“Questa pandemia sta gettando nel disastro migliaia di imprese di tutte le dimensioni e di ogni settore merceologico. Ce ne è uno però – quello dei giochi – che, oltre a subire direttamente gli effetti della crisi, sta producendo gravi danni allo Stato e, quindi, indirettamente a tutta la comunità nazionale di conseguenza a tutti noi. E non sempre la politica sembra rendersene conto, come dimostra l’ultimo provvedimento, il Decreto “Sostegni” che lo ha del tutto ignorato. Dopo oltre 250 giorni di chiusura totale se si vuole evitare il collasso di questo settore del gioco che partecipa alla creazione della ricchezza nazionale per oltre il 2%, lo Stato dovrà intervenire sia con provvedimenti d’urgenza immediatamente, sia con misure a medio termine. I primi per supportare finanziariamente la pressoché totale mancanza di liquidità; le seconde, per accompagnare le imprese all’uscita dalla crisi in un percorso di recupero, non potendo farcela da sole”.

E’ quanto scrive su lametasociale.it Riccardo Pedrizzi (nella foto), già Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

“Ed allora, da un punto di vista finanziario, in questa drammatica situazione, appare opportuno rinviare gli imminenti versamenti delle imposte, cosi come previsto per tutti gli altri settori economici. Il Decreto Legge 30 novembre 2020 n. 157, con la legge di conversione del 18 dicembre 2020, n. 176, infatti, ha prorogato il versamento del saldo del Preu (si tratta del prelievo da parte dello Stato effettuato su tutte le giocate) e del canone concessorio del quinto bimestre 2020, prevedendone il versamento: quanto al 20 per cento del dovuto entro il 18 dicembre 2020, versamento già effettuato; quanto alla restante quota, pari all’80 per cento, in 6 rate mensili di pari importo. La prima rata è stata versata entro il 22 gennaio 2021, la seconda il 28 febbraio e le successive dovranno essere versate entro l’ultimo giorno di ciascun mese. Il rispetto delle suddette scadenze, nell’attuale drammatico contesto, sta mettendo in gravissime difficoltà tutti gli operatori del settore che non hanno incassato alcunché a causa delle chiusure totali delle attività. E’ pertanto di vitale importanza spostare in avanti i suddetti pagamenti, successivamente alla ripresa delle attività di raccolta, onde consentire ai concessionari ed alle loro filiere di essere in grado prima di incassare e poi di adempiere alle proprie obbligazioni nei confronti dello Stato. Non si comprende infatti perché il Decreto “Sostegni”, che sembrava lo strumento idoneo per tale proroga non sia stato utilizzato per questo mero slittamento dei termini che sarebbe avvenuto nel corso dello stesso esercizio finanziario. Ancora una volta, probabilmente, il buon senso ha dovuto cedere il passo a pregiudiziali di carattere ideologico.

Le misure a medio termine, che ho definito di accompagnamento, dovranno servire a colmare il buco che si è creato nei bilanci delle aziende. E’ essenziale prevedere ristori che vadano a riequilibrare i bilanci del 2020 chiusi in forte perdita ed approntare liquidità anche per il periodo delle ulteriori probabili chiusure che saranno previste. Solo in questo modo si riuscirà a dare un concreto sostegno alle imprese nella copertura almeno dei costi fissi. Inoltre, proprio perché si possa già affrontare la fase di uscita dalla crisi, dopo la straordinaria emergenza epidemiologica, e nell’impossibilità di prevedere il quadro macro-economico nel quale ci si andrà a muovere e, tanto meno, di ipotizzare quale dovrà essere l’equilibrio finanziario in base al quale partecipare alle gare per le varie concessioni, i termini di scadenza del prossimo giugno e del marzo 2022, dovrebbero essere prorogati, come richiesto dallo stesso Direttore dell’Agenzia Minenna, prevedendo anche che gli oneri concessori siano dovuti dagli affidatari delle concessioni in proporzione alle perdite subite. Infine, poiché dal primo gennaio 2021, il Preu sulle AWP e sulle VLT è stato ancora una volta aumentato, sarebbe auspicabile che tale aumento venga bloccato ed, anzi, si possa prevedere che queste nuove aliquote, già eccessive, possano essere riviste proprio per consentire il recupero delle perdite.

Ma vediamo di cosa stiamo parlando. Si tratta di un settore costituto da: 263.00 apparecchi AWP (1), che fanno capo a 5.000 aziende di gestione ed occupano 150.000 addetti, con 11 concessionari (2) e 63.000 esercenti; da 16.744 punti vendita per Scommesse Sportive ed Ippiche, con 223 concessionari; da 58.000 apparecchi VLT (3), distribuite in 4.900 Sale, con 11 concessionari; dalle Lotterie Istantanee (Gratta e Vinci) con 58.790 pubblici esercizi ed un concessionario (4); dai Giochi Online che fanno capo a 109 concessionari; dai 34.538 pubblici esercizi, con 2 concessionari, che gestiscono Giochi Numerici a Totalizzatore (5) e Lotto (6).

