Il Tribunale di Brindisi ha accolto il ricorso della titolare di un esercizio pubblico (tabaccheria) sanzionata nel 2018 da un Comune pugliese per non aver dimostrato il conseguimento dell’attestato di frequentazione di un corso sui rischi del gioco d’azzardo, così come previsto dalla legge regionale vigente. Per il giudice nel periodo dei fatti, la norma regionale non prevedeva tale obbligo per chi non era titolare di sala giochi. Con la modifica della norma nel 2019, le cose sono cambiate.

La norma regionale – spiega il giudice – pone due questioni interpretative e cioè la definizione di “sale da gioco” e se il riferimento agli “esercenti ” si riferisca sempre alle sale da gioco ovvero individui una più ampia categoria di soggetti che svolgono attività al cui interno sono collocati. Nella Legge Regionale 43/2013, non vi è alcuna norma definitoria, e tuttavia in due norme possono individuarsi delle indicazioni classificatorie: nell ‘art. 6 , ove si prevede che “Presso ogni casa da gioco, sala bingo, ricevitorie e agenzie ippiche deve essere presente un’area dedicata all’informazione … “; nel primo comma dell ‘art. 7, che prevede: “L’esercizio delle sale da gioco e l’installazione di apparecchi da gioco di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, emanato con Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonché ogni altra tipologia di offerta di gioco con vincita in denaro sono soggetti al regime autorizzatorio previsto dalle norme vigenti “. La locuzione “sale da gioco” utilizzata nella legge regionale, è peraltro presente nel l’art. 110 del TULPS ove al comma 1, si fa espresso riferimento a “tutte le sale da biliardo o da gioco” quale categoria distinta dagli “altri esercizi, compresi i circoli privati, autorizzati alla pratica del gioco o all’installazione di apparecchi da gioco”.

Peraltro, che il legislatore regionale del 2013, intendesse riservare la periodica formazione obbligatoria, non a tutti gli operatori commerciali che all’interno dei propri esercizi detengano gli apparecchi per il gioco lecito di cui al comma 6, del l’art. 110 TULPS, ma soltanto al personale operante e a gli esercenti delle sale da gioco, lo dimostra la sostituzione del predetto V comma, della legge 43/2013, per come operata dall ‘art. 1, della L.R. 17 giugno 2019, n. 21: “I gestori di centri scommesse e spazi per il gioco con vincita in denaro, nonché tutto il personale ivi operante, sono tenuti a frequentare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente diposizione e successivamente con cadenza biennale, corsi di formazione organizzati, su base provinciale, dalle aziende sanitarie locali (ASL) o da altri soggetti individuati con apposito provvedimento di Giunta regionale, vertenti sulla normativa vigente in materia di gioco lecito, con particolare riguardo alla disciplina sanzionatoria e alla regolamentazione locale, sul riconoscimento delle situazioni di rischio derivanti dal gioco patologico, sulla prevenzione e riduzione di questo rischio e sull’attivazione della rete di sostegno”.

“Come appare evidente, attraverso il predetto intervento normativo, il legislatore regionale ha inteso non soltanto disciplinare in modo diverso i tempi e modi della formazione e della titolarità della organizzazione dei corsi, ma con ogni evidenza inteso ampliare la platea dei soggetti obbligati alla frequentazione dei predetti corsi, perseguendo un tale risultato proprio eliminando ogni riferimento alle “sale da gioco” e sostituendolo con la espressione “gestori di centri scommesse e spazi per il gioco con vincita in denaro, nonché tutto il personale ivi operante“. Dovendosi pertanto ritenere che l’art . 7, comma 5, Legge Regione Puglia 43/2013, nel testo vigente al momento dell’accertamento, non ricomprendesse gli operatori commerciali i quali, come l’appellante, non gestivano una sala da gioco”, conclude il giudice.