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(Jamma) La Terza Sezione della Corte di Cassazione torna a pronunciarsi nel merito della attività svolta da un centro Stanleybet ribadendo che “il reato di cui all’art. 4 della legge n. 401 del 1989 è configurabile quando l’esercizio di scommesse svolto in Italia per conto di un “bookmaker” straniero avvenga senza che il titolare dell’attività di raccolta scommesse abbia ottenuto l’autorizzazione di polizia di cui all’art. 88 T.U.L.P.S., anche se l’allibratore straniero delegante sia stato regolarmente autorizzato nel suo Paese oppure, come è avvenuto nel caso che ci occupa, sia stato illegittimamente escluso dalle procedure selettive”.

Per i giudici il reato ex art. 718 e 719 n. 1 e 2 cod. pen. “al di là della fondatezza del giudizio di ascrivibilità dal punto di vista soggettivo, è stato ritenuto legittimamente configurabile nella sua dimensione oggettiva, in quanto la proiezione dei giochi virtuali installati nel locale , contraddistinti da una preminente componente aleatoria, è avvenuta al di fuori degli limiti fissati dall’art. 24 della legge n. 88 del 7 luglio 2009, che àncora la liceità dei giochi al previo rispetto di taluni requisiti soggettivi del gestore, nel caso di specie rivelatisi insussistenti”.
“L’inesistenza dell’autorizzazione di cui all’art. 88 del R.D. n. 773/1931, necessaria

a prescindere dalla problematica inerente la posizione dell’allibratore straniero, rende quindi configurabile il delitto di esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa di cui al capo a), mentre la conclamata inosservanza da parte del ricorrente  della diffida questorile 20 marzo 2009, notificata regolarmente all’interessato il 9 aprile 2009, vale senz’altro a integrare anche la contravvenzione di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità di cui al capo d), essendo stato trasgredito dal ricorrente un provvedimento amministrativo legittimamente adottato per ragioni di sicurezza pubblica, in base a un presupposto oggettivo non contestato, ovvero la mancanza della necessaria istanza di autorizzazione

all’esercizio della raccolta di scommesse, per cui la diffida del 2009 non presta il fianco alle obiezioni di illegittimità sollevate dalla difesa, al pari del resto di quella del 2011, giustificata dalle gravi pendenze giudiziarie del ricorrente , oltre che dalla ravvisata e prolungata inosservanza della precedente diffida questorile”.

I giudici hanno inveceaccolto il ricorso annullando ogni addebito nei confronti di due dirigenti di Stanleybetritenendo che” l’apporto dei ricorrenti è rimasto meramente assertivo, non avendo le decisioni di merito, al di là del solo richiamo alla documentazione contrattuale, esplicitato in

che modo si sarebbe manifestato il contributo concorsuale dei due ricorrenti, i quali peraltro non risulta abbiano avuto contatti diretti con l’autore del fatto incriminato, essendo scaturito il loro coinvolgimento nel presente processo unicamente dal mero accertamento delle loro cariche formali ricoperto nella società Stanleybet”.
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