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(Jamma) – “Parlare di blitz è semplicemente ridicolo, perché il confronto con Regioni, enti locali e mondo dell’associazionismo è iniziato nel 2014, quando il Parlamento affidò al Governo la delega per una riforma del gioco pubblico, con l’obiettivo di tutelare i minori, contrastare il gioco d’azzardo patologico, combattere il gioco illegale e le infiltrazioni delle organizzazioni criminali”.

Le parole del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta indirizzate al direttore de Il Dubbio. “L’importanza e la delicatezza dell’argomento è tale che sono stati presentati diversi disegni di legge. Questa nuova sensibilità ha fatto sì che nella legge di stabilità 2016 si decidesse di affidare al confronto in Conferenza unificata la definizione delle caratteristiche dei punti vendita e i criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale. E su questo punto, che è quello richiamato nell’articolo, il governo ha avviato da maggio 2016 un confronto con Regioni ed enti locali, allargato anche a tutte quelle associazioni che negli anni hanno lavorato sui territori per contrastare il gioco d’azzardo patologico. In questi mesi, sono state diverse le bozze arrivate sul tavolo della Conferenza unificata, segno non di una debolezza dell’esecutivo, ma della volontà di trovare la migliore mediazione tra le diverse posizioni in campo.”, continua.

“La decisione di discutere del riordino del gioco pubblico prima dell’inizio della pausa estiva fu presa, all’unanimità, lo scorso maggio proprio in Conferenza unificata. Tutti i soggetti coinvolti erano a conoscenza e avevano condiviso quella decisione, tant’è che nelle settimane antecedenti il “blitz” sono arrivate alcune proposte di modifica che sono state accolte e inserite nella versione definitiva del documento”. “Nel merito il compito affidato dal Parlamento al governo non è proibire il gioco, ma riportarlo a una dimensione normale della vita delle persone, mettendo un freno all’eccesso di offerta che si era determinato a partire dalla meta degli anni 2000, nel tentativo di arginare il gioco illegale. Va in questa direzione la decisione del governo di tagliare del 35% le slot machine entro aprile 2018. A ciò si aggiunge il dimezzamento, in tre anni, dei punti gioco, dagli attuali 98mila a circa 50mila”, aggiunge Baretta. “Una linea proibizionista non è lo scopo del lavoro che è stato chiesto dal Parlamento al governo. Abbiamo deciso che l’equilibrata distribuzione dei punti gioco pubblico rimanenti va lasciata agli enti locali, affidando loro anche compiti di polizia e di vigilanza, a tutela del loto stesso territorio. Si veda, a questo proposito, la prerogativa data ai comuni di fermare per sei ore le slot durante la giornata. La proposta prevede, inoltre, l’introduzione della tessera sanitaria per giocare e l’accesso selettivo ai punti di gioco per la tutela dei minori, il richiamo alle previsioni contenute nel documento redatto dall’Osservatorio per il contrasto del gioco patologico del Ministero della Salute, l’innalzamento dei sistemi di controllo, il costante monitoraggio dell’applicazione della riforma, anche attraverso una banca dati sull’andamento del volume di gioco e sulla sua distribuzione nel territorio, alla quale possono accedere i Comuni”.

“Vi è infine una domanda, tutta politica, che ci dobbiamo fare: perché un’intesa, come quella descritta, che, con i limiti inevitabili di ogni riforma, rappresenta indubbiamente un passo notevole in avanti – come tutti, anche i più critici, hanno dichiarato – e che consentirebbe di rendere irreversibile un approccio nuovo, socialmente responsabile, di un settore così esposto ai rischi per la salute pubblica e la legalità, viene osteggiata al punto di preferire che fallisca, con la conseguenza di lasciare tutto com’è oggi, nella insoddisfazione generale? Mentre cerchiamo una risposta, vorremmo evitare che, come è, per troppo tempo successo nel settore del gioco, stessimo, tra polemiche e buone intenzioni, senza far niente; in questo caso sì a beneficio esclusivo delle molte lobbies che … giocano sul gioco”.

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