Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Economia e delle Finanze Agenzia Dogane e Monopoli – Ufficio regionale della Sicilia di Palermo in cui si chiedeva l’annullamento della nota prot. n°-OMISSIS-, notificata in data 11 novembre 2013, con la quale l’Ufficio Regionale della Sicilia di Palermo ha disposta la revoca della concessione di raccolta del gioco del lotto -OMISSIS-(Ag) di titolarità dell’odierna ricorrente.

1.1. Con ricorso ritualmente notificato e depositato la ricorrente ha esposto:

– di essere titolare della rivendita di generi di monopolio n°-OMISSIS- in -OMISSIS- (Ag) con annessa la ricevitoria per la raccolta del gioco del lotto -OMISSIS-;

– che con nota prot. n°-OMISSIS-l’amministrazione intimata comunicava alla ricorrente l’avvio del procedimento di revoca della concessione relativa alla ricevitoria del lotto in ragione della asserita violazione delle norme relative alla gestione ed al funzionamento della rivendita (segnatamente venivano contestati alla ricorrente taluni ritardi nella trasmissione degli scontrini relative alle giocate effettuate);

– di avere prodotto una corposa documentazione medica attestante il proprio precario stato di salute essendo affetta da discopatia lombare con impedimento funzionale della deambulazione che le avrebbe spesso impedito di raggiungere la ricevitoria e di svolgere la propria attività, sicché i ritardi contestati sarebbero imputabili a causa di forza maggiore;

– che ciò nonostante con nota prot. n°-OMISSIS-, notificata in data 11 novembre 2013, l’Ufficio Regionale della Sicilia di Palermo ha disposta la revoca della concessione di raccolta del gioco del lotto -OMISSIS-(Ag) di titolarità della ricorrente.

1.2. Il gravame è affidato a due distinti motivi di ricorso con i quali la ricorrente deduce:

I) Violazione e falsa applicazione degli artt.34 e 35 della legge -OMISSIS-93 del 1957 – violazione e falsa applicazione dell’art.30 del d.p.r. 303 del 1990 – violazione e falsa applicazione dell’art.97 della Costituzione – violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza dell’azione amministrativa violazione e falsa applicazione dell’art.3 della l.241 del 1990 – eccesso di potere per carenza di motivazione e difetto di istruttoria

II) Violazione e falsa applicazione degli art.3, 7, 8, 10 e 10 bis della l.241/90 – eccesso di potere per carenza di motivazione e difetto di istruttoria.

1.3. Si è costituita in giudizio l’amministrazione intimata con atto di mera forma, successivamente depositando documenti.

1.4. Alla pubblica udienza dell’8 febbraio 2019 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

2. L’art. 34 della legge n. -OMISSIS-93/57 – sul quale si fonda il provvedimento impugnato – disciplina espressamente le ipotesi di revoca della concessione ed in particolare, il primo comma al numero 10) abilita l’Amministrazione a revocare la concessione in caso di: “violazione persistente delle norme relative alla gestione ed al funzionamento delle rivendite che si verifica allorquando, entro un biennio, il rivenditore abbia commesso quattro trasgressioni, anche di indole diversa, per ciascuna delle quali sia stata irrogata una pena pecuniaria disciplinare non inferiore a lire 2000″.

L’articolo 6 della legge n. 85 del 1990 prevede poi l’estensione, a tutte le concessioni del gioco del lotto, delle disposizioni di cui alla legge n. -OMISSIS-93 del 1957.

3. Orbene il provvedimento impugnato è motivato sulla scorta della persistente violazione delle norme relative alla gestione ed al funzionamento delle rivendite da parte della ricorrente “poiché nel biennio 2011-2013 il ricevitore ha commesso più di quattro infrazioni per ciascuna delle quali è stata irrogata una pena pecuniaria disciplinare non inferiore a lire 2000”.

4. La ricorrente incentra principalmente le sue difese sul suo precario stato di salute.

Non contesta le irregolarità commesse ma ne minimizza la portata e assume che i ritardi contestati sarebbero imputabili, appunto, alle proprie precarie condizioni di salute, ed tal fine produce documentazione sanitaria attestante che la ricorrente risulta affetta da discopatia lombare.

Lamenta di avere rappresentato tale stato di cose all’amministrazione che però non avrebbe tenuto in nessun conto tali giustificazioni, con conseguente violazione dell’obbligo imposto all’Amministrazione procedente dall’art. 10, L. 7 agosto 1990 n. 241, di esaminare le memorie e i documenti difensivi presentati dagli interessati.

Inoltre il provvedimento sarebbe del tutto illegittimo e sproporzionato anche in considerazione dell’assoluta esiguità dei ritardi nella trasmissione degli scontrini da parte della ricorrente.

