A testa alta Armando, dipendente nel settore del gioco, scrive al Governo.

“Inizio con un ringraziamento alla vostra società che ha sempre portato informazione nel settore, e in questi giorni di chiusura (credo che renda meglio di Lockdown), ha contribuito a portare un minimo di evidenza ad un settore coperto dalla vergogna popolare. Lavoro in una società del settore Gaming con una funzione di staff e per consuetudine lavorativa sono abituato a cercare, insieme al problema, la migliore soluzione possibile; ho compreso e condiviso le chiusure nel momento emergenziale, ho compreso la necessità superiore della salute pubblica, rispetto a quella del business, ma ora non posso non notare come unica motivazione al perdurare della serrata, una volontà politica di palese avversità al settore.

Caro Governo, mi piacerebbe aver voce per ricordare che noi tanti, troppi, dipendenti da te ignorati, lavoriamo seriamente e con dignità per società che dietro severi controlli di serietà morale e imprenditoriale, hanno ottenuto una concessione statale, con pesanti obblighi e impegni. Siamo stati additati come il male della società dimenticando sempre e regolarmente di aggiungere, quando si parla del settore gioco, la parola legale come suffisso che ci contraddistingue e impegna. Solo raramente si è citato il fatto che, laddove si aprivano sale dedicate al gioco legale, il settore illegale perdeva terreno e quote. Quasi mai si è parlato della professionalità e e della grande qualificazione del personale dipendente sempre attento alla tutela del giocatore. Il settore non ha mai protestato veramente contro l’indice puntato, ma in questo particolare momento fatico a comprendere, da dipendente, le sue moderate proteste.

Se è vero che un atto di forza del singolo Presidente del Consiglio è ampiamente giustificato e consentito dalla Costituzione e dalla gravità della situazione sanitaria dei giorni scorsi, è altrettanto vero che ridottasi questa esigenza, siamo usciti dal contesto emergenziale per radicarci stabilmente in un ambito strutturale; le misure che le attività hanno assunto come protocolli, rivestono carattere di stabilità idonee a fronteggiare questa e/o future situazioni simili. Sono nate figure specifiche nella sanificazione, il Covid Manager (meglio sarebbe stato chiamarlo Manager di emergenze sanitarie) e sono stati conseguentemente studiati ed applicati seri e rigorosi Protocolli efficaci a garantire la massima sicurezza possibile di noi lavoratori e dei clienti. Il settore ha proposto accessi contingentati, macchine maggiormente distanziate, sanificazione etc. rendendo di fatto il rischio contagio uno dei più bassi e controllabili tra le attività aperte al pubblico, pertanto ora cosa ci impedisce di tornare a lavorare?

Direi semplicemente una volontà politica ed in quanto tale, esula dai DPCM che hanno valore legale sono per ragioni di estrema urgenza in ambito di Ordine Pubblico o Emergenza Sanitaria, e non per ragioni politiche. Caro Governo che hai fatto di un emergenza sanitaria un’opportunità di propaganda (in maniera illegittima), ti vorrei rammentare che tu ora stai scommettendo, stai scommettendo sulla pelle di chi onestamente ha investito sulla sua professionalità, stai scommettendo su oltre 100.000 famiglie che da mesi sopravvivono di assistenza, famiglie che ambiscono solo al legittimo rispetto delle regole per vivere dignitosamente del proprio lavoro e non di assistenza. Caro Governo, chiudo ricordandoti che un paese che non sa scommettere è un paese morto. Lo studio è una scommessa, chi sa a 14 anni quale sarà la professione del futuro? L’impresa è una scommessa, ci si investe senza certezza; il matrimonio e la famiglia sono scommesse sul futuro, in tutto questo tu, caro Governo, stai barando, stai cambiando le regole senza logica e legittimità favorendo solamente attività illegali che stanno tornando a fiorire, sembra tu voglia ergerti a moralista e giustiziere senza rinunciare per primo a privilegi e disparità che ti allontanano dai cittadini, quei cittadini che vogliono legittimamente ed onestamente soltanto riniziare a lavorare in sicurezza”.

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