“Dalla modernizzazione al proibizionismo: la marcia indietro del gioco pubblico”, questo il titolo della tavola rotonda presso l’Università di Salerno. Tra i relatori Gennaro Schettino (Direttore relazioni istituzionali Gamenet), Emilio Zamparelli (Vice presidente nazionale Sts-Fit), Lorenzo Sacchetti (Osservatorio internazionale sul gioco), Felice Addeo (Ricercatore Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione / DISPSC dell’Università di Salerno), Livia Rigillo (Avvocato Studio Sbordoni Partners).

“Stiamo conducendo una ricerca sulle pratiche di gioco tra i giovani. L’idea è nata a seguito di un altro intervento al convegno dell’Osservatorio dello scorso anno” ha spiegato Addeo. “Le piattaforme principali su cui si gioca sono pc e mobile. Ci sono pratiche associate ai giochi note come loot boxes su cui abbiamo deciso di concentrarci. In realtà questa pratica ha molte analogie con il gioco d’azzardo. La novità delle micro transazioni è la loro invasività. Abbiamo raccolto 500 questionari tra i videogiocatori, core gamer e casual gamer, l’indagine è online. Abbiamo analizzato i consumi e come i giocatori giudicano queste pratiche. La maggior parte dei giocatori ha una base associativa, non è isolato. Nel tempo libero utilizzano le tecnologie, magari lo fanno per leggere. Mobile e pc sono i supporti preferiti, qualcuno gioca con i retro games, le vecchie ‘macchine’. Il genere di gioco è quello dei classici. La spesa mensile è strettamente legata al tipo di console, alla piattaforma. Su mobile la spesa è minore. Sono pochi quelli che spendono in looting e micro transazioni. Chi gioca vede il gaming come un modo per crescere, per conoscere. Alcuni non hanno avuto un’esperienza positiva, si sono isolati. Circa il gambling abbiamo rilevato che la maggioranza gioca a gratta e vinci e scommesse. Riconoscono che scommettere è una cosa, altra è giocare al lotto. Hanno una visione negativa del Gap, ma non del gioco d’azzardo”.

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