Due parlamentari di Forza Italia, D’Attis e Cannizzaro, hanno presentato un sub-emendamento all’emendamento del Governo n.89.026 al fine di assicurare una maggiore equità del contributo richiesto dallo Stato al settore dei giochi pubblici.

La proposta prevede un aumento della tassazione dell’1,5% per Lotto, giochi numerici a totalizzatore nazionale e Gratta e Vinci, diminuzione dell’aggio al 6,5% ai ricevitori per i suddetti giochi, applicazione di un canone di concessione dello 0,35% della raccolta per tutte le concessioni di gioco e soppressione dell’aumento del Preu per awp e vlt.

La riduzione degli aggi porterebbe ad un incremento di entrate erariali pari a 270 milioni di euro, mentre l’applicazione di un canone di concessione pari allo 0,35% della raccolta di gioco fisico e a distanza genererebbe un incremento di 117 milioni di euro. Ecco il testo integrale del subemendamento e la nota tecnica.

Il testo dell’emendamento

“A decorrere dall’entrata in vigore della presente legge l’aggio per i raccoglitori del gioco del lotto e dei giochi accessori, il compenso al ricevitore dei giochi numerici a totalizzatore nazionale e l’aggio per il venditore al dettaglio delle lotterie nazionali ad estrazione istantanea è fissato nella misura del 6,5% della raccolta di gioco e le entrate erariali dei suddetti giochi aumentano dell’1,5% della raccolta. Per tutte le concessioni di gioco in essere è applicato un canone di concessione commisurato allo 0,35% della raccolta di gioco, fatta eccezione per quella riferita alle scommesse a distanza a quota fissa con interazione diretta fra giocatori. Il ministero dell’economia e delle finanze, entro e non oltre 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, definirà i criteri di calcolo dei suddetti canoni di concessione apportando le modifiche necessarie alle convenzioni di concessione vigenti, anche in regime di proroga, e che già non prevedano tale misura”.
Conseguentemente al comma 1 dell’articolo 80 le parole “le misure del prelievo erariale unico sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettere a) e b) del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n 773 previste dall’articolo 9, comma 6 del decreto legge 12 luglio 2018, n 87, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2018 n 96 sono incrementate dello 0,5% a decorrere dal 1 gennaio 2019” sono soppresse.

Nota
Al fine di assicurare una maggiore equità della distribuzione del contributo richiesto dallo Stato al settore dei giochi pubblici sono individuate misure che rimodulano l’incidenza delle disposizioni tra le diverse filiere del gioco pubblico. A seguito delle disposizioni di cui all’articolo 9, comma 6, del decreto legge 12 luglio2018, n° 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n° 96:
– sui giochi attraverso apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a) grava( al momento attuale) un prelievo fiscale pari al 19,25% della raccolta con una incidenza fiscale pari a circa il 65% della differenza tra raccolta e quanto attualmente restituito ai giocatori.
– sui giochi attraverso apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera b) grava) al momento attuale un prelievo fiscale pari al 6,25% della raccolta con una incidenza fiscale pari a circa il 52% della differenza tra raccolta e quanto attualmente restituito ai giocatori.
Tali livelli costituiscono i livelli più elevati dell’incidenza della tassazione sulle somme che residuano dalla raccolta complessiva di gioco e quanto restituito ai giocatori.
L’attuale distribuzione del cosiddetto margine di filiera tra Stato, Concessionari, gestori ed esercenti rappresenta un punto di equilibrio precario in termini di sostenibilità economica complessiva del gioco.
Le misure via via adottate:
– hanno fatto diminuire la redditività del gioco;
– hanno generato l’effetto di traslare l’aumento dell’imposta sui giocatori attraverso una riduzione della percentuale delle vincite che si è spostata verso il limite minimo dalla legge.
Non sussistono motivazioni economiche di mercato o di equità tali da indurre ad un ulteriore incremento della tassazione su tale prodotto di gioco.

Relazione tecnica
La soppressione del comma 1 dell’articolo 80 comporterebbe un decremento di circa 239 milioni di euro di entrate erariali secondo quanto esposto in relazione tecnica del DDL, compensabili integralmente dagli interventi su altre filiere del gioco pubblico individuati nel presente emendamento.
Infatti:
– la riduzione di 1,5 punti percentuali degli aggi ai ricevitori (passaggio dall’8% al 6,5% della raccolta di gioco), tenuto conto del livello della raccolta di gioco registrata nell’esercizio 2017 pari a 18 miliardi di euro, genera un incremento di entrate erariali pari a 270 milioni di euro;
– l’applicazione di un canone di concessione pari allo 0,35% della raccolta di gioco attraverso il canale fisico ed il canale a distanza genera un incremento delle entrate erariali di 117 milioni di euro. Ciò in ragione del fatto che al momento attuale la situazione dei canoni di concessione mostra difformità illogiche frutto di stratificazioni regolatorie intervenute in periodi diversi (per alcuni prodotti di gioco il canone è pari all’1% della raccolta, mentre per altri non è presente alcun canone di concessione). Facendo riferimento ai valori della raccolta di gioco per il 2017, l’ammontare complessivo delle entrate erariali da canoni di concessione è stato di circa 235 milioni di euro. La previsione dell’introduzione e dell’armonizzazione del canone di concessione per tutte le concessioni alla misura dello 0,35% genererebbe, con riferimento alla raccolta di gioco del 2017, un gettito erariale da canoni di concessione di 352 milioni di euro;
– il saldo netto positivo delle entrate erariali da canoni di concessione risulta quindi pari, come indicato, a 117 milioni di euro;
– l’ammontare complessivo delle maggiori entrate erariali derivante dalle misure previste dal presente emendamento risulta pari a 148 milioni di euro (dati dalla differenza tra le entrate erariali di 387 milioni di euro derivanti dalle misure previste dal presente emendamento e le entrate erariali pari a 239 milioni di euro previste dall’articolo 80, comma 1, del DDL, di cui si chiede la soppressione).

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