L’Ordine degli Psicologi del Piemonte ha inviato una nota attraverso la quale vuole precisare il suo dissesnso alla ipotesi di modifica alla legge regionale del Piemonte sul gioco d’azzardo e offrire un contributo a quanto pubblicato ieri su queste pagine a proposito dei numeri sul gioco d’azzardo patologico.

L’Ordine degli Psicologi del Piemonte esprime il suo dissenso per la recente iniziativa consiliare volta all’approvazione da parte del Consiglio Regionale di un’importante modifica finalizzata a depotenziare gravemente gli effetti della Legge piemontese sul gioco d’azzardo problematico, abrogando per gran parte degli esercizi commerciali la disposizione protettiva che impone una distanza di sicurezza tra i cosiddetti “luoghi sensibili” e gli apparecchi automatici di gioco. Tutto questo verrebbe fatto senza aver neppure preso in considerazione le numerose memorie tecniche presentate e senza aver ascoltato in Commissione alcuno dei numerosi e qualificati esperti del settore operanti in Piemonte e in Italia“, si legge nella nota.

La Legge 9 del 2016 è un elemento di eccellenza del Piemonte, un punto di riferimento per tutte le realtà nazionali ed internazionali degli esperti di policy dell’azzardo pubblico e dagli operatori sociosanitari dell’intero Paese. È infatti ormai disponibile un’ampia e incontrovertibile documentazione tecnico-scientifica che dimostra in modo chiaro gli effetti di prevenzione primaria e secondaria dei dispositivi di contenimento dell’offerta di gioco con apparecchi previsti dagli articoli 5, 6 e 13 della LR 9 del 2016.

I dati positivi del Piemonte rispetto alla media nazionale

I dati dello studio GAPS del CNR di Pisa (finanziato dal dipartimento regionale del Fondo nazionale per il contrasto al gioco d’azzardo patologico) evidenziano come in Piemonte nel 2018 dichiara di aver giocato almeno un gioco in denaro meno del 33% della popolazione contro il quasi 42% nazionale del 2017 (quasi 400.000 persone in meno di quelle attese se si fosse applicato il tasso nazionale) e che la proporzione di giocatori a rischio maggiore di 0 in Piemonte nel 2018 assommava a circa il 13% contro un dato nazionale dell’anno precedente del 22%. La prevalenza di giocatori problematici/patologici in Piemonte nel 2018 era del 0,53 % della popolazione 15-64 anni mentre in Italia nel 2017 era stata quasi doppia, lo 0,97%.

L’abolizione del “distanziometro” per la stragrande maggioranza dei contesti di gioco, se fosse approvato l’emendamento di alcuni consiglieri di maggioranza, porterebbe il Piemonte ad una situazione analoga a quella delle altre Regioni e significherebbe riallineare il Piemonte ai dati nazionali e cioè rischiare di aumentare rapidamente la platea dei giocatori problematici/patologici di 12.000 unità, conteggiando solo le persone sino a 64 anni.

L’Impatto economico

Da un punto di vista economico, confrontando gli andamenti con quelli del resto del Paese è evidente un dato di assoluto rilievo: se nei 4 anni dal 2016 al 2019 in Piemonte si fosse continuato a giocare con un trend analogo a quello del resto d’Italia i piemontesi avrebbero “investito” nel gioco 2 miliardi e 618 milioni di Euro in più; 262 milioni nel 2016, 604 nel 2017, 913 nel 2018 e ancora 839 nel 2019. Ciò semplicemente facendo 100 i dati del 2015 e applicando il tasso di crescita nazionale (senza Piemonte) al dato iniziale regionale del 2015.

I primi 866 milioni “risparmiati” sono da attribuire all’effetto delle restrizioni temporali disposte dai Comuni a partire dall’estate 2016 (l’articolo 6 della Legge), i successivi 1.752 milioni all’effetto sinergico di quelle e dell’applicazione del confinamento geografico (“il distanziometro” è entrato in vigore per bar e tabacchi alla fine del 2017, articoli 5 e 13 della Legge). I 2.618 milioni “non giocati” dal 2016 al 2019 sono fatti per la maggior parte di gioco su canale fisico (2.227 milioni) presentando una quota non trascurabile anche nel gioco online, 391 milioni di Euro. Quindi non solo in Piemonte non si è giocato sul Web più che nel resto del Paese ma addirittura lo si è fatto un po’ di meno.

Il rischio connesso alla Pandemia COVID-19

Ripopolare il Piemonte di slot machine e videolottery costituirebbe un ulteriore e pericoloso fattore di rischio per la ripresa della pandemia per una larga fascia di popolazione già fortemente provata dal COVID–19, dato che l’accesso a dispositivi di gioco nuovamente distribuiti in modo capillare riguarderebbe prevalentemente le persone con comportamenti poco prudenti rispetto a qualsiasi rischio, che in questo caso non sarebbe solo il loro ma quello dell’intera popolazione regionale“.

Sulle affermazioni dell’Ordine però riteniamo di fare alcune osservazioni. 

  • Circa i “dati positivi del Piemonte rispetto alla media nazionale“, vorremmo osservare che, a nostra avviso, non è corretto confrontare i dati sull’accesso al gioco dei Piemontesi riferibili al 2018, con quelli della media nazionale del 2017. Molto più logico confrontare i dati riferibili all’accesso al gioco dei soli piemontesi del 2017 con quelli del 2018.
  • A proposito degli effetti della “abolizione del distanziometro” si ipotizza il rischio di un aumento della platea dei giocatori problematici/patologici di 12.000 unità. Secondo lo studio redatto da Ires Piemonte nel 2019 per conto della Regione Piemonte, a cui ha collaborato anche la ASLTo, i giocatori patologici presi in carico dal Servizio Sanitario regionale nel 2016 erano 1.297, 45 in meno rispetto al 2013. Un numero molto lontano dai 12.000 ipotizzati dagli psicologi e comunque impossibile da confrontare con i dati aggiornati al 2019 di cui, ancora, non ci è dato sapere.
  • Circa il volume della spesa di gioco in Piemonte va precisato che, secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sul canale legale ‘fisico’, ovvero su cui incide il distanziometro, nel 2019 è stato pari a 1.040 milioni, contro i 1.029 milioni del 2018. Un incremento pari a 11,5 milioni di euro. Per parlare di numeri ‘positivi’ non si può ipotizzare solo una previsione e parlare al condizionale. I numeri ci sono e su quelli dobbiamo ragionare. mc