Il Consiglio di Stato ha accolto in parte il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato contro il Comune di Medole (MN), avverso adozione e approvazione regolamento di disciplina accesso alle aree e ai locali per il gioco d’azzardo lecito.

Si legge: “La società ricorrente impugna due stinti provvedimenti: la deliberazione del Consiglio Comunale n. 8 del 30 marzo 2017, con la quale il Comune di Medole ha adottato e approvato il regolamento che disciplina l’accesso alle aree e ai locali per il gioco d’azzardo lecito; la comunicazione datata 7 luglio 2017, prot. 2091/3325, con la quale è stato comunicato l’annullamento della “SCIA presentata da (…) in data 14 aprile 2017 per installazione apparecchi per il gioco lecito”.

Il Collegio ritiene di procedere, per ragioni di economia, dall’esame del secondo degli atti impugnati (Scia). Il ricorso, in parte qua, è infondato.

La Scia presentata dalla società istante in data 14 aprile 2017 (per la collocazione di n. 15 apparecchi di gioco d’azzardo lecito) è stata sospesa con nota prot. 1579/1582 del 5 maggio 2017, per le seguenti motivazioni: “produrre planimetria dei locali in scala adeguata dimostrante il rispetto della normativa in materia di abbattimento barriere architettoniche …”; “produrre sezione dei locali relative sia allo stato attuale che allo stato modificato e di comparazione”; “produrre relazione tecnica descrittiva delle opere da realizzare e dei materiali utilizzati, nonché adeguata documentazione fotografica dello stato di fatto”; “produrre lay out dei locali …”; “dimostrare il rispetto di quanto previsto dal Titolo III del vigente R.L.I. …”; “dimostrare la sorvegliabilità dei locali … in quanto da progetto la stessa non è conforme …”; “produrre chiarimenti in merito alla superficie dell’attuale locale bar-tabaccheria e futura sala … in quanto si rileva una incongruenza …”; “specificare la ditta esecutrice dei lavori e produrre il relativo DURC …”; “produrre autorizzazione del proprietario …”; “… conformità ai disposti di cui al DPCM 5/12/1997 …”.

La sospensione è stata disposta per mancanza di conformità a ben precisi e indicati criteri e parametri normativi.

La società ha presentato integrazioni documentali in data 7 giugno 2017.

Con nota datata 7 luglio 2017, il responsabile del procedimento ha rilevato: la (persistente) mancata “corrispondenza tra lo stato autorizzato e lo stato attuale rappresentato sulla tavola integrativa e supportato anche dalla documentazione fotografica presentata”; che con Scia del 19/12/2016, “l’attività di ristorante gestita DA (…) è stata cessata ma la stessa viene ancora indicata negli elaborati grafici, ciò che non permette una corretta valutazione del progetto (…).

La ricorrente ha riscontrato la suddetta nota comunale con dichiarazione del proprio tecnico.

Il responsabile del procedimento ha preso atto della correzione della superficie dell’attuale locale ma ha confermato la sospensione della pratica per la perdurante non conformità riguardo sia al numero massimo di apparecchi collocati e collocabili, sia al contratto di noleggio delle apparecchiature non coerente con quanto dichiarato in sede di istanza (nota prot. 579/2417).

Con nota datata 7 luglio 2017, prot. 2091/3325, il responsabile dello Sportello Unico ha, infine, comunicato l’annullamento della Scia per mancata conformazione in quanto “la pratica non è stata integrata e conformata entro il termine massimo di trenta giorni dalla richiesta (8giugno 2017).

Così ricostruito l’iter procedimentale della Scia, il Collegio rileva che, avverso le modalità di esercizio del potere confluito nel provvedimento di annullamento, la società ricorrente non ha formulato nel ricorso alcun rilevo censorio.

L’intera impostazione del gravame è rivolta, infatti, nei confronti della delibera consiliare di approvazione del regolamento.

