Con il primo di luglio si è concluso il processo che ha portato alla riapertura delle Sale Bingo su tutto il territorio nazionale. L’iter che ha condotto alla ripartenza ha visto nella tempistica una difformità da regione a regione, e comunque in alcune aree del Paese l’offerta del Bingo è stata l’ultima ad essere nuovamente autorizzata. Ciò è avvenuto malgrado con largo anticipo (in data 14 maggio 2020) tra le associazioni datoriali, tutte le società concessionarie del settore e le rappresentanze sindacali dei lavoratori del Bingo, fosse stato siglato un Protocollo Quadro d’intesa Misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19, valutato unanimemente assai rigoroso.

Il Protocollo prevede una ridistribuzione degli spazi, la ridefinizione dei percorsi all’interno delle Sale, le misure di distanziamento al momento dell’accesso e delle uscite, la quotidiana igienizzazione e sanificazione delle stesse. Inoltre, sono state istallate schermature anti-contagio e istituiti dei corner con materiali igienizzanti e di protezione; i lavoratori sono stati dotati di dispositivi di protezione individuale.

Le prossime settimane, ed i prossimi mesi, ci diranno se l’offerta del Bingo riuscirà di nuovo ad occupare la sua già limitata nicchia di mercato o se, in alternativa, si dovrà assistere ad una morìa di Sale, con conseguente impatto sull’occupazione che, come abbiamo illustrato, rappresenta una voce particolarmente rilevante in questa tipologia di gioco pubblico.
Come tutti gli altri settori imprenditoriali, i concessionari di gioco pubblico e, quindi, anche quelli del Bingo, attendono dal Governo chiarimenti ed interventi sulle misure di supporto, quali le coperture e le tempistiche dell’utilizzo della cassa integrazione guadagni per i loro numerosi dipendenti, i differimenti degli obblighi contributivi, i crediti d’imposta sui canoni di locazione delle Sale.

Specifica dell’area Bingo risulta l’esigenza di una congrua proroga (6 anni) delle concessioni, essenziale per poter riprogrammare l’attività finanziaria su un arco di tempo ragionevole; senza questo, o analogo provvedimento, i soggetti concessionari avrebbero difficoltà di rapporto con il sistema bancario per sostenere la necessaria liquidità. Inoltre, il settore ha avanzato la richiesta del differimento del versamento del prelievo erariale rispetto al momento del ritiro delle cartelle di gioco.

Un intervento organico di riforma dell’intero settore è invocato non soltanto dall’industria del gioco che necessita di regole chiare, certe ed uniformi, bensì è auspicato dalla stessa Commissione Parlamentare Antimafia che, nell’ambito della corposa relazione approvata il 6 luglio 2016, successivamente richiamata in quella conclusiva approvata nella seduta del 7 febbraio 2018, ha sottolineato che: «La Commissione auspica una riforma complessiva dei giochi, con l’emanazione di un testo unico, che ponga le premesse per un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse, basata anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardante il gioco d’azzardo e l’infiltrazione criminale nel gioco legale».