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(Jamma) – La restrizione “oraria” all’esercizio degli apparecchi (disposta dal Comune), abbinata all’intimazione di sfratto per tutte le awp collocate nella rete generalista (disposta dalla Legge Regionale dal primo dicembre prossimo), genera un evidente “collasso” di sistema: tutto ciò sarà anche positivo per chi “odia” il gioco, ma per chi ricopre ruoli istituzionali deve essere valutato come fattore di criticità a cui dare “risposte istituzionali”, concrete e svincolate dalle “gabbie ideologiche” delle sigle politiche di appartenenza.

La delegazione AS.TRO-S.G.I. coordinata dal Presidente onorario Mario Negro, che è stata convocata questo pomeriggio presso l’assessorato al Commercio del Comune di Torino, e che sarà altresì composta dagli operatori Luciano Rossi e Marilena Di Monte, illustrerà gli effetti che si riverseranno sul distretto del capoluogo Piemontese, a seguito del descritto collasso “di sistema”.

Effetti molto “pesanti” che incideranno “a raggera” su mille rivoli dell’economia del territorio, ma anche sulla componente sociale dello stesso, dopo che migliaia di famiglie si ritroveranno – a seconda dei casi – senza reddito, ovvero con un’attività commerciale non più sostenibile.

Effetti “gravi” anche per l’ordine pubblico, laddove il delicato tessuto commerciale dei pubblici esercizi dovesse ritrovarsi – all’improvviso – senza il presidio di legalità dell’apparecchio lecito, in balia dell’alternativa tra accettare la cessazione di attività o iniziare a proporre agli utenti “diversificate” offerte di gioco non autorizzato.

Torino è una grande città e tutti i suoi problemi (dai più fisiologici ai più “evitabili”) hanno ovviamente un dimensionamento proporzionato rispetto alle complessità che una metropoli esprime, ma in nessuna metropoli del mondo si sono mai trovate soluzioni accedendo ad una politica di proibizionismo incidente d’”autorità”sullo stile di vita dei cittadini.

Le regole sono tanto fondamentali quanto “sacre”, laddove aiutino i fenomeni di massa (da quello che si vuole contenere perché problematico, a quello che si vuole incentivare perché virtuoso e conveniente) a trovare un “perimetro equilibrato”. Se bastasse vietare ai bar la vendita di alcool per non avere ubriachi, se bastasse spegnere i soli apparecchi leciti per non avere ludopatici, se bastasse vietare l’alimentazione dei veicoli ad idrocarburi per eliminare lo smog, lo si sarebbe fatto da tempo.

L’impegno associativo, nell’offrire soluzioni di equilibrio, è sempre stato notevole, e tutte le proposte (già note all’assessorato) per avviare il percorso di “contenimento” delle criticità legate al gioco non sono mai andate nella direzione di tutelare privilegi, bensì di incentivare investimenti industriali per distribuire “con più controllo e attenzione”, il gioco lecito, contrastando le più impattanti casistiche di G.A.P..

AsTro

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