Deduce che l’art.34 della legge n. -OMISSIS-93 del 1957 facoltizzerebbe l’amministrazione a revocare la concessione nell’ipotesi di riscontrate irregolarità, in tal modo attribuendo un margine di discrezionalità e valutazione della fattispecie che, nel caso in esame, non sarebbe stato esercitato.

Sostiene inoltre la difesa della ricorrente, che l’art.35 della medesima legge -OMISSIS-93 del 1957 prevede espressamente che “l’amministrazione può infliggere una pena pecuniaria disciplinare da un minimo di lire 10.000 ad un massimo di 500.000 con le modalità e la procedura stabilite dal regolamento, per qualsiasi irregolarità di gestione”.

Dalla lettura del combinato disposto degli artt.34 e 35 si ricaverebbe pertanto la volontà del Legislatore di istituire un sistema sanzionatorio progressivo, in forza del quale al mancato o ritardato versamento nei termini prescritti può conseguire la revoca della concessione soltanto a seguito di un persistente inadempimento del concessionario, dovendo in prima battuta al più applicarsi una sanzione pecuniaria come previsto dal succitato art.35.

5. Il ricorso è infondato, come emerge dal rapporto informativo e dai documenti depositati in atti dall’amministrazione e non contestati in alcun modo dalla ricorrente.

5.1. Sotto un primo profilo deve rilevarsi che con nota prot. n. -OMISSIS-l’amministrazione ha avviato il procedimento di revoca della concessione ai sensi dell’alt. 34 della L. -OMISSIS-93/57.

Orbene le giustificazioni addotte dalla ricorrente nella nota del 14/10/2013 non contengono alcun riferimento al suo stato di salute bensì riferiscono che: “la scrivente è ben conscia della violazione …… tuttavia la revoca della concessione risulterebbe essere una sanzione fin troppo aspra a fronte di infrazioni aventi natura meramente pecuniaria e realizzatesi a causa di una superficiale imprudenza ed alla inesperienza della sottoscritta mai animata dalla volontà di non adempiere ai pagamenti da Voi legittimamente pretesi”.

Ed infatti risulta che la documentazione medica attestante la discopatia lombare è stata rilasciata in data 24/-OMISSIS-/2013 e quindi in epoca successiva al provvedimento impugnato; ne consegue che l’amministrazione non avrebbe potuto tenere conto di certificazioni rilasciate in data successiva alla conclusione del procedimento, e che ha tenuto conto esclusivamente (e necessariamente) delle sole controdeduzioni presentate in data 14/10/2013 in cui non si faceva alcun cenno a condizioni di salute.

Con conseguente infondatezza delle censure afferenti alla pretesa violazione delle garanzie procedimentali e dell’obbligo dell’amministrazione di prendere in esame giustificazioni e documenti prodotti.

5.2. Infondate sono altresì le censure efferenti la pretesa violazione e/o falsa applicazione delle norme applicate e alla violazione del principio di proporzionalità in relazione alla consistenza delle infrazioni contestate.

Nello specifico le infrazioni contestate alla ricorrente riguardano: il ritardo nella spedizione del plico contabile, la mancata trasmissione di scontrini vincenti, annullati e prenotati e il mancato invio di documentazione contabile da conservare in ricevitoria richiesta dall’Ufficio per un controllo a campione.

Risulta che nonostante le contestazioni di addebito di ogni infrazione e le successive sanzioni pecuniarie disciplinari comminate ai sensi dell’art. 35 della legge -OMISSIS-93/57 (che il concessionario non risulta aver pagato e ciascuna superiore a Lire 2000), la ricorrente ha continuato a commettere infrazioni, collezionandone in numero di 19 laddove invece l’art. 34 della citata legge -OMISSIS-93/57 prevede la revoca già a fronte di sole 4 trasgressioni, anche di indole diversa, per ciascuna delle quali sia stata irrogata una pena pecuniaria disciplinare non inferiore a lire 2000.

Sicché deve concludersi che l’amministrazione, in presenza della fattispecie tipica di cui all’art. 34 L -OMISSIS-93/57 – violazione persistente delle norme relative alla gestione ed al funzionamento delle rivendite – ha legittimamente avviato il procedimento di revoca.

Deve infine rilevarsi che le controdeduzioni presentate dalla ricorrente – che facevano leva sulla sua inesperienza e superficiale imprudenza – non potevano essere considerate esimenti dall’amministrazione poiché non integranti cause oggettive di assoluto impedimento, con conseguente legittimità del provvedimento di revoca della concessione di raccolta del gioco del lotto (nota n. -OMISSIS-).

6. Conclusivamente, per tutti i surriferiti motivi, il ricorso è infondato e deve essere rigettato.

7. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna -OMISSIS–OMISSIS- al pagamento delle spese di giudizio che liquida, in favore dell’amministrazione resistente, in € 1.000,00 (mille/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.

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