“Questa volta l’ho dovuta lasciare per qualche minuto, cosa che non faccio mai, in ossequio al ruolo di Vicepresidente. Non sarò prolisso. Mi interessa l’aspetto e la valenza culturale del tema in oggetto. Qualcuno, nel corso del suo intervento, ha parlato di sillogismo. Chi ha studiato filosofia, almeno nei suoi fondamentali, sa che il sillogismo vuole che si parta da premesse esatte per arrivare a una conclusione inevitabile. Il termine più esatto, invece, nel caso di specie è paralogismo, cioè quando la premessa è sbagliata. Ne discende una conclusione che è inevitabilmente sbagliata”.

Lo ha detto il consigliere Giacomo Diego Gatta (FI) intervenendo in Consiglio Regionale a proposito delle distanze minime dai luoghi sensibili della legge regionale sul gioco d’azzardo.

“E qual è la premessa sbagliata? La premessa sbagliata è che le case da gioco autorizzate siano sostanzialmente patogene, cioè generino la patologia. Questo approccio culturale al tema è un approccio che chiaramente fa discendere una conseguenza sbagliata. E per quale motivo questa conseguenza è sbagliata? Perché è stato dimostrato, da autorevole letteratura scientifica in materia sanitaria, che la presenza di case da gioco legali, quindi sottoposte al controllo dell’autorità di pubblica sicurezza e in possesso di tutte quelle che sono le autorizzazioni del caso, tra l’altro in Italia abbiamo una normativa piuttosto ferrea in tema, giustamente ferrea, che la presenza di ciò che è legale esclude in automatico – questo è un concetto logico – tutto ciò che è illegale. Quindi, l’autorizzazione all’apertura delle case e, quindi, anche la facilitazione nell’esercizio della gestione sicuramente scongiurano le patologie.

Perché mi sono indotto a intervenire? Perché ho sentito una provocazione che mi ha intrigato moltissimo, cioè la sostanziale equiparazione tra le case da gioco e le case di tolleranza. Nel corso di un intervento è stato detto: vi immaginate se dovessero aprire delle case di tolleranza? Anche su questo tema ci sarebbe da discutere, ma non siamo in Parlamento ed è una materia di competenza del Parlamento. Tuttavia, se dovessimo discutere delle case di tolleranza, avrei mille motivi per dimostrare che l’esercizio secondo legge della professione di prostituta, disciplinato con il pagamento delle tasse, sottoposto a controlli igienico-sanitari, togliendo le prostitute dai rioni, togliendole dai quartieri, rendendo agibili le città, sarebbe notevolmente più proficuo sia per le casse dello Stato, sia per l’ordine pubblico, sia per la materia igienico-sanitaria, sarebbe sicuramente conveniente per lo Stato. Quindi, questo è un tema ed è una equiparazione, per quanto provocatoria, che mi fa gioco, perché dimostra come, talvolta, certe politiche protezionistiche miopi generino soltanto danni e siano esse, sì, invece, creatrici di disoccupazione.

Non è un mistero che i Cinque Stelle si scagliano contro questo tipo di materia, perché i Cinque Stelle sono, per esempio, a favore del reddito di cittadinanza, che ha prodotto – è notizia di oggi, è su tutti i giornali, è un comunicato dell’Assobalneari –, per esempio, una crisi nel settore balneare. Un comunicato dell’Assobalneari dice che non possono più assumere perché giustamente chi va a lavorare se deve percepire 700-800 euro, quando in modo quasi parassitario si giova di questa rendita? Ci sarebbe da discutere: è l’approccio culturale al tema che va mutato.

Noi possiamo discutere, ma la lotta alla povertà la si fa generando politiche che siano produttive di occupazione. Non mi interrompere, non essere intollerante e fai la persona educata. Noi dobbiamo discutere di un aspetto preventivo e di un aspetto repressivo. Io capisco il nervosismo dei 5 Stelle, quando tocchi questi tasti subito si irritano perché non hanno i social dalla loro; poi questa sera saremo criminalizzati tutti perché diranno che siamo a favore delle case da gioco, che siamo a favore del gioco d’azzardo, della ludopatia. Io ero tra coloro i quali votarono, all’epoca – ero nel precedente mandato, Presidente Nichi Vendola. Un consigliere regionale del centrosinistra, se non erro Pastore, di Barletta, un ottimo collega, fece una battaglia, su questo tema. Ne discutemmo e addivenimmo ad una conclusione.

Poi, tutto è perfettibile, tutto è modificabile e anche le sensibilità mutano. Ci sono in ballo, dicevo, due aspetti: un aspetto preventivo ed un aspetto repressivo. Quanto all’aspetto preventivo, bisogna investire sulla cultura, perché investendo sulla cultura e sulla cultura dell’allontanamento rispetto a queste patologie, credo che disegneremmo una civiltà e una società migliore inducendo molti adolescenti, soprattutto adolescenti, ad allontanarsi dal vizio, dalla patologia del gioco.

Poi c’è un aspetto repressivo-sanitario, che va invece di pari passo con gli investimenti in materia, e di questo si è discusso abbastanza. Mi verrebbe quasi da fare, Presidente, una provocazione. Sempre stamattina, dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno ho appreso che ci sarà un cospicuo investimento che verrà destinato ad Apulia Film Commission per una serie di prodotti audiovisivi finalizzati a parlare della sanità e della sanità pugliese. Mi verrebbe quasi da lanciare una contro- provocazione – anzi, questa non è una provocazione, questa è una notizia –, dire di destinare parte di quei fondi proprio a trattare il tema della ludopatia, cioè del gioco patologico, o di azzardo. Questa è una cosa di cui dobbiamo discutere e credo sia un tema sul quale potremmo trovare una soluzione intelligente, proprio per investire in prevenzione ed in cultura. Però mi pare davvero che sottacere questi due aspetti e fare una politica biecamente demagogica come quella che taluno fa, sia non soltanto sotto il profilo culturale controvertibile, ma sia anche sotto il profilo occupazionale gravissimo, perché ci sono migliaia di posti di lavoro in ballo per questa storia di cui, probabilmente, non si tiene sufficientemente conto.

Chiudo. La sfida è tra chi ritiene che il mercato si debba disciplinare da solo, sia pure con delle cornici generali oltre le quali non si deve andare, e non credo che sia questo il caso, e tra coloro i quali, invece, ritengono che si debba negare, perché la politica del contro, la politica del non fare dovrebbe prevalere sulla politica del come fare. Sono due approcci culturali diversi. Noi abbiamo ritenuto, invece, di dare voce a tutti coloro che attorno al settore del gioco legale autorizzato a norma di legge debbono provvedere a sostentare delle famiglie, in una regione, tra l’altro, la Puglia, che sta vivendo una congiuntura economica sfavorevolissima e che ha bisogno di ossigeno, non ha bisogno di asfissia. È questo il tema sul quale ci dobbiamo confrontare.

Grazie. Ogni altra dissertazione, ogni altra argomentazione, l’equiparazione tra le case di tolleranza e le case da gioco mi sembra, francamente, speciosa. Quindi, mi sono indotto ad intervenire perché, secondo me, la discussione dovrebbe rientrare nell’alveo più naturale della stessa”.