Il Tribunale amministrativo Regionale torna a respingere i ricorsi dei concessionari contro l’applicativo SMART , il sistema di monitoraggio degli orari di funzionamento delle slot tipo videolotterie.

I giudici del Tar Lazio “le ricorrenti hanno sostenuto che il decreto direttoriale 22 febbraio 2019 e la determinazione direttoriale 31 maggio 2020 avrebbero introdotto nuove regole tecniche, comportanti l’obbligo di notifica alla Commissione europea ai sensi della direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 settembre 2015, come del resto espressamente previsto in relazione alla fattispecie di cui alla lett. b) dell’articolo 1, comma 569, della legge n. 145 del 2018, che si riferisce al decreto destinato a introdurre la disciplina specifica relativa agli apparecchi c.d. AWP (Amusement With Prizes), ossia quelli di cui all’articolo 110, comma 6, lett. a), del TULPS.

 Deve considerarsi al riguardo che dalla lettura dei provvedimenti impugnati si evince che essi non contengono affatto regole tecniche.

Per gli apparecchi VLT i dati messi a disposizione sono infatti già presenti nel sistema e registrati dalle macchine. E ciò a differenza di quanto riscontrabile rispetto agli apparecchi AWP, per i quali è prevista, non a caso, l’adozione di un apposito decreto deputato a stabilire le “regole tecniche di produzione degli apparecchi (…) che consentono il gioco pubblico da ambiente remoto”; regole che “devono prevedere la memorizzazione, la conservazione e la trasmissione al sistema remoto dell’orario di funzionamento degli apparecchi medesimi”.

Si spiega, pertanto, perché soltanto per il decreto relativo agli apparecchi AWP il legislatore abbia espressamente previsto la necessità di notificare alla Commissione europea le regole tecniche adottate.

Con riferimento invece agli apparecchi VLT – cui si riferisce il presente giudizio – la mera messa a disposizione dell’applicativo per il monitoraggio degli orari di funzionamento non configura una regola tecnica da sottoporre a procedura di notifica europea“.

La ricorrente ha lamentato anche “l’illegittimità derivata dei provvedimenti impugnati dall’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 569, della legge n. 145 del 2018, per violazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione”. Per il TAR “le predette allegazioni sono inconferenti, atteso che la disposizione dell’articolo 1, comma 569, della legge n. 145 del 2018 non può affatto essere intesa – per le ragioni diffusamente illustrate – nel senso di aver previsto il recepimento a livello centrale degli obblighi relativi al funzionamento degli apparecchi valevoli solo in ambito locale. Non è, conseguentemente, riscontrabile la violazione del riparto di competenze vigente in materia di giochi pubblici, nell’ambito del quale l’organizzazione e l’esercizio di tali attività sono rimessi esclusivamente allo Stato”.