Un gruppo di imprese che operano nella gestione di attività di gioco pubblico, slot e scommesse, hanno presentato una istanza in autotutela alla presidenza del Consiglio e per conoscenza alla Corte dei Conti, per chiedere
la revoca del provvedimento contenuto nel DPCM del 3 dicembre scorso che impone la sospensione di tutte le attività di raccolta di gioco.

Attraverso lo Studio Legale Lorenzoni di Roma l’istanza che è stata presentata chiede l’annullamento d’ufficio di una misura ritenuta essere illegittima.

Nello specifico viene rilevato che il decreto del 3 dicembre scorso “.risulta viziato da eccesso di potere per disparità di trattamento” considerand che impone  la sospensione di tutte le attività, consentendo, invece, ad altri esercizi sensibilmente più a rischio (come quelli afferenti al settore della somministrazione di alimenti e bevande, all’interno dei quali sono stati accertati e registrati numeri casi di contagio da esposizione diretta) la perdurante apertura al pubblico”.

Si sottolinea anche che questi imprenditori sono stati “già costretti ad effettuare sostanziosi investimenti per l’applicazione dei protocolli di prevenzione, che irragionevolmente non trova riscontro nelle misure imposte per l’esercizio di attività economiche diverse ma parimenti non essenziali, che restano consentite seppur con limitazioni orarie”.

La sospensione delle attività “appare assunta in relazione a specifiche tipologie di prodotto e non con riguardo all’effettivo rischio di contagio, che è certamente superiore all’interno dei locali, maggiormente angusti, dove è tuttora consentito acquistare giochi numerici caratterizzati da ripetitività e conseguente concentrazione stanziale degli utenti”, come si legge nella istanza.

“La sussistenza di un rischio di assembramento negli spazi antistanti ai negozi di scommesse, alle sale bingo e alle sale dedicate agli apparecchi da intrattenimento è esclusa in radice dalla capillarità delle rete e dalla dimensione dei locali in cui si svolge l’attività esercitata dall’istante, contrariamente a quella delle ricevitorie dei giochi numerici ripetitivi, a conferma che la discriminazione è perpetrata con riferimento ai prodotti e servizi offerti e non a considerazioni di carattere sanitario”.

Viene anche evidenziato che “la misura è stata uniformemente imposta su tutto il territorio nazionale, senza tenere conto della differenziazione per zone (individuate per “colore” da apposite ordinanze del Ministero della Salute), che ha caratterizzato i più recenti interventi normativi in materia; -differenza di prodotto gioco alcune aperte -le misure medio tempore adottate per addivenire ad un parziale ristoro economico degli esercenti più colpiti dagli interventi governativi risultano del tutto insufficienti, rischiando le sale giochi/scommesse -oltre al conclamato danno emergente costituito dall’impossibilità di operare al pubblico sin dal 24 ottobre u.s.- la totale perdita di avviamento (ovvero l’intera platea di utenti fisici transitata verso altre modalità di gioco, tutt’ora consentite)”.