Va soggiunto che, le comunicazioni di integrazione documentale, di sospensione dei controlli e, infine, di inibizione della Scia sono stati resi per ragioni del tutto diverse e differenti rispetto al regolamento comunale qui contestualmente impugnato.

Le censure rivolte avverso la deliberazione consiliare non sono, infatti, estensibili al diniego di Scia, poiché l’esito negativo della segnalazione si regge su giustificazioni di carattere urbanistico e, comunque, inerenti la mancata conformazione alle prescrizioni tecniche contenute nelle leggi di settore, diverse da quelle che disciplinano la collocazione delle sale da gioco nel territorio comunale.

La circostanza influisce negativamente sia in rito che nel merito, in quanto il ricorso s’appalesa, in parte qua, generico, perciò inammissibile, e comunque infondato per non essere stati sollevati specifici profili vizianti in grado di insinuare un minimo principio di prova utile a revocare in dubbio la presunzione di legittimità del provvedimento (solo formalmente) impugnato.

Con riguardo, invece, alla delibera di consiglio comunale n. 8 del 30 marzo 2017, con la quale il Comune di Medole ha adottato e approvato il regolamento che disciplina l’accesso alle aree e ai locali per il gioco d’azzardo lecito, parte ricorrente sostiene, con un primo ordine di rilievi, che il Comune avrebbe usurpato le potestà legislative concorrenti, statali e regionali, laddove ha superato il limite di 500 metri di distanza dai luoghi sensibili posto dalla legge regionale n. 8/2013, per avere individuato quale luogo sensibile “tutte le fermate del trasporto pubblico locale”, senza alcuna specificazione di caratteristiche di ubicazione, frequentazione o altro in grado di far comprendere le ragioni di tale individuazione.

La censura è inammissibile per carenza di interesse.

Parte ricorrente non esplicita quale interesse specifico sorregga, in parte qua, l’azione impugnatoria.

E’ noto che il regolamento comunale, pur essendo una fonte secondaria di diritto, è suscettivo di impugnazione giurisdizionale in considerazione della sua natura oggettiva, in quanto espressione di potestà amministrativa.

Tuttavia, il suo contenuto generale e astratto non consente di individuare soggetti immediatamente lesi dalle sue prescrizioni, a meno che non si tratti di disposizioni immediatamente lesive, cioè capaci di incidere immediatamente sulla sfera giuridica di soggetti determinati o determinabili.

Nel caso di specie, la ricorrente non ha indicato nel ricorso alcun elemento fattuale in grado di inverare il profilo lesivo che radica l’interesse ad agire. La norma regolamentare individua come luogo sensibile “tutte le fermate del trasporto pubblico locale”; non è dato sapere, tuttavia, quale interesse concreto e attuale spinga la ricorrente a contestare siffatta disposizione.

Con un secondo ordine di rilievi, parte ricorrente sostiene che la deliberazione comunale avrebbe determinato (articolo 4 del regolamento) l’impossibilità di individuare aree comunali per l’installazione di apparecchi di gioco.

Il Comune ha successivamente giustificato la distanza di 3000 metri, in luogo dei 500 previsti dalla normativa regionale, in quanto “necessaria alla salvaguardia dei siti sensibili, data la particolare conformazione del territorio”.

La censura è assistita da in concreto interesse ad agire in quanto espressiva di immediata capacità lesiva laddove, con la distanza introdotta a livello regolamentare locale, di fatto impedisce definitivamente sull’intero territorio comunale l’installazione di sale giochi.

Essa è, altresì, fondata.

L’articolo 5, comma 1 della legge Regione Lombardia n. 8 (2013 così recita: “Per tutelare determinate categorie di soggetti maggiormente vulnerabili e per prevenire fenomeni da GAP, è vietata la nuova collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino a una distanza, determinata dalla Giunta regionale entro il limite massimo di cinquecento metri, da istituti scolastici di ogni ordine e grado, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori”.

