Depositate il 2 febbraio 2021 le motivazioni della Sentenza con cui il Tribunale di Roma, nell’accoglimento delle tesi e delle richieste avanzate dal difensore avv. Marco Ripamonti (nella foto), con studio in Viterbo e Firenze, ha assolto con la formula il fatto non sussiste la titolare di un centro scommesse collegato a bookmaker maltese privo di concessione italiana.

L’imputata aveva fatto richiesta di cui all’art.88 Tulps ma la Questura di Roma aveva opposto un diniego, atteso che la società maltese non era in possesso del titolo concessorio. Quest’ultima, peraltro, che poteva contare su un numero di centri inferiore al limite delle 50 unità, previsto ai fini della ammissione alla procedura di regolarizzazione di cui alle leggi di stabilità 2015 e 2016, aveva avanzato istanza ad ADM finalizzata ad ottenere che, per la seconda delle due procedure di regolarizzazione, tale limite fosse eliminato in considerazione della carenza di ragioni di ordine pubblico sottese alla fissazione del detto limite, denunciandone il carattere discriminatorio ai danni dei bookmaker minori.

La difesa ha prodotto in giudizio memoria difensiva, allegando anche tutta la corrispondenza intercorsa tra ADM ed il bookmaker, evidenziando come il rifiuto di ADM di eliminare detta limitazione numerica non fosse stato motivato dagli stessi Monopoli sulla base di esigenze di ordine pubblico e di tutela dei consumatori.

Il Tribunale ha condiviso tutti gli argomenti svolti dalla difesa ed ha disapplicato la norma incriminatrice, affermando il carattere discriminatorio dell’assetto concessorio italiano, per come rimodulato a seguito delle legge di stabilità e relative procedure di regolarizzazione, con riferimento alla posizione dell’operatore maltese in questione.

In proposito, il Tribunale ha affermato che l’aspettativa di partecipazione alla gara prevista per il 2016, non andata a buon fine per mancata indizione della stessa, come anche la proroga delle concessioni e dei diritti acquisti da altri bookmaker regolarizzati, abbiano costituito limite discriminatorio, ai danni del bookmaker maltese oggetto di processo e cui l’imputata era collegata, ai fini dell’ingresso al circuito concessorio, con la conseguente illegittimità del diniego alla licenza ex art.88 Tulps, richiesta dall’imputata diverso tempo prima rispetto all’accertamento del fatto – reato.

L’avv. Marco Ripamonti si è dichiarato soddisfatto ed ha riferito: “La Sentenza non riguarda uno degli innumerevoli casi riferiti ai bookmaker maggiori, per i quali la discriminazione costituisce ormai un fatto assodato, anche se comunque pur sempre non condivisibile, come dimostrano sentenze contrarie, ancorché isolate.

Nel caso specifico si trattava di un bookmaker che potremmo definire minore, che ancora operava con unità numeriche modeste, anche se in crescita e che, all’indomani della prima procedura di regolarizzazione, aveva tentato di ottenere una riapertura dei termini, che infatti vi è stata con la seconda procedura di regolarizzazione, richiedendo però, a tal fine, l’eliminazione dell’irragionevole limite minimo delle cinquanta unità.

Tale richiesta non è stata esaudita e non sono mai state spiegate ragioni di ordine pubblico connesse a tale stessa limitazione.

Di talché la sentenza del Tribunale di Roma, che ha affermato la discriminazione in tal senso patita dal bookmaker e dai suoi preposti, peraltro aggravata dalla proroga dell’intero sistema concessorio – autorizzatorio a tempo praticamente indeterminato.

Si tratta di una sentenza che non si è arrestata alla pregressa questione discriminatoria di cui ai pregressi bandi, comunque ampiamente trattata, ma che è andata oltre prendendo in esame le vicende successive, caratterizzate dalla cosiddette procedure di regolarizzazione“.