Giulio Coraggio, studio legale DLA Piper, commenta i fatti relativi al sequestro di alcune sale LAN da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli evidenziando l’attuale incertezza interpretativa sulla normativa sugli esports che deve essere superata

“Avevo già denunciato i rischi interpretativi che potevano derivare dalla mancanza di una chiara presa di posizione da parte del legislatore sull’argomento. Purtroppo le mie previsioni si sono avverate…”, commenta l’avvocato Coraggio.

“A causa dell’erronea interpretazione della normativa applicabile agli esports, venerdì 29 aprile 2022, ADM ha incominciato i primi sequestri di tutte le apparecchiature da gioco nelle sale LAN dedicate agli esports, anche nei casi in cui i giochi venivano offerti gratuitamente.

Questi sequestri delle sale esports derivano dall’erronea assimilazione dell’attività, dei giochi messi a disposizione nelle sale LAN e conseguentemente della relativa normativa a quelle di mere sale da gioco, ignorando del tutto, tra gli altri, che:

  1. i giochi e le piattaforme di gioco messi a disposizione nelle sale LAN sono i medesimi commercializzati al pubblico sia online che tramite negozi, e le sale LAN forniscono una mera “interfaccia” tramite cui è possibile collegarsi a queste piattaforme. Il gestore della sala non ha il controllo sul gioco perchè non è il fornitore dello stesso, a differenza di un tradizionale videogioco da sala;
  2. i giochi messi a disposizione nelle sale LAN sono i medesimi che un giocatore potrebbe acquistare autonomamente ed utilizzare presso la propria abitazione, anche collegandosi a piattaforme accessibili tramite Internet. Quindi se il legislatore ritiene che i controlli esistenti per la commercializzazione al pubblico di tali giochi sono sufficienti, non si capisce perchè non dovrebbe valere lo stesso quando questi giochi sono messi a disposizione nelle sale LAN;
  3. l’assimilazione degli esports a semplici videogiochi da sala significa ignorare del tutto l’aspetto competitivo degli stessi che è stato di recente riconosciuto dallo stesso CONI che ha avviato nel maggio 2020 un processo per il riconoscimento degli esports come sport, anche se la corretta qualificazione a mio giudizio sarebbe di mera attività di intrattenimento soggetta nel caso di offerta a giocatori non professionsti alla normativa a tutela dei consumatori e in ogni caso regolata dalla normativa applicabile a qualsiasi software;
  4. l’aspetto relativo alla concorrenza sleale è del tutto infondato perchè certamente le sale LAN operano in conformità con principi della correttezza professionale e non hanno l’intento di danneggiare le sale da gioco rispetto alle quali non si sentono in competizione, anche perchè la tipologia di giocatori è del tutto diversa. In ogni caso la condotta non può essere “sleale” se avviene in conformità con il quadro normativo; e
  5. l’estensione del regime autorizzatorio previsto per gli apparecchi di intrattenimento senza vincita in denaro agli apparecchi da esports installati nelle sale LAN introdurrebbe un regime autorizzatorio che non ha precedenti in nessuna altra giurisdizione a livello mondiale.

In particolare, rispetto all’ultimo punto, è di rilievo che DLA Piper ha eseguito uno studio sulla normativa applicabile agli esports in 45 giurisdizioni a livello mondiale nel proprio report “eSports Laws of the World“. Dal report emerge la conferma dell’assenza di un regime autorizzatorio o addirittura di certificazione dei giochi nelle altre giurisdizioni.

La Francia ha una normativa ad hoc per i tornei di esports fisici secondo cui l’importo totale delle quote d’iscrizione o del contributo finanziario dovuto dal partecipante non devono superare il 100% del costo totale dell’organizzazione dell’evento, compreso l’importo totale dei guadagni o dei premi offerti. Quando l’importo totale dei guadagni o premi offerti supera i 10.000 euro, gli organizzatori devono giustificare l’esistenza di uno strumento o di un meccanismo che garantisca che i guadagni e i premi siano interamente ridistribuiti. Ebbene, nonostante la Francia preveda una normativa così dettagliata, al fine di favorire la crescita del mercato degli esports è stata prevista unicamente una mere notifica alle autorità competenti senza alcuna forma di previa autorizzazione o certificazione.

I gestori delle sale LAN hanno promesso di agire in giudizio contro questi sequestri. La speranza è però che il legislatore ed ADM si rendano conto dell’errore interpretativo e prendano prontamente una posizione in merito alla normativa applicabile agli esports, escludendo categoricamente l’estensione di quella che regola gli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro. Ogni presa di posizione differente rischierebbe di danneggiare pesantemente un mercato che sta crescendo velocemente, generando nuovi posti di lavoro e nuove attività di business e conseguentemente contribuendo alla crescita dell’economia del nostro paese”, conclude Coraggio.