I fatti di queste settimane hanno dimostrato senza timore di smentita che il COVID-19 è un virus democratico: colpisce tutti e tutti allo stesso modo.

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Ricchi o poveri, da nord a sud, colpiti da un virus che non discrimina in base alla classe sociale.

Non discrimina nemmeno i soggetti destinatarie di aiuti e sostegni: partite Iva, grandi imprese, di tutti i settori. Fino ad arrivare alle proposte di riconoscimento dei lavoratori a nero, delle forme di impiego atipiche e di chi un riconoscimento non l’ha mai avuto.

E’ democratico perfino quando include nell’elenco delle attività maggiormente danneggiate dagli effetti del lockdown le imprese di sale giochi e scommesse, solo perché tra le prime destinatarie dei provvedimenti di chiusura imposta per scongiurare la diffusione della pandemia.

Smette però di essere democratico quando, nella realtà dei fatti, le buone intenzioni, ammesso che lo siano davvero, devono tradursi nel concreto in azioni di sostegno alle imprese.

Ecco riemergere quei pregiudizi stratificati nel tempo, rafforzati da incomprensioni e una cattiva informazione, tradotti in pratiche politiche assurde e discriminanti, spesso messe lì per ingraziarsi la simpatia della pubblica opinione. Eccoli ricomparire sotto forma di clausole ed eccezioni nella stesura delle regole per il riconoscimento di aiuti economici e agevolazioni, di sostegni alle imprese, come sta succedendo nel Lazio con il programma con il quale la Regione sta pensando di supportare il tessuto imprenditoriale.

Una situazione che sfiora l’assurdo se si pensa al senso di orrore che tutti abbiamo provato al solo pensiero che negli ospedali, in piena emergenza, qualcuno poteva solo ipotizzare di ‘selezionare’ i destinatari delle cure sulla base di criteri quali l’età, lo stato di salute, la provenienza e anche semplicemente l’aspettativa di vita.

Secondo la stessa logica, nel pieno di una crisi economica che colpisce tutti, indifferentemente, grandi e piccoli, strutturati o meno, si decidere di escludere, per incomprensibili ragioni etiche tutte da dimostrare, chi offre servizi di gioco pubblico.

La terapia nella sua forma estrema di aiuto al malato, negata a chi non ne viene ritenuto degno.

Peggio di questo c’è solo l’indifferenza, ovvero il rischio che nelle settimane a venire la politica decida di ignorare la realtà di migliaia di imprese, dalle sale giochi alle scommesse, ai produttori di dispositivi e apparecchi, lasciando che ciascuno si salvi come può, cercando una soluzione o un’ancora di salvezza qua e là, in quelle misure e interventi pensati per altri.cm