Il Comune di Campione d’Italia ha votato per riaprire la casa da gioco. Durante il consiglio comunale straordinario di ieri ci si è concentrati sull’udienza fallimentare del Casinò fissata domani al tribunale di Como.

Per il sindaco Roberto Canesi “un fallimento non porterà ad un maggiore soddisfacimento, la società partecipata al 100% dal Comune che gestiva la casa da gioco ha ricevuto una richiesta di sequestro dei beni come misura cautelare e di amministrazione giudiziaria, onde evitare ulteriori depauperamenti del patrimonio, stante il grave stato di indebitamento oggi più consistente di quanto accertato due anni fa. La solita ipotesi di fallimento avrebbe degli impatti pregiudizievoli sui creditori, una procedura liquidatoria non garantirebbe la copertura dei debiti nei confronti delle banche, del Comune e degli ex lavoratori. Nemmeno cedendo l’usufrutto ventennale della struttura, scarsamente rilevante trattandosi di un bene connesso al solo gioco d’azzardo. Il fallimento del Casinò non porterebbe a niente: per cui lo dobbiamo evitare, per dare un futuro a questa comunità”.

Si legge su laprovinciadicomo.it: “La soluzione migliore passa attraverso una procedura di concordato preventivo con una ristrutturazione del debito – ha aggiunto Canesi –, tramite nostre indagini abbiamo individuato diversi importanti soggetti internazionali pronti ad affiancarci, così da garantire una continuità aziendale e una partecipazione azionaria del Comune. Con il rispetto dei ruoli di vigilanza e con una discontinuità di scelte in confronto al passato in termini di attenzione e di rigore”.

Con una ordinanza approvata all’unanimità, il Consiglio comunale ha fissato gli ”indirizzi cui l’assemblea dei soci del Casinò dovrà attenersi, al fine di poter depositare memorie scritte entro il 17 dicembre” al tribunale di Como, che esaminerà la nuova istanza di fallimento.

Marco Ambrosini proporrà ai giudici fallimentari in primis di valutare la precedente richiesta di procedura di concordato preventivo tuttora in essere. Se questa richiesta non dovesse essere accolta, l’amministratore delegato provvederà a presentare una nuova domanda di concordato preventivo. Pronta una bozza di piano industriale ed economico, che prevede anche una simulazione di rientro dei debiti.