Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) ha pronunciato Ordinanza sul ricorso proposto da una società, rappresentata e difesa dall’avv. Cino Benelli, per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia del decreto del Questore di Brescia con il quale è stato negato il rilascio della licenza ex art. 88 e 110 comma 6-b del RD 18 giugno 1931 n. 773 per l’attività di raccolta del gioco attraverso apparecchi VLT.

Il TAR Lombardia ha accolto la domanda cautelare e fissato la trattazione del merito all’udienza pubblica del 17 marzo 2021.

Il testo dell’Ordinanza
  1. La Questura di Brescia, con decreto di data 13 luglio 2020, ha negato al ricorrente, in qualità di legale rappresentante della società -OMISSIS-, il rilascio della licenza ex art. 88 e 110 comma 6-b del RD 18 giugno 1931 n. 773 (Tulps) per l’attività di raccolta del gioco attraverso apparecchi videoterminali (VLT) nei locali situati nel Comune di Azzano Mella.
  2. La decisione è stata adottata in conseguenza della condanna del ricorrente a € 412 di ammenda per violazione degli art. 8, 17 e 110 comma 1 del Tulps (v. GIP Arezzo 10 aprile 2019). Nel corso di un controllo amministrativo svolto in data 22 maggio 2018 in una sala giochi di Arezzo, gestita da un’altra società di cui il ricorrente è legale rappresentante, è stato rilevato, da un lato, che in quel momento il preposto alla sala non era un soggetto autorizzato dalla Questura di Arezzo, e dall’altro che non risultava esposta in modo visibile la tabella con l’elenco dei giochi vietati.
  3. Nel ricorso si evidenzia la natura del tutto episodica e occasionale, nonché meramente temporanea, dell’affidamento della sala giochi a un soggetto non abilitato (la stessa Questura di Arezzo riferisce che circa dieci minuti dopo l’inizio del controllo è sopraggiunto il soggetto abilitato). Per quanto riguarda la tabella dei giochi vietati, il problema sarebbe invece soltanto l’agevole visibilità, che implica un giudizio soggettivo.
  4. Sulla vicenda si possono formulare le seguenti osservazioni:

(a) in base alla regola generale di cui all’art. 10 del Tulps, l’abuso delle autorizzazioni di polizia da parte della persona autorizzata può comportare la revoca o la sospensione;

(b) per l’accertamento dell’abuso servono valutazioni qualitative sulla gravità della violazione e valutazioni quantitative sulla reiterazione dei comportamenti. Occorre poi effettuare una graduazione, per stabilire se vi sia totale inaffidabilità (revoca) o soltanto negligenza occasionale (sospensione);

(c) un analogo giudizio, basato sui comportamenti pregressi, deve essere svolto nei confronti di chi aspira a ottenere un’autorizzazione di polizia. La richiesta può essere respinta in presenza di situazioni che, se la licenza fosse già stata rilasciata, avrebbero imposto la revoca;

(d) nel caso in esame, a carico del ricorrente è stato accertato un unico episodio di abuso della licenza ex art. 88 e 110 comma 6-b del Tulps. Delle due contestazioni, quella relativa alla tabella dei giochi vietati non appare sufficiente a sostenere un giudizio di totale inaffidabilità, perché l’agevole visibilità si presta in effetti a valutazioni soggettive;

(e) più grave appare l’affidamento della gestione della sala giochi a un soggetto non abilitato, con costituzione di un rapporto di rappresentanza vietato dall’art. 8 del Tulps. Neppure questa violazione consente tuttavia di dedurre automaticamente la totale inaffidabilità;

(f) un termine di confronto può essere costituito dalle norme del Tulps che sanzionano l’illegittima rappresentanza in relazione ad altre autorizzazioni di polizia. Si osserva in proposito che l’art. 17-bis comma 2 del Tulps sostituisce la sanzione penale con quella amministrativa, e l’art. 17-quater del Tulps prevede la sospensione dell’attività per un periodo non superiore a tre mesi;

(g) per non creare disomogeneità in una categoria di provvedimenti diretti a tutelare i medesimi interessi pubblici, si deve quindi ritenere che l’illegittima rappresentanza abbia anche per la licenza ex art. 88 e 110 comma 6-b del Tulps un disvalore sanzionabile con la sospensione, e non con la revoca, salva la possibilità di giustificare la revoca in casi di particolare gravità.

  1. In conclusione, sussistono i presupposti per sospendere il provvedimento impugnato. La Questura è vincolata a ripetere la valutazione della richiesta del ricorrente nel rispetto delle indicazioni sopra esposte.