Le associazioni A.GI.SCO, As.Tro Assotrattenimento2007 e Sistema Gioco Italia aderenti a Confindustria Sistemi Innovativi Tecnologici, Res Cogitans, SAPAR, U.T.I.S., e la società concessionaria Eurobet Italia s.r.l. hanno presentato alla Regione Emilia Romagna un documento congiunto per chiedere una soluzione alle criticità che stanno ‘emergendo in ordine all’applicazione della Legge regionale sucontrasto al gioco d’azzardo patologico’.

A pochi giorni dalla manifestazione che ha visto centinaia di operatori del gioco partecipare ad un sit in davanti alla sede della Regione Emilia Romagna per sensibilizzare gli amministratori sugli effetti , deleteri per le imprese di settore, della legge che introduce interventi per il contrasto al gioco d’azzardo patologico, arriva il documento congiunto delle associazioni.

Nel documento si sottolinea come un primo effetto il “trasferimento della domanda di gioco verso il settore illegale”.

“Partendo dall’analisi dei dati contenuti all’interno del Libro Blu, nell’anno 2018 in Emilia-Romagna si è registrato un aumento della raccolta complessiva di gioco, nonostante il settore delle awp sia stato quasi dimezzato dal processo di riduzione imposto dalla LdS 2016, oltreché dai divieti imposti dalla legge regionale, ai cui effetti afflittivi (conseguenti all’applicazione retroattiva della disciplina delle distanze minime), si sono sommate le stringenti limitazioni orarie imposte dai singoli Comuni. Non sorprende, quindi, il calo della spesa di gioco registrato in Emilia-Romagna per i congegni: dall’elaborazione dei dati del Libro Blu, a fronte di una flessione del giocato (-0,5%), la spesa nel 2018 è scesa del 1% rispetto all’anno precedente, passando da 923 a 914 milioni. Tali dati suggeriscono che la disciplina sulle distanze minime dai luoghi sensibili stia determinando l’incremento di spesa per le altre offerte di gioco. Segno, quest’ultimo, che i provvedimenti restrittivi non hanno portato ad una effettiva diminuzione del giocato ma semplicemente ad un suo spostamento verso le altre offerte non soggette ad alcuna limitazione: un trend, quest’ultimo, che si registra in tutti quei contesti territoriali in cui sono vigenti provvedimenti restrittivi (si veda il Piemonte dove, elaborando i dati ADM per il 2018, la spesa per i congegni è scesa del 21,6% rispetto all’anno precedente ma si evidenzia un forte incremento di spesa per gli altri prodotti di gioco)”.

Il secondo punto riguarda’ l’efficacia retroattiva della normativa e ripercussioni sulle aziende e i lavoratori del comparto’.

“I divieti introdotti dalla normativa della Regione Emilia-Romagna –in primis il ‘distanziometro’- hanno efficacia retroattiva, poiché colpiscono anche i punti di raccolta gioco già esistenti ed autorizzati dallo Stato, determinandone la chiusura- si legge nel documento. -L’industria del gioco lecito, e tutto il suo indotto occupazionale, rischiano di essere travolti dalle limitazioni spaziali e temporali che non tengono conto degli investimenti esistenti, integralmente sacrificati in palese violazione del principio del legittimo affidamento costituzionalmente tutelato. Nel caso specifico, dai dati in nostro possesso, tenuto anche conto che alla disciplina regionale sulle distanze si aggiungono i vincoli dei piani regolatori comunali che consentono l’esercizio delle attività di gioco solo in determinate aree, unitamente alla possibilità che gli stessi Comuni possano aggiungere ulteriori luoghi sensibili, i punti gioco interessati dal divieto (e dalla sua portata retroattiva) sarebbero la quasi totalità di quelli presenti sul territorio regionale e ciò comporterebbe un vero e proprio effetto espulsivo dell’offerta di gioco legale, così come già accaduto in Piemonte. Tale circostanza, unitamente alle limitazioni temporali all’apertura dei punti gioco imposte dai Comuni, determinerebbe, oltre alla riemersione del gioco illegale, l’estinzione: – delle attività aziendali insediate sul territorio; – delle attività commerciali dedite, in tutto o in parte, all’offerta di gioco lecito della rete statale: nello specifico, per gli esercizi generalisti (bar – tabacchi – circoli) verrebbe meno una importante fonte di integrazione reddituale, mentre per le attività dedicate esclusivamente al gioco (allestite con investimenti notevoli e garanti di una occupazione non irrilevante) significherebbe essere costretti a licenziare e chiudere; – dell’indotto occupazionale generato dal settore; – di una parte rilevante dell’introito erariale generato dal settore del gioco legale colpito dal c.d. “distanziometro”.

