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E’ prevista per oggi la votazione in Aula della Camera di due questione pregiudiziali, presentate rispettivamente da deputati di FI e del Pd , con le quali si chiede di non procedere nella conversione del decreto Dignità.

Nella questione a firma PD (Serracchiani, Fregolent, Gribaudo, Cantone, Lacarra, Lepri, Mura, Viscomi, Zan, Colaninno, Del Barba, Fragomeli, Librandi, Mancini, Topo, Ungaro, Fiano, Enrico Borghi) si evidenziano diversi profili di inadeguatezza. Per quanto riguarda l’articolo 9 , quello sul divieto di pubblicità al gioco, si evidenzia che “la concreta efficacia delle norme proposte rischia di essere vanificata dall’assenza, evidenziata dalla stessa relazione illustrativa, di una disciplina sovranazionale della materia, così pregiudicando la possibilità di applicare il medesimo divieto in caso di manifestazioni estere trasmesse in Italia e, al contempo, l’applicazione in solo ambito nazionale del divieto di pubblicità e sponsorizzazione dei giochi rischia di penalizzare in termini di concorrenza gli operatori nazionali;
    secondo la relazione tecnica del provvedimento gli investimenti pubblicitari e di sponsorizzazione nel settore dei giochi si aggirano complessivamente intorno a 150-200 milioni di euro l’anno; tuttavia nelle stime non si tengono nella dovuta considerazione gli effetti fiscali in termini di minor fatturato prodotto e le potenziali ricadute in termini occupazionali;
    sempre secondo la relazione tecnica, per il gioco online «la pubblicità e la sponsorizzazione rappresentano l’unico modo per farsi conoscere dai giocatori e per distinguersi dagli operatori illegali» è presumibile quindi che l’applicazione di tali norme possa invece determinare come unico effetto lo spostamento verso il gioco illegale;
    una misura volta a garantire migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età è stata introdotta nella precedente legislatura attraverso l’intesa raggiunta il 7 settembre 2017 all’unanimità in Conferenza Stato Regioni e Enti Locali sul riordino del gioco pubblico tra i presidenti delle Regioni e delle Province autonome e il Governo. Tale intesa qualora fosse recepita dal decreto ministeriale consentirebbe la riduzione delle macchine da gioco con la sostituzione dell’infrastruttura con nuovi modelli collegati al sistema da remoto per un maggior controllo sul gioco“.

Il gruppo di parlamentari di FI (Gelmini, Zangrillo, Polverini, Gelmini, Cannatelli, Fatuzzo, Musella, Rotondi, Scoma, Martino, Giacomoni, Angelucci, Baratto, Benigni, Bignami, Cattaneo, Sisto, Calabria, Milanato, Ravetto, Santelli, Silli, Sorte, Tartaglione) evidenziano invece che “il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante «Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese» contiene misure che modificano la disciplina dei contratti di lavoro a termine, di somministrazione di lavoro e in materia di licenziamento illegittimo, pongono condizioni e limiti alla delocalizzazione delle imprese, vietano la pubblicità su giochi e scommesse e innalzano la misura del prelievo erariale unico sulle vincite da apparecchi da gioco, ridefiniscono il regime giuridico e fiscale dello sport dilettantistico, ridisegnano il perimetro e i termini di alcuni adempimenti posti a carico dei contribuenti (redditometro, spesometro, split payment);
    dal sommario elenco dei temi affrontati è evidente innanzitutto come il contenuto del decreto-legge si presenti come disorganico ed eterogeneo, caratterizzandosi altresì per l’assenza dei presupposti di necessità ed urgenza chiaramente sanciti dall’articolo 77 della Costituzione, ponendosi pertanto in contrasto con le regole giuridiche, anche di rango costituzionale, che presiedono alla redazione dei provvedimenti d’urgenza;
    il rilievo del criterio di omogeneità nel contenuto costituisce infatti uno dei perni fondamentali sui quali la Corte costituzionale ha da ultimo fondato i percorsi argomentativi legati alla verifica del rispetto degli indispensabili requisiti di straordinaria necessità e urgenza richiesti dall’articolo 77 della Costituzione per la legittima adozione dei decreti-legge. Il vincolo dell’omogeneità è infatti implicitamente contenuto nell’articolo 77 della Costituzione, in quanto espressamente previsto dall’articolo 15 della legge n. 400 del 1988, di diretta attuazione dei principi costituzionali relativi alla decretazione d’urgenza;
    la pluralità di ambiti materiali disciplinati dal decreto-legge in esame difficilmente possono infatti considerarsi avvinti da quel nesso oggettivo o funzionale richiesto dalla Corte costituzionale – tra le altre, con la sentenza n.22 del 2012 – affinché il contenuto di un provvedimento d’urgenza possa ragionevolmente considerarsi unitario;
    il medesimo titolo del decreto-legge – con un generico richiamo alla «dignità dei lavoratori ed imprese» – non definisce il contenuto proprio del testo (addirittura nel preambolo non si citano alcune norme, quali quelle sullo sport dilettantistico), che si presenta come un provvedimento omnibus, esempio di come il Governo «del cambiamento» utilizzi – come fatto dagli Esecutivi che lo hanno preceduto – lo strumento della decretazione d’urgenza in maniera assolutamente arbitraria e intollerabile, che desta più di una riflessione di sistema relativa alla gestione dei provvedimenti da parte dell’Esecutivo nei confronti del Parlamento, ponendosi di fatto in continuità con una odiosa prassi di continuo ricorso alla decretazione d’urgenza.Per quanto riguarda più in generale la copertura finanziaria del provvedimento, si rileva una contraddizione alquanto evidente. Mentre il gioco d’azzardo viene «demonizzato», e l’impegno nel contrasto alla ludopatia trova grande spazio nel testo, sullo stesso gioco si continua a contare per fare cassa. Dall’aumento del Preu, il prelievo erariale unico su slot machine e videolotterie, si creerebbe infatti un maggior gettito di oltre 200 milioni di euro l’anno. Nello specifico 195,5 per il 2019 e 234 per il 2020, come specificato dalla relazione tecnica, che spiega come le maggiori entrate in questione coprirebbero gli oneri derivanti dall’introduzione del divieto di pubblicità. Nel testo si evince infatti come dallo stop alla pubblicità dei giochi ci sarebbe dal 2019 una perdita di gettito di 200 milioni; è evidente che ci troviamo dinnanzi ad un provvedimento contraddittorio e confuso, dove non si riesce a scorgere, nemmeno sommariamente, una visione di medio-lungo periodo della struttura produttiva e occupazionale del Paese: garantire «la dignità dei lavoratori e delle imprese» e ridurre il lavoro precario non significa irrigidire il mercato, mettere un freno a mano alla crescita e attaccare chi fa impresa, ma significa incentivare le nuove assunzioni e ridurne i costi, implementare politiche industriali capaci di sviluppare nuove iniziative imprenditoriali e, soprattutto, fare in modo che nuovi soggetti di caratura internazionale guardino o tornino a guardare al nostro Paese; obiettivi, questi ultimi, totalmente assenti nelle politiche dell’attuale esecutivo

 

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