A un mese dalla scadenza fissata dalla legge della Regione Piemonte, sono pochissime le sale gioco chiuse e ancora meno i comuni che si stanno attivando per farla rispettare, tanto che le Asl hanno cominciato a sollecitarli.

 

Il gioco «e’ una materia di competenza del Consiglio regionale», precisa Andrea Tronzano, che da consigliere regionale d’opposizione era uno dei più critici verso una norma votata all’unanimità (quindi anche da Forza Italia e Lega), ora è assessore alle Attività produttive:. «Per quel che mi riguarda non ho cambiato idea: la tutela della salute e il contrasto alla ludopatia sono importanti, quindi la legge non va abrogata. Però servono alcune modifiche, perché così si sta distruggendo un settore ed escludendo 5 mila persone dal circuito lavorativo», spiega in una intervista a La Stampa. Due sono i punti critici, secondo l’assessore: il “distanziometro” («500 metri sono troppi, portiamoli a 250») e la retroattività della norma: «Chi ha investito in un settore legale non può vedersi costretto a sbaraccare l’attività. È è stata applicata una furia ideologica che non condivido. Di questo passo che facciamo, chiudiamo le pasticcerie perché l’eccesso di dolci fa male?».

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