A Testa Alta Cristina, dipendente presso una sala slot, racconta la sua storia. “Sono Cristina, ho 27 anni e lavoro presso una sala slot/VLT, firmata ADMIRAL, dell’Abruzzo. Non è un caso che io lo abbia scritto tutto in maiuscolo il nome dell’azienda anzi, se avessi avuto la possibilità l’avrei scritto ancora più in grande e di seguito vi spiego il motivo: vi sarà capitato, in questo periodo, di incappare nella classica domanda “ma a te è arrivata la cassa integrazione?”… si, ogni mese, puntuale come un orologio, perchè questa benedetta cassa integrazione che tarda sempre ad arrivare, a noi, QUESTA AZIENDA, ce l’ha anticipata tutti i mesi e continua a farlo, continuando a darci la possibilità di vivere una vita dignitosa nonostante tutto e nonostante tutti. Ma le piccole realtà? Come fanno ad andare avanti? Tasse su tasse, ristori fantasma e riaperture sempre più lontane.

Scrissi già qui una volta, durante il primo lockdown, ed ero (passatemi il termine) incazzatissima riguardo la situazione che stavamo vivendo. Cercai di far capire le varie situazioni che si vivono all’interno delle sale slot, dell’importanza del nostro lavoro, del nostro modus operandi, della parità rispetto ad un qualsiasi altro lavoro e dell’ingiustizia nei riguardi di questo settore che viene continuamente discriminato e demonizzato.

Oggi che giorno è? L’8 marzo, la festa della donna. Esattamente un anno fa cosa succedeva? Festa della donna, certo, ed io facevo il turno di mattina. Alle 8 circa squilla il telefono di sala, penso “chi dovrebbe chiamare la domenica mattina, a quest’ora poi?”, sul display leggo il nome del direttore di sala che mi comunica di dover chiudere tutto, perchè il nuovo decreto imponeva la chiusura immediata delle attività fino al 4 aprile. Da li in poi sappiamo tutti com’è andata. Quella domenica mattina di un anno fa però, sono stata molto superficiale, giustificata, certo, perchè chi si sarebbe aspettato tutto ciò, ma non avevo minimamente immaginato che oggi, a distanza di un anno esatto, io potessi essere qui a scrivere che non vedo via d’uscita. Sono una ragazza giovane, relativamente, ma quando sento parlare gli altri e dire “io alla tua età… alzavo i palazzi”, rispondo “io non ne ho più voglia”. Ci hanno tolto tutto, parlo per me ma credo che anche altri giovani ed altri lavoratori si potranno rivedere in questi miei stati d’animo: mi hanno tolto la voglia di alzarmi la mattina, mi hanno privato di obiettivi, di sogni, mi hanno resettata, annullata, demotivata, demolita. Ma quali palazzi voglio alzare se faccio fatica ad alzarmi dal letto e dal divano? Ma cosa ci state facendo? Cosa mi state facendo? Cosa state facendo a tutte quelle donne che sono scese in piazza per settimane per sentirsi poi prorogare ancora una volta la ripartenza del gioco legale? Volete regalare un mazzetto di mimosa ad ognuna di loro per poi lasciarle a casa disperate senza sapere che fine faranno, se avranno un futuro, se potranno dare una vita dignitosa ai loro figli? Eh ma le donne sono ‘mille passi avanti’, giusto? State privando ogni lavoratore del gioco legale di un futuro. Dovete ricordarvelo. E dovrete andare a guardare negli occhi ogni persona che sarà costretta a non rialzare la saracinesca della propria attività perchè l’avete distrutta ed umiliata. Sono fortunata, nel mio piccolo, a far parte di questo colosso di azienda che mi permette di andare avanti ogni mese, ma voi mi avete tolto la voglia e la ragione per andare avanti. Ricordatelo sempre. Buona festa della donna”.