Entra nel vivo il lavoro per la fase 2 dell’emergenza Coronavirus: ripartenza delle attività produttive dal 4 maggio, con alcune singole eccezioni dal 27 aprile. È lo schema che sarebbe emerso questa mattina, a quanto si apprende, in occasione della riunione del governo con il capo della task force Vittorio Colao.

L’idea, su cui l’esecutivo si confronterà nel pomeriggio prima con le parti sociali e poi con gli enti locali, è far tornare al lavoro i cittadini dopo il 3 maggio ma, come già avvenuto nelle scorse settimane, si raccoglieranno le sollecitazioni su singoli settori, come la produzione di macchine agricole e industriali, che potrebbero essere autorizzati a ripartire prima.

Intanto – si legge Il Sole 24 Ore – nel vertice tra il presidente del Consiglio Conte, Colao e vari ministri sono emersi due nodi: trasporti e mascherine. In particolare su come garantire la mobilità senza rinunciare alla sicurezza e come comportarsi con le mascherine (se ci sono, se bisogna calmierare i prezzi).

Si stringe, dunque, sull’organizzazione della Fase 2 dell’emergenza coronavirus. Conte ha annunciato che entro la settimana indicherà il programma nazionale delle aperture dal 4 maggio e dovrebbe farlo tra venerdì e sabato.

I sindacati e le categorie imprenditoriali potrebbero essere convocate nelle prossime ore, per un confronto con il governo che dovrebbe svolgersi al più tardi venerdì, anche se non si escludono accelerazioni. È stata invece convocata per questa sera alle 19 la cabina di regia con gli enti locali. Lo si apprende da più fonti, secondo le quali si era ipotizzato uno slittamento a domani, 23 aprile, prima di decidere per un incontro già questa sera. Per il governo parteciperanno Conte e i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza. Per le Regioni Stefano Bonaccini, Attilio Fontana e Nello Musumeci, per i Comuni Antonio Decaro, Virginia Raggi e Roberto Pella.

Il prossimo step mobiliterà tra i 2,7 e i 2,8 milioni di italiani. Sono lavoratori che si aggiungono a quelli che stanno lavorando durante il lockdown nelle fliere e nelle attività considerate essenziali per affrontare l’emergenza. La cifra di chi ritorna al lavoro in realtà è molto più ampia perché altri continueranno a svolgere smart working, con gli over 65 e altre fasce di lavoratori più in difficoltà che che resteranno protetti.