Ci saremmo aspettati almeno un accenno, una parola sul dato diffuso nei giorni scorsi dal Ministero della Salute. In Italia, nel 2019, si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti, con oltre il 25% di questi decessi compreso tra i 35 ed i 65 anni di età.

Un’analisi effettuata dalla SITAB (Società Italiana di Tabaccologia) di 28 studi scientifici pubblicati di recente, di cui 22 cinesi, in cui è stata considerata l’abitudine tabagica nei malati di Covid-19, ha evidenziato che il fumo di sigaretta non solo non sembra avere un effetto protettivo dal contagio, ma che fumare rappresenta un fattore prognostico negativo per tali pazienti. Si tratta di dati da confermare, ma gli studi disponibili mostrano un rischio di malattia più severa tra i fumatori.

L’OMS già a marzo 2020 sottolineava che il fumo non può proteggere contro Covid-19, dato che il tabacco comporta «una ridotta capacità polmonare che aumenterebbe notevolmente il rischio di malattie gravi». Inoltre l’atto del fumo, che comporta che dita e sigarette potenzialmente contaminate siano a contatto con le labbra, può di fatto aumentare la possibilità di trasmissione del virus dalla mano alla bocca.

A marzo invece, solo a pochi giorni dall’inizio del lockdown, esponenti del movimento no-slot, psicologi e altri, sollecitavano da parte del Governo una posizione netta contro la vendita di giochi legali, “a tutela della salute e dell’economia nazionale”. Lo Stato, è stato detto, in grave emergenza umanitaria ed economica non può continuare a fare soldi sulle persone più fragili, deboli e indifese. “I giochi non sono beni di prima necessità, anzi annientano la salute. Bisogna eliminare l’azzardo non perché è causa di affollamento perché è causa di morte delle persone e dell’economia nazionale”, è invece il messaggio arrivato al Governo e che, a detta di qualcuno, avrebbe convinto l’Esecutivo a rimandare, ancora non sappiamo fino a quando, la riapertura delle attività di gioco legale, ritenendo invece, in tutti i giorni della pandemia, la vendita del tabacco un’attività essenziale.

Di quei morti per il gioco non si hanno notizie, di quelli invece per il fumo sì. Dati certificati dal Ministero della Salute, di cui nessuno parla, nemmeno chi dice di preoccuparsi, e di occuparsi, della salute degli italiani. cm