Novità dopo la discussione al TAR Lazio il 14 aprile u.s. dell’udienza relativa al ricorso presentato dagli operatori e gestori dell’apparecchio da intrattenimento contro la determina dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e il decreto legge 50 del 2017 che ha introdotto un effettivo piano di riduzione delle slot in due fasi che imponeva la rottamazione degli apparecchi a seguito della riduzione del parco macchine. Alla disinstallazione degli apparecchi doveva seguire, obbligatoriamente, la rottamazione degli stessi.

Il tutto senza “alcuna forma di indennizzo o ristoro compensativo da parte dello Stato”. Oltre a questo non è stato consentito di recuperare nemmeno in parte quegli apparecchi.

E’ pervenuta a questa redazione la notizia di accoglimento di una denuncia segnalazione alla Commissione Europea DG Imprese per la violazione della direttiva dell’Unione europea 2015/1535 e degli articoli 1-bis e 9 della legge 21 giugno 1986, n. 317, nonché eccesso di potere per sviamento, in quanto le previsioni di fonte primaria e quelle attuative contenute nel decreto ministeriale 25 luglio 2017 costituirebbero, “regole tecniche”, (divieti di commercializzazione o di utilizzazione) insieme al Provvedimento n. 38169 del 30 marzo 2018 –  Decreto di attuazione dell’art. 1, comma 1050, della legge di stabilità per il 2018 (Rottamazione delle slot) secondo quanto previsto dall’articolo 5 della direttiva; la mancata notifica comporterebbe l’inapplicabilità della regola tecnica.

Il richiamo alla mancata notifica fu segnalato anche nei ricorsi al TAR Lazio fatto da alcuni concessionari sempre riferito al decreto ministeriale 25 luglio 2017, insieme al Provvedimento n. 38169 del 30 marzo 2018 .

Stiamo parlando del Decreto Ministeriale 25 luglio 2017 e della determina emanata il 30 aprile del 2018 a seguito della norma introdotta con la ‘Manovrina’ 2017. La legge di stabilità 2016 aveva disposto, a decorrere dal 2017, la riduzione del 30% delle newslot (Awp) rispetto agli apparecchi attivi. La disposizione è diventata effettiva grazie al decreto legge 50 del 2017 che ha introdotto un effettivo piano di riduzione delle slot in due fasi: alla data del 31 dicembre 2017 il numero di nulla osta per le slot machine presenti sul territorio italiano è diminuito, portando gli apparecchi presenti sulla penisola a 345.000 successivamente la seconda tranches entro il 30 aprile 2018 dovevano essere portate e ridotte di altre 80 mila unità e arrivare al numero massimo di 265.000.

Secondo la denuncia a Bruxelles “a fare le spese di questa riduzione sono stati solo ed esclusivamente gli operatori gestori e proprietari degli apparecchi c.6/a del 110 TULPS, obbligati a dismettere le proprie macchine secondo le (sole) alternative delineate da ADM, di cui soltanto due oggettivamente percorribili ed entrambe senza alcuna forma di risarcimento/indennizzo/ristoro da parte dello Stato”, favorendo altri comparti come le VLT comma 6/b art.110 sempre del TULPS e non toccate da tale riduzione, anzi nel medesimo periodo sono aumentate (+5.589 unità), così da poter prefigurare, secondo la denuncia,  una sorta di aiuto di stato ‘mascherato’.

Secondo quanto riportato nel Libro Blu 2019 “dal 2015 al 2019, si registra in particolare una diminuzione del numero totale di apparecchi per complessive 160.737 unità. Per quanto riguarda gli apparecchi VLT, si osserva invece un leggero aumento (+5.589 unità)”.

La denuncia, nel fare riferimento alla direttiva europea sottolinea che “la direttiva, (UE) 2015/1535 vige per tutti i progetti di regolamentazioni tecniche”. Questi comprendono:

Il termine “altri requisiti” comprende i requisiti che si impongono a un prodotto (allo scopo di proteggere, per esempio, i consumatori o l’ambiente) e che interessano il suo ciclo di vita (come le condizioni di utilizzo, il riutilizzo o il riciclaggio) una volta immesso sul mercato. Queste condizioni devono, nondimeno, influenzare in modo significativo la composizione o la natura del prodotto, oppure la sua commercializzazione e o divieti di fabbricazione, importazione, commercializzazione o utilizzo di un prodotto, come la Corte a sempre sancito tale principio che una misura per poter essere qualificata “regola tecnica” deve incidere sul prodotto o sulla sua commercializzazione.

Di seguito le sentenze richiamate a supporto della segnalazione:

Sentenza del 1° febbraio 2017, Município de Palmela, causa C-144/16, EU:C:2017:76, punto 23

Sentenza del 10 luglio 2014, Ivansson e a., causa C-307/13, EU:C:2014:2058, punti 30-31, da 46 a 50

Sentenza del 6 giugno 2002, Sapod Audic, causa C-159/00, EU:C:2002:343, punti 30, 39

Sentenza del 7 maggio 1998, Commissione contro Belgio, causa C-145/97, EEU:C:1998:212, punto 12

Sentenza del 16 settembre 1996, Commissione contro Italia, causa C-279/94, EU:C:1996:396, punti 30, 34, da 38 a 42

Sentenza del 10 luglio 2014, Ivansson e a., causa C-307/13, EU:C:2014:2058, punti 30-31, da 46 a 50

Ora esaminati i fatti e osservate le regole e priorità stabilite dalla Commissione per l’avvio e la prosecuzione dei procedimenti d’infrazione, i servizi della Commissione valuteranno se dare seguito alla denuncia.

Se constatato che sia stato violato il diritto dell’Unione europea e che sussistono i presupposti per iniziare un procedimento d’infrazione, la Commissione trasmette allo Stato membro interessato una “lettera di costituzione in mora” in cui intima alle sue autorità di presentare osservazioni entro un termine stabilito.

Sulla scorta della risposta o in assenza di risposta dello Stato membro, la Commissione può decidere di trasmettere allo Stato un “parere motivato” in cui lo sollecita a conformarsi al diritto dell’Unione entro un determinato termine.