A Testa Alta. Marco ha una sala giochi a Napoli, il suo lavoro non e’ un insulto. Questa la sua storia.

“Sono Marco e vorrei dire qualcosa anche io”, è la richiesta di chi da settimane è costretto a subire primi i silenzi e poi le offese e gli insulti, quelli veri, da parte di chi oggi, più che mai, in qualità di politico, dovrebbe rassicurare gli italiani.

“Ho una sala giochi a Napoli e sono chiuso dall’8 marzo”. Poche parole per raccontare le difficoltà e le paure di settimane di attesa e di incertezze. “Non ho nemmeno ricevuto i 600 euro”, precisa Marco, quel piccolo contributo favoleggiato dai politici e con il quale si pensa possano essere risolti tutti i problemi.

“Non sappiamo ancora che fine faremo, sembra che per lo Stato noi non esistiamo nemmeno. Ci siamo e sa dove trovarci quando si tratta di pagare le tasse, e noi siamo i primi a pagarle. Siamo i più tassati solo per il fatto di offrire un gioco legale”.

“Oggi chiedo solo di sapere che fine faremo e come dobbiamo fare per andare avanti. Chiedo troppo?. È una vergogna”, conclude amaramente Marco.

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