 del 2012, che vieta, appunto, la messa a disposizione attraverso pubblici esercizi di apparecchiature che consentano ai clienti la connessione telematica alle piattaforma di gioco.”

Per la Corte “Il primo motivo di ricorso risulta fondato, restando assorbito il secondo motivo, il quale, come visto, prospetta una questione sull’elemento soggettivo dell’infrazione, la quale andrà riesaminata nel giudizio di rinvio in relazione agli esiti dello stesso. Il comma 9 f-ter dell’art. 110, R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – TULPS (aggiunto dall’art. 1, comma 475, lettera c, della legge 24 dicembre 2012, n. 228), dispone: “chiunque, sul territorio nazionale, distribuisce o installa o comunque consente l’uso in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi videoterminali non rispondenti alle caratteristiche e alle prescrizioni indicate nel comma 6, lettera b), e nelle disposizioni di legge e amministrative attuative di detta disposizione, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro per ciascun apparecchio videoterminale”.

“Agli effetti della sanzione amministrativa stabilita dall’art. 110, comma 9 f-ter, R.D. 18 giugno 1931, n. 773 – TULPS, costituisce apparecchio videoterminale l’apparecchio da intrattenimento di cui all’art. 110, comma 6, lettera b, TULPS, da collegare alla rete telematica del sistema di gioco, ove comprensivo delle periferiche e dei dispositivi necessari per lo svolgimento del gioco, della connessione per la trasmissione dei dati, nonché dei dispositivi di inserimento, lettura ed erogazione di denaro, carte o ticket”.

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