La doccia gelata arriva di sera, come ormai i decreti del premier ci hanno abituato: le slot della Lombardia, nei bar e nelle sale giochi, restano spente fino al 14 giugno.

Quando ormai una cauto ottimismo misto a rassegnazione e all’idea che di più, e peggio, non si potesse fare nei confronti delle imprese di gioco legale, Fontana anticipa il peggiore degli incubi.

Nella stessa ordinanza con la quale dà il via libera a tutte quelle attività che corrispondono nell’immaginario con l’idea di libertà e di intrattenimento (mancano solo le discoteche!), chiarisce in modo inequivocabile che slot e monitor restano spenti. Qualsiasi sia l’esercizio che li ospita.

Quindi gela anche i tabaccai che da ieri, su disposizione del direttore Minenna, avevano riacceso i monitor di 10eLotto e similari. Spegne ogni possibile speranza sulla possibilità di vedere gli eventi virtuali. Se le sale scommesse dovessero riaprire prima della scadenza della sospensione prevista da DPCM (quindi il 14 giugno), lo faranno ulteriormente penalizzate per l’assenza di slot e scommesse virtual nel pieno della loro attività.

Una disattenzione? Una disposizione che ‘sfugge’ nell’ordinanza insieme alle altre? Ma assolutamente no. Semmai la dimostrazione del fatto che quando si parla di gioco, da qualunque parte vengano le decisioni, la storia è sempre quella.

Ma allora ha davvero senso credere alla politica? E a quale politica? Solo poche ore prima da un consigliere della Regione Abruzzo arrivavano parole di rassicurazione circa il fatto che i presidenti delle Regioni, tutti, avevano concordato sulla necessità di riaprire le attività di giochi e scommesse, vista la gravità della situazione in cui versano le imprese. Che il rappresentante dell’Abruzzo non abbia capito bene? Sì, certo, esattamente come gli esponenti di maggioranza e opposizione che sposano, nicchiando, la causa del comparto e poi non alzano un dito, al momento giusto, contro decisioni come questa. Aspettiamo di vedere nelle prossime ore quanti esponenti di PD e Cinque Stelle criticheranno l’ordinanza di Fontana. Scommettiamo che non lo farà nessuno?

Mentre all’interno dell’industria si consuma per l’ennesima volta il dramma del: ‘meglio voi che noi’, ‘meglio le sale giochi chiuse che le scommesse’, ‘meglio le slot che il resto’. Il ‘si salvi chi può’, il ‘tutti contro tutti’.

Quello della Lombardia è un bruttissimo segnale, mentre il premier Conte dice che il ‘blocco non ha più senso’. Ma per chi? Il ‘blocco’ e il pregiudizio sul gioco legale restano, più forti della voglia di superare la pandemia, più forti di tutto. Se è vero che “ventimila contagiati non possono tenere prigionieri dieci milioni di lombardi”, come ha detto Conte, sappiamo che possono ridurre sul lastrico 160.000 lavoratori che con il rischio di diffusione dell’epidemia hanno davvero poco a che fare.

Smaltita, si fa per dire, la ‘botta’, torneremo a fare ragionamenti e calcoli sui prossimi decreti, sui giorni deputati a segnare la riapertura, sulla fatidica data… ma per gli operatori della Lombardia, per quelle migliaia di imprese che da tre mesi attendono di riaprire le porte delle aziende di noleggio, è già tardi…mc