A seguire la questione circa “gli obiettivi mancati sul fronte della lotta al DGA“.

” Sul fronte del contrasto alla dipendenza da gioco, inoltre, non è possibile rilevare nessuna evidenza positiva: ad oggi, infatti, non è stata censita nessuna diminuzione dei soggetti affetti da DGA (disturbo da gioco d’azzardo). Ciò fa nascere il timore che gli strumenti utilizzati dalla normativa regionale siano poco efficaci dal momento che l’utenza, secondo i dati ufficiali, si sposta verso altre tipologie di gioco (soprattutto quello illegale)”, sottolineano le associazioni.

Le proposte

Le associazioni, in conclusione, avanzano una serie di proposte “di intervento finalizzate alla prevenzione delle dipendenze da gioco e al contrasto dell’illegalità nel gioco che prevedono:

  • Innalzamento del livello qualitativo dei punti gioco e dell’offerta attraverso nuove misure di prevenzione (come la formazione degli operatori dei punti gioco, la certificazione per gli esercizi che offrono gioco, un sistema premiale per gli esercizi virtuosi e penalizzante per tutti i casi di comportamenti reprensibili) e campagne di informazione e sensibilizzazione dell’utenza (implementabili, ad esempio, attraverso uno sportello d’ascolto o presidi periodici negli esercizi pubblici);
    Definizione di un diverso sistema di regole relative alla distribuzione territoriale e temporale dei punti gioco che contempli, ad esempio: la previsione di una distanza minima tra esercizi autorizzati all’offerta di gioco con il mantenimento di una fascia di rispetto per gli istituti scolastici, la revisione dell’elenco degli esercizi in cui sia possibile installare gli apparecchi da gioco, la riduzione del numero di congegni installabili per esercizio, la previsione di fasce orarie di funzionamento omogenee e non inferiori a 18h al giorno; • Istituzione di un fondo comunale per il welfare e la prevenzione delle dipendenze, alimentato con una quota parte dei proventi derivanti dal gioco; • Elevazione della sicurezza del prodotto attraverso l’innovazione tecnologica (cd “AWPR”). I nuovi congegni da gioco presenteranno soluzioni tecnologiche avanzate in grado di assicurare: – l’attivazione attraverso la tessera sanitaria che consenta l’immediata verifica dell’età del giocatore; – l’inserimento a video, con frequenza predefinita, di una specifica messaggistica che avverta il giocatore sui rischi di dipendenza; – l’identificazione di ogni apparecchio mediante certificazione digitale verificabile a video; – l’autorizzazione da remoto delle partite, singolarmente o per serie predefinite; – il controllo della spesa del giocatore, prevedendo anche un importo massimo e/o alert periodici che comunichino al giocatore la sua situazione; – il controllo della durata della sessione di gioco, prevedendo alert periodici al giocatore e/o brevi interruzioni del gioco con frequenza predefinita; – la possibilità di impostare da remoto gli orari di funzionamento di ogni apparecchio; – metodologie di controllo dell’apparecchio che non richiedano l’apertura dello stesso, accessibili quindi anche a chi non abbia un’approfondita conoscenza tecnica e che, dunque, rendono più semplice e sicura l’attività di controllo;
  •  Seminari di informazione per amministratori locali e forze dell’ordine sugli aspetti giuridici, amministrativi, economici e sulle metodologie di contrasto ad ogni forma di illegalità, per far conoscere il modello di ‘gioco pubblico’ in tutte le sue articolazioni.