Il successivo comma 2 dispone che: “Il comune può individuare altri luoghi sensibili, ai sensi dell’articolo 51, comma 1 bis, della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), in cui si applicano le disposizioni di cui al comma 1, tenuto conto dell’impatto degli insediamenti di cui al comma 1 sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica.”.

La legge regionale consente, dunque, ai Comuni di individuare altri luoghi sensibili. In ogni caso, si applicano le disposizioni di cui al comma 1 dell’articolo 5 della legge regionale. Vale a dire che eventuali, ulteriori divieti (dovuti alla individuazione di altri luoghi sensibili) dovrebbero comunque riguardare la collocazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino a una distanza determinata entro il limite massimo di cinquecento metri.

Il Comune ha deciso di aumentare tale distanza a 3000 metri.

La deliberazione consiliare non esplicita le ragioni di una siffatta scelta, derogatoria del limite massimo di 500 metri stabilito nella fonte primaria. Limite che, in quanto “massimo”, ove derogato dal Comune, impone una motivazione rafforzata, specifica e puntuale, frutto di una istruttoria approfondita e tecnicamente supportata.

Di tale istruttoria non v’è traccia nella versata documentazione.

Il Comune ha solo successivamente giustificato tale decisione “in quanto necessaria alla salvaguardia dei siti sensibili, data la particolare conformazione del territorio”, e tanto ha fatto in sede di controdeduzioni, con una formula abbastanza sbrigativa e a firma del sindaco.

La motivazione (postuma) addotta appare apodittica e tautologica, replicabile per qualunque tipo territorio comunale in quanto astratta e generica.

Essa si traduce nei fatti, sostanzialmente, in un divieto di esercizio del gioco legale nell’intero perimetro del territorio comunale, stante l’impossibilità, conseguente al criterio del distanziamento utilizzato, di individuare luoghi in cui ubicare esercizio di gioco che rispettino le distanze dai luoghi sensibili.

Proprio il riferimento alla conformazione del territorio è indice, semmai, dell’eccesso di potere perché utilizzato strumentalmente per vietare in modo generalizzato e surrettizio l’esercizio dell’attività economica sull’intero perimetro del territorio comunale, laddove essa conformazione avrebbe dovuto imporre un maggiore onere motivazionale per addivenire alla scelta più oculata.

Non è dato comprendere, in altri termini, quale argomentazione logica sia in concreto sottesa alla incidenza del nuovo limite di distanza in ordine alla collocazione delle sale.

Questo non implica che il Comune non possa giungere allo stesse conclusioni qui censurate, ma per farlo deve passare attraverso una approfondita istruttoria tecnica, basata su elementi di fatto congruenti, previamente accertati e riscontrabili, da cui sia possibile evincere la concreta incidenza del nuovo limite di distanza sulla collocazione delle sale.

L’unico documento successivamente acquisito e prodotto dal Comune è rappresentato, invero, da un elenco di dati inerenti la raccolta e le vincite di gioco nel territorio provinciale. Un documento, questo, senz’altro sintomatico e preoccupante ma purtroppo insufficiente a supportare la decisione nei termini assoluti in cui essa è stata presa.

Per le ragioni che precedono, il ricorso in esame s’appalesa fondato nei sensi di cui in motivazione; pertanto, nei limiti sopra circoscritti, esso va accolto. Per l’effetto, deve essere annullata, entro gli stessi limiti conformativi, la deliberazione del consiglio comunale n. 8 del 30 marzo 2017 per difetto di istruttoria e di motivazione, avuto riguardo al divieto di apertura o di trasferimento di sale da gioco nonché di installazione di nuovi apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, TULPS in locali che si trovano a una distanza inferiore a 3000 metri da luoghi sensibili (articolo 4 del regolamento).

Sono fatte salve le successive determinazioni dell’Amministrazione.

P.Q.M.

La Sezione esprime il parere che il ricorso debba essere accolto in parte, nei sensi e limiti in motivazione”.