Luigi De Siervo, ad della Lega di A, punta l’indice contro la legge, contenuta nel Decreto Dignità che, vietando pubblicità e sponsorizzazioni alle società di scommesse, crea un danno ai club di calcio ma anche all’editoria e alle tv. “Le nuove norme riducono i ricavi in maniera considerevole” fa notare il manager di via Rosellini. “In Italia per il solo sistema calcio si stima una perdita annua superiore ai 100 milioni di euro”.

“La penalizzazione in termini di competitività nei confronti delle altre leghe europee è evidente” fa notare all’Agi l’amministratore delegato della Lega di A. “Più della metà delle nostre squadre ha dovuto interrompere un accordo di partnership con aziende del comparto betting, la quinta categoria merceologica come investimenti nella classifica delle sponsorizzazioni di maglia dei sei principali tornei europei. Per fare un paio di esempi, Betway, l’azienda che aveva siglato una partnership con la Roma, è attualmente lo sponsor di maglia con il più alto contratto in Premier League, oltre 10 milioni di euro con il West Ham. Allo stesso modo, Marathonbet ha lasciato la Lazio per sottoscrivere un accordo con il Siviglia”.

L’obiettivo – si legge su corriere.it – è sedersi al tavolo con il Governo e trovare un punto d’intesa per la revisione della legge. “C’è massimo rispetto e collaborazione con il Governo per le finalità del provvedimento, ma bisogna rendersi conto che il gioco d’azzardo è il vero obiettivo da colpire per aiutare coloro che soffrono di ludopatia. A distanza di qualche mese dall’entrata in vigore del decreto Dignità, che ha introdotto il divieto, possiamo constatare che le misure adottate non si sono rivelate efficaci. Serve un intervento che consenta di salvaguardare la finalità della norma, ma che non diminuisca le risorse delle nostre Società, risorse che servono per acquistare giocatori forti, per rifare gli stadi, per investire nei vivai”.

La lamentela di De Siervo è figlia della diversa normativa operante nel nostro paese rispetto agli altri stati membri della Ue. “Italia, Lettonia e Lituania sono gli unici tre Paesi membri dell’Unione europea che vietano la pubblicità dei giochi in forma assoluta. In Premier League, da sempre considerata il benchmark per la riconosciuta capacità di generare risorse, il 50% dei club ha come sponsor di maglia una società di gaming, per un importo di quasi 80 milioni di euro annui, e in tutti gli stadi sui led a bordocampo appaiono pubblicità di aziende di betting. Addirittura in Championship, l’equivalente della Serie B italiana, sono 17 su 24 le squadre con questo tipo di sponsor. In Spagna, nella Liga, 19 squadre su 20 sono sponsorizzate da aziende operanti nel settore betting. Credo sia urgente una riflessione sulla disparità che sta subendo il nostro Paese all’interno dell’Europa”.

La Lega di A sarebbe disponibile a destinare una parte dell’investimento delle società di betting ad “appositi programmi di prevenzione, educazione e disincentivo al gioco patologico. Non possiamo equiparare le sponsorizzazioni di brand di aziende di betting con chi divulga il gioco legato, ad esempio, all’azzardo e alle slot machine. Si potrebbe magari ragionare sulla non promozione delle quote live, che potrebbero ingenerare il gioco compulsivo. Ma oltre al danno c’è la beffa di società di betting che scelgono di investire in sponsorizzazioni all’estero e fanno comunque pubblicità visibile in Italia comparendo sulle maglie di squadre straniere le cui partite sono diffuse in tv anche in Italia”.