L’avvocato Luca Giacobbe, in qualità di esperto di questioni legali legate al comparto del gioco pubblico, apre un’articolata riflessione sulla regolamentazione delle attività alla luce degli ultimi provvedimenti normativi legati all’emergenza Coronavirus.

 

DPCM e limitazioni orarie da ordinanze locali

 

“La pubblicazione del DPCM del 18 ottobre, laddove introduce un orario di attività dalle 8.00 alle 21.00 per le sale giochi e le sale scommesse, impone una riflessione su una questione importante che è quella dei limiti orari precedentemente fissati con ordinanze sindacali i regionali”. Per essere chiari: come deve comportarsi la sala giochi nel caso di cui una ordinanza precedente impone un preciso orario di apertura e di chiusura che non coincide con quello del DPCM appena entrato in vigore? “Ritengo che questo sia un nodo da sciogliere e che impone un’attenta riflessione. Il DPCM è un atto amministrativo che ha la valenza di legge, con una efficacia temporanea, ma che non puoi certo dire che non esista. E’ una norma di legge ‘straordinaria’, che, tra le altre cose impone un orario ben preciso alle attività di sala giochi. Sappiamo che per tutte le disposizioni prevale su qualsiasi altra disposizione o norma vigente, perché non per le sale giochi?”, osserva l’avvocato Giacobbe. Ed è esattamente quello che si stanno chiedendo molti esercenti d’Italia. Facciamo l’esempio di una sala giochi che, in osservanza di ordinanza o regolamento comunale, deve aprire alle 14.00.  Secondo il DPCM può osservare l’orario 8.00-21.00? “In una situazione di assoluta incertezza e di sovrapposizione di norme e competenze statali e regionali, in un contesto come quello attuale, a mio avviso l’apertura della sala in un orario compreso tra le ore 8 e le 21, in ossequio al DPCM del 18.10.2010, può essere difendibile in caso di contestazioni da parte degli enti locali che hanno disposto in passato limitazioni maggiormente stringenti sul funzionamento degli apparecchi e l’apertura delle sale”, osserva l’avvocato Giacobbe

 

L’ordinanza della Lombardia e la chiusura delle sale giochi

 

Altra questione attiene specificatamente all’ordinanza della Regione Lombardia che, da sabato scorso, impone la chiusura di sale giochi e lo spegnimento delle slot.

 

“All’indomani della pubblicazione dell’ordinanza la Regione ha pubblicato la risposta ad una Faq dove chiarisce quello che si potrebbe ritenere essere un refuso, fermo restando che la volontà dell’ordinanza in questione risulta essere piuttosto chiara: chiudere in toto queste attività. Lì, a mio avviso, ci sono tutti gli estremi per opporsi a questo provvedimento”, commenta Giacobbe. “Innanzitutto, a mio avviso, siamo di fronte ad un significativo difetto di istruttoria. L’ordinanza manca di spiegare i rischi di contagiosità specifica delle sale che avrebbero potuto giustificar una limitazione al loro esercizio. Non mi risultano focolai di contagio in sale giochi dove al contrario il rispetto dei protocolli anti contagio emessi dagli enti locali mi sembra monitorato e rispettato anche a tutela degli stessi operatori di sala. Poi viola chiaramente il principio di proporzionalità. La chiusura è un provvedimento ‘assoluto’ di extrema ratioPer ultimo si può parlare di discriminazione. Laddove l’avventore sia seduto (pensiamo ad una sala bingo ndr), la permanenza può essere considerata più rischiosa di quella in un ristorante. Siamo di fronte ad una palese discriminazione di una categoria”, afferma l’avvocato.

 

DPCM e sale giochi. Limiti orari anche per le slot nei bar?

 

Come va interpretata da diposizione prevista dal DPCM nel caso in cui le slot siano installate all’interno di un bar (attività di somministrazione)?

 

“La volontà del DPCM in materia di sale giochi mi pare abbastanza chiara. Si sta parlando di sale giochi come attività prevalente. Le slot in funzione all’interno di un bar sono attività secondaria. Al momento non assimilerei le une alle altre, trovandomi ad interpretare le disposizioni del decreto del Presidente del Consiglio. Diverso sarebbe se dovesse intervenire un decreto direttoriale dell’ADM che mette sullo stesso piano le due situazioni”, conclude Giacobbe.