“E’ stato un errore. Ora devolveremo 1,5 milioni di euro del contratto in beneficenza”. Queste furono le dichiarazioni dell’allora presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, ascoltato dalla Commissione parlamentare Antimafia sulla discussa partnership con il concessionario di scommesse Intralot: “Nella vita bisogna riconoscere i propri errori, noi non rinnoveremo il contratto con Intralot (che sarebbe scaduto nel 2018, ndr). Quel provvedimento ci fu proposto dal nostro advisor (Infront, ndr), valeva “solo” un milione e mezzo di euro e non siamo stati lì a controllarlo”. “Tengo a specificare, comunque, che questi soldi noi li devolviamo per attività sociali”, aveva precisato il presidente federale”. Dichiarazioni che non erano piaciute al concessionario di scommesse che non esitò a ricorrere in Tribunale.

La vicenda risale al 2016, quando Intralot firmò il contratto di sponsor. Le polemiche che ne seguirono fecero sì che nessun cartellone pubblicitario della concessionaria di giochi e scommesse, sponsor della Federcalcio, apparisse in Tv.

Il logo dello sponsor, era utilizzato solo in parte, al massimo in sala stampa e faceva parte dei vari marchi esposti durante le conferenze stampa di fine gara.

Così la società finì per rivolgersi al tribunale di Roma, parlando di “inadempimento della controparte rilevante ai sensi dell’art. 1455 c.c. nelle dichiarazioni rese da Tavecchio, in sede di audizione da parte della Commissione parlamentare antimafia, il quale, nel riferire su alcuni argomenti afferenti al mondo del calcio, ha definito l’accordo di sponsorizzazione tra le parti come frutto di un errore (uno sbaglio), ha assicurato che il marchio Intralot avrebbe avuto una visibilità circoscritta e che la federazione non avrebbe speculato sulle somme ricavate dalla sponsorizzazione, che sarebbero state destinate ad opere benefiche ed ha annun ziato la mancanza di interesse per la rinnovazione dell’accordo alla scadenza”.

Per il Tribunale di Roma le dichiarazioni rese di Tavecchio “avuto riguardo al loro contenuto intrinseco ed alla forma delle espressioni utilizzate , non integrano gli estremi dell’inadempimento contrattuale, non essendo idonee a gettare discredito” sulla concessionaria o da lederne l’immagine e “soprattutto da danneggiare il marchio Intralot, che l’accordo tra le parti mirava a sponsorizzare”. Nella sentenza emessa dal Tribunale “le affermazioni del Tavecchio costituiscono da un lato esercizio della libertà di
manifestazione del pensiero del presidente pro tempore in chiave critica dell’accordo stipulato tra le parti per la sponsorizzazione del marchio Intralot mediante la sua promozione pubblicitar ia nel corso delle manifestazioni sportive, con chiarimenti sull’utilizzazione dei relativi proventi e dall’altro lato costituiscono la libera manifestazione dell’intenzione di non rinnovare l’accordo di sponsorizzazione, scelta derivata anche dalle forti reazioni negative che aveva suscitato negli ambienti politico e calcistico la stipulazione del contratto tra le parti”.

Il Tribunale ha quindi respinto la richiesta di risoluzione contrattuale, non ravvisando né l’inadempimento contrattuale di rilevanza tale da determinare la risoluzione del contratto di sponsorizzazione tra le parti, né i danni di cui la società di gioco pretendeva il risarcimento a carico della controparte. La concessionaria è stata condannata alle spese processuali.