“Se e quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo per riconoscere i richiesti finanziamenti pubblici all’ippodromo della Favorita di Palermo, al fine di garantire il rilancio dell’impianto sportivo, affinché torni a splendere e ad essere punto di riferimento per gli amanti dell’ippica e i cittadini”. E’ quanto chiede in un’interrogazione alla Camera, rivolta al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, la deputata Carolina Varchi (FdI).

Si legge: “Per sapere – premesso che: preoccupa e lascia attoniti la notizia dell’esclusione dell’ippodromo della Favorita di Palermo dai finanziamenti nazionali; proprio qualche mese fa, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali aveva assegnato all’impianto sportivo le prime giornate di corse per il 2021, dopo un lungo stop di oltre tre anni e mezzo per l’interdittiva antimafia emessa dalla prefettura nei confronti della Ires, società che ha gestito l’ippodromo per decenni; secondo quanto si apprende da fonti di stampa, l’ippodromo ha avuto un ridimensionamento delle giornate di gara e non riceverà i sussidi da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali perché ritenuto inspiegabilmente struttura di nuova apertura, nonostante da quelle piste siano state scritte indimenticabili pagine dell’ippica, come ha ricordato lo stesso presidente della Regione, Nello Musumeci: « una struttura sportiva come l’ippodromo della Favorita non può essere valutata dimenticando che dal 1953 su quell’ovale di sabbia sono state scritte tante bellissime pagine dell’ippica nazionale e internazionale »; l’attuale società Sipet, che ha vinto il bando del Comune aggiudicandosi la concessione, ha, peraltro, ereditato una struttura con un carico di criticità non indifferente, aggravate dall’abbandono e dalle razzie compiute durante la chiusura; contro la decisione ministeriale è intervenuto anche il sindaco Orlando « L’ippodromo di Palermo è un luogo che appartiene a tutta la cittadinanza e non può rimanere ostaggio di incertezze e di ritardi che ne rallentano il processo di riqualificazione dopo quasi quattro anni di chiusura a seguito di un’interdittiva antimafia »; come denunciato da Musumeci, « confondere le vicende societarie con la storia dell’impianto, tra i più rinomati del Mediterraneo escludendo così la struttura dai finanziamenti nazionali, è un grave errore che mortifica gli sforzi fatti sin qui per il suo rilancio », in primis dalla società toscana Ires impegnata nella riqualificazione dell’impianto, e avvilisce le aspettative dei tanti appassionati e dei cittadini palermitani”.