Il Tar Calabria ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno, Ufficio Territoriale del Governo Reggio Calabria e Questura in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento emesso dal Questore della Provincia di Reggio Calabria con cui è stata respinta l’istanza formulata dalla ricorrente per il rilascio della licenza di P.S. di cui all’art. 88 del TULPS, per la raccolta delle scommesse individuate all’art. 38 comma 4 del DL 223/2006.

Per il Tar: “Con il ricorso in epigrafe, -OMISSIS- chiede l’annullamento del provvedimento con cui il Questore di Reggio Calabria ha rigettato l’istanza dalla stessa presentata avente ad oggetto il rilascio della licenza di P.S. di cui all’art. 88 del TULPS per la raccolta delle scommesse individuate all’art. 38 comma 4 del DL 223/2006.

2. Il provvedimento di diniego risulta motivato alla luce delle seguenti circostanze: a) a carico della ricorrente sono emersi, nel corso degli accertamenti istruttori espletati dall’Amministrazione: – controlli, subiti unitamente al marito, con soggetto gravato da precedenti penali e/o di polizia per vari reati tra cui furto in concorso, violazione delle norme del codice postale, maltrattamenti, e sequestro di persona continuato, oltraggio a pubblico ufficiale, associazione per delinquere, estorsione continuata in concorso, agevolazione all’esercizio della prostituzione continuato in concorso, truffa, violazione delle disposizioni contro la mafia (art. 6 L.575/1965) nonché già sottoposto alla misura di prevenzione della-sorveglianza speciale della P.S. per anni tre, b) a carico del coniuge della ricorrente, -OMISSIS-, sono emersi: – controlli con persone segnalate per reati in materia di stupefacenti nonché per ì reati di appropriazione indebita e danneggiamento; c) a carico del fratello della ricorrente, -OMISSIS-, sono emersi: rapporti di frequentazione con persone con a carico precedenti penali e /o di polizia per reati di porto abusivo e detenzione di armi, truffa e ricettazione, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate, rapina aggravata, furto, riciclaggio, evasione, ricettazione, favoreggiamento personale, resistenza a pubblico ufficiale, lesione personale in concorso nonché reati in materia di stupefacenti; d) infine a carico del suocero della ricorrente, -OMISSIS-, sono emersi: precedenti penali, per rapina, detenzione e porto illegale dí armi e munizioni, associazione per delinquere di tipo mafioso, egli inoltre, risulta sottoposto a due procedimenti penali uno per associazione per delinquere di stampo mafioso l’altro per il reato di produzione di sostanze stupefacenti, ancora lo stesso risulta essere stato assoggettato alla sorveglianza speciale di PS.

3. Il ricorso è affidato alle seguenti censure:

3.1. Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 8, 11 e 88 del regio decreto n. 773/1931. Eccesso di potere e carenza di istruttoria per travisamento dei fatti.

3.2. Eccesso di potere, carenza assoluta di motivazione, manifesta illogicità e irragionevolezza del provvedimento adottato. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 3 1. n. 241/1990.

3.3. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 10 bis, 1. n. 241/1990 e dell’art. 1 della stessa legge e, comunque, dei principi di partecipazione e del contraddittorio nel procedimento amministrativo.

Sostiene in sintesi la difesa della ricorrente che, premessa la natura di atto vincolato che sarebbe propria del provvedimento oggetto dell’odierno gravame, la resistente amministrazione avrebbe arbitrariamente disposto un diniego in assenza di norme giustificatrici l’attività posta. Sarebbero decisive le circostanze che, per un verso, la ricorrente non ha mai riportato alcun tipo di precedente, giudiziario o di polizia e, per altro, che l’amministrazione nel provvedimento impugnato non fornisce alcun chiarimento in ordine alle modalità alla stregua delle quali i precedenti penali in capo ai soggetti con cui la predetta, suo marito e suo fratello sono stati controllati, determinerebbero una influenza negativa sulla sua buona condotta. In sostanza si sostiene che le autorità preposte avrebbero dovuto evidenziare precise circostanze di fatto, idonee a dare concretamente conto della concreta incidenza degli elementi evidenziati nel provvedimento gravato sulla buona condotta della ricorrente.

