Dalle ricerche dell’Osservatorio dell’Eurispes sono emersi molteplici elementi a conferma del rischio che una riduzione dell’offerta del gioco pubblico generi “meccanicamente” un aumento dei volumi di illegalità.

In particolare, va prestata attenzione a due dati. Il primo segnala che tra il 2015 e il 2017 il volume del gioco pubblico on line è passato dai circa 17 miliardi a circa 27, con un aumento del 59,2%. Il secondo riguarda la “spesa” dei giocatori in questo segmento, che è “solo” di 1,376 miliardi, pari a circa il 5,1% del giocato: come dire, l’on line è più conveniente per i giocatori, in quanto il payout e di circa il 95%, contro il 70/80% delle altre tipologie di gioco. Al netto delle frodi, che spesso caratterizzano l’on line, l’offerta illegale può assicurare un payout ancora più elevato, mancando il prelievo erariale. C’è, poi, un altro elemento che va considerato. Il giocatore in genere non sembra restio a utilizzare circuiti illegali, sia su rete fisica che nell’on line, perché l’illegale “paga” di più, e assicura un maggiore livello di riservatezza.

I risultati della rilevazione dell’Eurispes del 2019 hanno messo in evidenza che il 4,7% del campione intervistato ha consumato gioco attraverso circuiti illegali, e questa quota aumenta di molto al Sud e nelle Isole. Con ogni probabilità questo dato sottostima la realtà, perché non può tenere conto dell’inconsapevolezza di molti giocatori che non sanno di essere incappati in reti illegali. Del resto, il volume dell’illegale in Italia è valutato intorno ai 20 miliardi annui, ovvero al 20% di quello del gioco pubblico.

A chi si occupa di contrastare l’illegalità, non sfugge il ruolo, anche strategico, che un sistema quale quello concessorio-autorizzatorio adottato nel nostro ordinamento possa avere nella misura in cui consente un controllo pregnante del territorio. La sfida attuale appare, quindi, quella di ottimizzarne la funzionalità ed il controllo più che quella di retrocedere alla fase precedente gli anni 2000 lasciando integralmente il campo all’esclusiva gestione criminale delle attività.

Partendo dal dato che tutto il comparto del gioco è di altissimo interesse per la criminalità organizzata, dall’analisi delle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e della Direzione Investigativa Antimafia degli ultimi due anni, emerge un interesse comunque marginale per il gioco del Bingo, rispetto ad altri segmenti del settore (in particolare, gioco on line e apparecchi illegali).