“Se il Ministro in indirizzo sia consapevole delle criticità derivanti dall’articolo 271 del decreto rilancio e dalla successiva determinazione direttoriale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che rischiano di allontanare numerosi operatori legali dal mercato italiano, impoverendo l’offerta di scommesse sportive legali rispetto alla concorrenza illegale; se non ritenga di doversi attivare al fine di rivedere la disposizione che introduce la tassa sulla raccolta per sostenere il fondo salva sport, interloquendo con gli operatori del gioco legale al fine di rendere tale disposizione economicamente sostenibile per il settore; se tale provvedimento sia giudicato conforme all’atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2020-2022, recentemente trasmesso al Senato (AS 573) e assegnato alla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro), nel quale al titolo V.b si menziona la necessità di “elevare la qualità dell’offerta dei giochi pubblici e assicurare un ambiente di gioco sicuro combattendo il gioco illegale”; se non ritenga di procedere quanto prima alla tanto auspicata riforma organica del settore dei giochi che consenta al comparto di contribuire in modo concreto e proporzionato alla ripresa economica del nostro Paese e, allo stesso tempo, di combattere con decisione e trasparenza anche gli interessi della criminalità sul gioco illegale”.

E’ quanto chiede il senatore di Forza Italia, Massimo Mallegni (nella foto) in un’interrogazione rivolta al Ministro dell’Economia e delle finanze.

Nel testo si legge: ” Premesso che: secondo il “libro blu 2019” recentemente presentato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, il settore del gioco con vincita in denaro offerto dai concessionari contribuisce all’erario per 11,4 miliardi di euro;

il comparto, interessato negli ultimi anni da significativi aumenti del prelievo fiscale, ha significativamente risentito delle conseguenze dell’emergenza sanitaria;

con l’art. 217 del “decreto rilancio”, decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, è stato istituito il fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale, finanziato, fino al 31 dicembre 2021, da “una quota pari allo 0,5 per cento del totale della raccolta da scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere, anche in formato virtuale, effettuate in qualsiasi modo e su qualsiasi mezzo, sia online, sia tramite canali tradizionali al netto della quota riferita all’imposta unica”;

il nuovo tributo identifica come base imponibile la raccolta delle scommesse, penalizzando pertanto gli operatori che restituiscano una quota maggiore di vincite ai clienti, sebbene già dalla legge di stabilità per il 2016 il legislatore avesse compreso la necessità di identificare l’imponibile nei ricavi, costituiti dalla differenza fra raccolta e vincite;

il tributo addizionale incrementa fino al 30 per cento l’imposta unica già di recente aumentata con la legge di bilancio per il 2019, producendo un aggravio tale da rendere i concessionari dell’Agenzia delle dogane non più competitivi con la concorrenza del gioco illegale, in quanto costretti a rivedere le proprie quote e ridurre le percentuali di ritorno in vincita ai giocatori; inoltre, per gli operatori che offrono scommesse ad interazione diretta tra giocatori, risulta addirittura insostenibile e, sommandosi all’imposta unica, assume persino natura di prelievo espropriativo, poiché eccede il 100 per cento dei ricavi;

gli operatori hanno cercato invano un dialogo con il Governo nel corso dell’iter di conversione in legge del decreto rilancio, per proporre formulazioni alternative finalizzate a garantire un’analoga contribuzione al fondo, mantenendo tuttavia la sostenibilità del settore del gioco legale;

la determinazione direttoriale pubblicata dall’Agenzia delle dogane l’8 settembre 2020, che dà attuazione all’articolo 217 del decreto rilancio, ha introdotto ulteriori complicazioni: tra queste, la prescrizione ai concessionari per l’offerta di scommesse sportive ad interazione diretta tra giocatori dell’obbligo di assumere sia il ruolo di sostituto di imposta, sia di esattore, decurtando la somma dal conto di gioco dei giocatori, ovvero inviando agli stessi modelli F24 precompilati;

di fronte al mancato confronto con il Governo rispetto alle numerose richieste di interlocuzione degli operatori legali, alcuni concessionari stanno contemplando azioni legali per scongiurare conseguenze nefaste, fra le quali l’abbandono del mercato italiano, lasciando così maggior terreno per gli operatori illegali;

nonostante l’articolo 217 faccia espresso riferimento alle scommesse sportive, la determinazione direttoriale dell’Agenzia ha inoltre esteso l’ambito di applicazione della norma, includendo anche i concorsi pronostici sportivi e le scommesse e i concorsi pronostici ippici, di fatto sostituendosi al legislatore senza averne i poteri. Tale approccio è stato contestato dallo stesso Sottosegretario con delega all’ippica, Giuseppe L’Abbate, il quale ha diffuso una nota in cui chiede che le scommesse ippiche vengano esonerate dal prelievo sollecitando un incontro con il direttore dell’Agenzia delle dogane, Marcello Minenna”.