L’ avv. Michele Franzoso torna con una riflessione sulla complessa situazione in cui versa il settore di giochi e delle scommesse. “Il settore -commenta Franzoso-  chiede a gran voce il riordino, ovvero un insieme di provvedimenti grazie ai quali il gioco terrestre possa lavorare in tutta Italia con stabilità di regole compatibili con la redditività (in cambio di un corposo ridimensionamento e di una seria riqualificazione). Praticamente una favola, ed per questo che la Politica risponde con una frase simile all’istanza del settore, ma diversa: “fare ordine nel gioco pubblico”. La differenza è questa: il settore chiede la sopravvivenza, lo Stato pensa a come tornare ad incassare 11 miliardi l’anno dal gioco, non importa se fisico o telematico, basta che il totale sia quello. Quello che il settore chiede non è realisticamente fattibile (e nemmeno i grandi gestori ci credono più), quello che lo Stato vuole, invece, è fattibile anche solo “sfruttando” al meglio le prime 10 realtà aziendali operanti in Italia (estendibili a 25 se si considera i concessionari che lavorano solo con GAD). Tutto già scritto allora? la lotta (e la lobby) è inutile ? In Italia nulla può definirsi “già scritto”, e sicuramente avrà un vantaggio chi abbandonerà per primo il sistema di commodities dell’attuale gioco fisico-on line, per intraprendere una lotta che sia “di azienda” e non “di settore”. Fino a prova contraria, infatti, il settore è una realtà che si riconosce dall’esistente “fatto” dalle aziende, e non genera imprese per propria inerzia” conclude l’avvocato Franzoso.