“Un primo confronto tra le imprese infiltrate e le imprese “sane” si sofferma su tre dimensioni: la provincia in cui ha sede l’impresa; la dimensione; il settore di attività economica. Da un punto di vista geografico, le imprese infiltrate del campione sono più concentrate al Sud, mentre in termini settoriali risultano più presenti in settori ad alta intensità di contante (ad es., ristorazione e intrattenimento, comprese le sale giochi), in quelli che richiedono il controllo del territorio, come l’edilizia e l’immobiliare, e in settori meno innovativi e che non richiedono competenze specialistiche (oltre ai settori già indicati, anche le attività amministrative e di supporto). Dal punto di vista dimensionale non si ravvisano differenze significative tra i due gruppi. Considerando gli stessi criteri di confronto, le uniche differenze che emergono tra imprese investimento e imprese competizione riguardano i settori di attività: le prime sono più attive nel commercio e nella ristorazione, le seconde nell’intrattenimento e nell’edilizia”. E’ quanto evidenzia l’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) di Bankitalia nello studio dal titolo “Il profilo finanziario delle imprese infiltrate dalla criminalità organizzata in Italia”.

Lo studio analizza le dinamiche economiche, patrimoniali e finanziarie delle imprese infiltrate dalla criminalità organizzata (CO) in Italia, con lo scopo di identificarne gli elementi caratteristici della gestione e dell’operatività. Il lavoro offre un contributo originale utilizzando un campione di aziende controllate quasi con certezza dalla CO. Vengono identificate varie strategie di infiltrazione, caratterizzate da modalità di gestione e finalità diverse; le più importanti sono le imprese di tipo investimento, costituite con capitali illeciti, ma gestite in maniera lecita, e le imprese di tipo competizione, con le quali i criminali controllano il mercato locale di riferimento anche utilizzando metodi mafiosi. I risultati mostrano che le imprese infiltrate hanno generalmente ricavi più alti, ma una redditività inferiore rispetto al campione di controllo. Le imprese di tipo competizione detengono attività facilmente liquidabili e fanno ricorso a beni di terzi, mentre le imprese investimento impiegano beni propri. Gli oneri finanziari sono inferiori per le imprese di tipo competizione e superiori per le imprese di tipo investimento rispetto al campione di controllo, a segnalare opposte modalità di gestione finanziaria. Infine, il costo del lavoro è maggiore per le imprese di tipo competizione.