Un vero bagno di sangue si sta consumando in queste settimane in tutti i Comuni dell’Emilia Romagna dove i Comuni stanno comunicandi via PEC il provvedimento di chiusura agli esercizi di gioco legale che distano meno di 500 metri dai luoghi sensibili.

In Emilia-Romagna l’apertura delle sale da gioco e delle sale scommesse, lo svolgimento della loro attività e la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo (per esempio le slot machine) sono regolati dalla delibera di Giunta regionale n. 831/2017.

Questi provvedimenti stabiliscono che i divieti di aperture delle sale e di installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo riguardano “locali che si trovino a una distanza inferiore a 500 metri, calcolati secondo il percorso pedonale più breve, dai seguenti luoghi sensibili: gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, i luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori”.

In diversi casim, secondo quanto denunciano gli operatori in questi giorni, la comunicazione viene inviata con indicazione della distanza calcolata dagli uffici comunali senza la benchè minima tolleranza. Esercizi di gioco legale dovranno chiudere anche se a 495 o 481 metri da un luogo sensibile.

La norma prevede che l’esercizio segnalato dal Comune debba chiudere o ricollocarsi entro sei mesi. Ovviamente la sictuazione che tutti riscontrano è l’impossibilità di ricollocarsi viesta la presenza capillare di luoghi sensibili. Questo, nel caso di città come Bologna o in riviera, Rimini o Riccione e Cattolica, vuol dire la chiusura forzata per la quali totalità delle imprese di gioco legale.

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