I baristi tra i responsabili della ‘disfatta’ dei Cinquestelle al voto regionale dell’Abruzzo.

Malgrado il ‘silenzio’ social a cui si sono votati molti esponenti del Movimento, non mancano indiscrezioni sulle reazioni del dopo-voto. Qualcuno parla della necessità di una riflessione seria e un cambio di rotta. Ma anche un dialogo “più rassicurante” con la gente per bilanciare il peso ormai preponderante di Matteo Salvini. È quanto pensano molti tra i 5 stelle all’indomani del deludente risultato ottenuto alle elezioni regionali in Abruzzo, quel 19,5% che brucia rispetto al boom delle ultime elezioni politiche, quando il 4 marzo 2018 il M5s riuscì a conquistare il 39,9%. Calo che, seppur più contenuto, si registra anche rispetto alle ultime regionali abruzzesi del 2014: in quell’occasione i 5 Stelle, infatti, ottennero il 21,36%.

Di certo i vertici 5 Stelle dovranno ragionare su come trovare un ‘punto di svolta’ per correggere il tiro, in vista soprattutto del prossimo cruciale appuntamento delle Europee di fine maggio. Anche se al momento nessuno mette in discussione la vita del governo: secondo i pentastellati non si rischia nessuna crisi anche se il risultato abruzzese obbliga, così sostengono alcuni parlamentari 5 stelle, a rivedere temi e modi comunicativi.

Secondo fonti parlamentari qualificate, il nodo sarebbe quello della comunicazione: Salvini – questo è il ragionamento in casa M5s – ha pochi temi su cui batte (immigrazione, sicurezza e ora legittima difesa) ed ha una grande padronanza della comunicazione mediatica tra interviste, slogan, uso dei social e anche dei sondaggi. I 5 stelle, invece – questa è l’autocritica che si fa in queste ore – hanno messo ‘troppa carne al fuoco’, troppi provvedimenti – dal dl Dignità al reddito di cittadinanza – senza comunicarli in modo efficace.

Invece, questa la volontà del M5s, bisogna andare avanti “con calma e spiegare bene ai cittadini cosa abbiamo fatto”. Ma tra i parlamentari 5 Stelle c’è anche chi pensa che il problema stia nel merito dei provvedimenti: troppi danno la sensazione di offrire una ‘elemosina’ a fasce mirate di popolazione, e tra questi si citano le misure contro la ludopatia “che ci ha messo contro tutti i baristi” osserva un parlamentare di lungo corso; ma anche la legge anticorruzione, quella ribattezzata ‘spazzacorrotti’ “che ci ha messo contro tutti gli avvocati” aggiunge la stessa fonte. Insomma, prosegue il ragionamento, servirebbero norme che possano incidere sulle tasche di una platea più vasta di italiani, come l’eliminazione dell’accise sulla benzina per fare un esempio, invece che introdurre l’ecotassa.

E in effetti le misure varate dal governo in questi sette mesi, tra cui considerevoli aumenti alle imposte sulla raccolta di gioco delle slot, non ha mancato di scatenare la reazione degli operatori del settore e dell’indotto che si quantifica in circa 160mila addetti, tra cui moltissimi titolari di bar e esercizi pubblici.