«Dobbiamo dimostrare che nel nostro territorio è necessario adottare soluzioni differenti da quelle dell’accordo Stato-Regioni. Sfruttiamo la clausola di salvaguardia». Lo ha detto la consigliera comunale a San Benedetto del Tronto (AP), Rosaria Falco. Il comune si appresta quindi a scrivere nuovamente al prefetto sul tema giochi.

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I sindaci dei comuni di San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima avevano già chiesto al prefetto di Ascoli Piceno quali siano i limiti effettivi agli orari delle slot cui attenersi. Una recente circolare ministeriale ha ricordato infatti che, per stabilire gli orari, bisogna tenere presente l’intesa Stato-Regioni-Enti Locali del settembre 2017. In sostanza la chiusura delle sale slot non può superare le sei ore consecutive. A San Benedetto, Cupra e Grottammare, le sale chiudono per 13 ore consecutive.

«La lotta alla ludopatia non può ridursi ad un semplice proclama – continua Falco –. Abbiamo oltre 200 locali con macchinette a San Benedetto e in tutto, nell’ascolano, sono oltre mille. La situazione è grave. Chi rispetta l’ordinanza si sente preso in giro. Anche se il provvedimento resta in vigore il Comune non correrà rischi di impugnazione, visto che nessuno lo fa rispettare. Ci arrivano continue segnalazioni, non ci risultano controlli effettuati. Inutile chiedere un parere al Prefetto, su quali basi avverrebbe?».

Su lanuovariviera.it si legge la replica del comandante della polizia locale, Giuseppe Coccia: “I controlli sono stati fatti, i verbali non sono numerosi, ma ci sono. Una volta è accaduto di entrare in una sala e di trovare tutte le persone al buio. Non abbiamo potuto accertare direttamente l’accensione e il gioco durante il controllo, quindi abbiamo mandato un quesito ai Monopoli per sapere se a quell’ora le macchinette erano in uso”.

Ad Anzio (RM), ad esempio, il comune ha adottato un’ordinanza simile a quella rivierasca. Una società ha fatto ricorso e il Tar le ha dato ragione, annullando l’ordinanza.

“L’ordinanza resta vigente – ha ribadito il sindaco Piunti – ma non intendiamo prendere in giro i cittadini. Siamo convinti della bontà delle nostre azioni, è nostra intenzione che il documento non risulti inefficace”. Il primo cittadino ha ammesso che esiste un ricorso da parte di un esercente, che però non impensierisce l’ente: “Quando non si chiedono le sospensive i ricorsi non ci fanno né caldo, né freddo”.

«Oltre alla sentenza del Tar Lazio, lo scorso luglio, c’è stato un intervento del Consiglio di Stato – dice il comandante della Municipale Giuseppe Coccia –. Il consiglio obbliga le amministrazioni a intervenire a tutela dei cittadini. Ma dice che gli interventi devono essere basati su elementi chiari, benché diversificati, a patto che siano motivati da riscontri oggettivi. E’ evidente che non ci sia chiarezza su questo argomento».

Se il comune riesce quindi a dimostrare una grave diffusione del gioco patologico nel proprio territorio, l’ordinanza può considerarsi sicura. Il sindaco Piunti – si legge su picenonews24.it – è quindi pronto ad aggiungere dati e motivazioni in una nuova lettera al prefetto. Una mossa per sbarrare la strada a possibili ricorsi.