3. Con memoria del 03.05.2017 si è costituita l’amministrazione intimata per chiedere il rigetto del ricorso.

4. Con ordinanza cautelare n. 74 del 11.05.2017 il Collegio ha rigettato la richiesta di sospensione del provvedimento impugnato considerati, invero, sia il profilo incerto del fumus, sia il periculum, dedotto solo genericamente dalla parte istante;

5. All’udienza pubblica del 29 maggio 2019 la causa è stata chiamata e trattenuta in decisione.

6. Il ricorso è infondato.

6.1. Ai sensi dell’art. 11 del T.U.L.P.S. “Salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere negate: 1) a chi ha riportato una condanna a pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni per delitto non colposo e non ha ottenuto la riabilitazione; 2) a chi è sottoposto all’ammonizione o a misura di sicurezza personale o è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

Le autorizzazioni di polizia possono essere negate a chi ha riportato condanna per delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico, ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, o per violenza o resistenza all’autorità, e a chi non può provare la sua buona condotta.

Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione”.

L’articolo 11 del testo unico n. 773 del 1931, individua, pertanto, accanto alle ipotesi in cui l’Autorità amministrativa è titolare di poteri strettamente vincolati (si vedano il comma 1 e la prima parte del comma 3 che impongono il divieto di rilascio di autorizzazioni di polizia ovvero il loro ritiro in presenza dei presupposti ivi previsti) le diverse ipotesi in cui essa è, invece, titolare di poteri discrezionali (si vedano a tal proposito invece il comma 2 e la seconda parte del comma 3).

Tuttavia la lettura della norma evidenzia come l’insussistenza di presupposti per l’esercizio del potere vincolato non impedisce affatto all’amministrazione di negare il titolo o di revocarlo atteso che essa, nell’esercizio dei suoi poteri discrezionali, è comunque tenuta a valutare se manchi la buona condotta, per la commissione di fatti che, sebbene non costituiscano reato, comunque non rendano i richiedenti meritevoli di ottenere o di mantenere la licenza di polizia (non occorrendo al riguardo un giudizio di pericolosità sociale dell’interessato).

L’Amministrazione, però, è tenuta ad indicare gli aspetti concreti, che fungono da presupposti per la formulazione del giudizio di non affidabilità, evidenziando, con motivazione adeguata, le ragioni che consentono di pervenire, proprio sulla base degli aspetti indicati, ad un giudizio (attuale e prognostico) di segno negativo.

6.2. Orbene, nel caso in esame, dalle risultanze del procedimento attivato su istanza di parte sono emersi elementi che, del tutto ragionevolmente, hanno indotto il Questore di Reggio Calabria a negare il rilascio della richiesta autorizzazione. Tali elementi sono indicati analiticamente nel provvedimento impugnato, che pertanto è esente dal dedotto vizio di carenza di motivazione. Le circostanze evidenziate dalla Questura – in particolare le segnalazioni a carico della ricorrente, del marito e del fratello ed i molti e gravissimi precedenti penali del suocero anche per reati connessi alla criminalità organizzata – sono tali da supportare la rilevata carenza del requisito della buona condotta che, ai sensi del citato articolo 11 espressamente richiamato dal provvedimento impugnato, osta al rilascio della richiesta autorizzazione. Si tratta, in altri termini, di un complesso di circostanze, nemmeno contestate dalla ricorrente, che descrivono un quadro complessivo dal quale la Questura ha legittimamente dedotto la mancanza, in capo alla richiedente, del requisito della buona condotta.

7. Alla luce delle superiori considerazioni, il Collegio ritiene che il ricorso debba essere respinto in quanto infondato.

8. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione Staccata di Reggio Calabria, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore del Ministero dell’Interno, che si liquidano in euro 1.500,00 (euro millecinquecento/00) oltre oneri di legge”.