I rischi di chiusura definitiva dunque li corrono principalmente piccole imprese familiari di gestione di agenzie di scommesse, esercizi pubblici e potrebbero riguardare centinaia di sale scommesse, di sale giochi e migliaia di bar e tabaccherie, interessando solo in questo ultimo segmento della filiera almeno 30.000 addetti. A questo pezzo di settore si aggiunge tutto il comparto dei Concessionari sul quale si è abbattuto, come ha rilevato giustamente il Direttore Generale delle Dogane e dei Monopoli: «l’emergenza epidemiologica e il blocco totale della raccolta del gioco pubblico che ha comportato nel periodo da marzo e fino alla fine di giugno e dal mese di ottobre a gennaio 2021 un impatto profondo non solo sulle entrate erariali derivanti dal gioco ma anche sugli stessi bilanci dei concessionari di Stato con effetti ancora totalmente da individuare sul quadro economico complessivo e sullo stesso equilibrio delle concessioni».

La crisi ha, dunque, effetti “diretti” sulle imprese e sui dipendenti dei Concessionari ed “indiretti” sui conti dello Stato, perché si tratta in questo caso di un segmento della filiera che funge da player e da motore dell’intero settore, svolgendo, oltre il ruolo di sostituto d’imposta nell’interesse dello Stato, anche quello di garante della legalità, della trasparenza e della regolarità di tutto il processo del gioco (si pensi, ad esempio al collegamento delle varie “macchinette” alla Sogei). Il cittadino italiano ha una particolare propensione al gioco, per cui davanti alle restrizioni per Covid ha continuato a giocare, indirizzandosi verso il gioco illegale ed in particolare verso le piattaforme che vengono intercettate dall’Agenzia dei Monopoli e Dogane e dalla Guardia di Finanza, l’impegno perciò è quello di riportare nell’ambito del gioco legale queste attività, come dimostrano le brillanti operazioni portate a termine dal benemerito corpo di polizia finanziaria. In questa direzione di marcia bisogna continuare se si vuole perseguire con efficacia l’obiettivo principale delle forze dell’ordine, G.d.F.,Polizia di Stato e Carabinieri, che oltre al contrasto alla criminalità, è anche quello di tutelare tutti gli attori della filiera regolare e legale del gioco dalla concorrenza sleale di operatori abusivi e i giocatori da proposte di gioco illegali, insicure e prive di alcuna garanzia, salvaguardando le fasce più deboli, prime fra tutte i minori, la salute del cittadino consumatore ed, in genere, l’ordine pubblico. Dunque come si vede stiamo parlando di un settore che ha questi numeri:
Raccolta del gioco è passato dai 47,5 miliardi del 2008 a 110,5 miliardi del 2019 (nda.giro d’affari NON spesa dei giocatori). I

l gettito allo Stato è passato dai 14,5 miliardi del 2018 ai 15,5 del 2019 e si è drasticamente ridotto a 9,8 miliardi nel 2020 cioè meno 5,7 miliardi rispetto al 2019. Il gioco fisico si è drasticamente ridotto a causa delle chiusure pandemiche da 74,1 miliardi del 2019 ai 39 miliardi del 2020 (-35,1). Questo significa che buona parte di tutto quello che manca nel gioco fisico è finito nel gioco illegale e quindi nelle mani della criminalità, attirata dalla prospettiva di guadagno, di grande guadagno. Per comprendere bene di quale quantità di gioco stiamo parlando, si pensi che il Procuratore Nazionale Antimafia stima che il gioco illegale potrebbe valere circa 20 miliardi di Euro cioè il 20% di quello legale e ciò è confermato dall’incremento delle segnalazioni, da parte solo dai prestatori di servizi di gioco, di operazioni sospette che sono passate dalle 2.600 del 2017 alle 5.067 del 2018, alle 6.470 del 2019 ed alle 5.772 del 2020, nonostante la chiusura totale.

Si tratta, per giunta, anche di un settore estremamente complesso per le sue implicazioni normative che sono andate sovrapponendosi nel corso degli anni; per i differenti regolamenti e trattamenti da parte dello Stato, delle regioni ed enti locali (addirittura cambiano le regole tra comuni limitrofi nell’ambito della stessa regione); per il sovrapporsi di competenze tra il Ministero degli interni (per la salvaguardia dell’ordine pubblico ed il contrasto ai reati di usura, riciclaggio, evasione fiscale, ecc. ecc.), Ministero della salute (per la tutela della salute del cittadino consumatore) e dell’Economia (per il gettito che assicura allo Stato), tanto per citarne solo alcuni.

E parliamo perciò di un settore che richiede lo studio di leggi, provvedimenti, di indagini merciologiche, di ricerche come quelle del Censis e dell’Eurispes, di documenti come quello dell’Istituto Superiore della Sanità; di indagini come quella della DDA, della G.d.F.; dell’ISS in collaborazione con l’Istituto Mario Negri con ISPRO, con le Università di Pavia e del San Raffaele; dei Report dell’“Organismo Permanente di Monitoraggio ed analisi su rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso”, costituito da tutte le forze dell’ordine; ecc. ecc.

Senza questi approfondimenti, senza questi studi, senza questa preparazione si cade nella facile demagogia, utile solo a raccattare qualche voto in campagna elettorale ed a far ingrassare consulenti più o meno preparati ed associazioni di pseudo volontariato.
Consulenti ed associazioni che si accreditano per aiutare quantità di ludopati, che pure ci sono e che pur arrivano a distruggere famiglie ed imprese, che pur vanno aiutati seriamente, ma non nei numeri e nelle quantità di cui si parla per fare allarmismo e del facile populismo”.