A testa alta Gabriele, lavoratore nel settore del gioco, fa chiarezza su come vengono distribuiti gli incassi.

“Buongiorno a tutti, come al solito, da un rappresentante dei 5 stelle non mi sarei aspettato una risposta di buon senso, ma nemmeno una che denunciasse tutta la vostra ignoranza riguardante l’argomento. A me hanno insegnato che prima di parlare bisogna conoscere l’argomento e informarsi. Partiamo dal presupposto che noi non obblighiamo nessuno a giocare, come il tabaccaio non lo fa con chi vuole fumare o il barista con chi vuole bere, quindi come fumo e alcol sono un piacere il gioco è divertimento. Se poi vogliamo denunciare le dipendenze, deve sapere caro Crimi che il gioco è agli ultimi posti, ai primi ci sono fumo e alcool, ma non per questo, voi dei 5 stelle, vi azzardereste mai a screditare i due settori appena citati. Voglio ribadire il concetto per renderlo più assimilabile cosicché lo possa capire, se uno fuma una sigaretta non è un tabagista, non è alcolizzato nemmeno uno che si beve una birra e perché uno che alla domenica si gioca una schedina deve essere considerato ludopatico? Le scommesse sportive sono semplicemente una evoluzione del Totocalcio, chi nel corso della propria vita non ha giocato qualche 1000 lire ad una colonna dell’antico gioco? Per rispondere alla frase nella quale fa riferimento al fatto che ci si arricchisce in modo spropositato, vorrei ricordarle che l’unico che si arricchisce “in modo spropositato” è lo Stato che con un’imposizione fiscale del 50/60% strozza tutte le imprese indistintamente dal settore di appartenenza, soldi che servono soprattutto a pagare i lauti stipendi di quelli come Vito Crimi. Vorrei inoltre farle notare che di 10 euro giocati circa il 70/80/90% viene restituito sotto forma di vincite, l’8% circa finisce in tasca dei gestori e quello che rimane, tolta l’imposta unica, rimane ai bookmaker che a loro volta pagati i numerosi dipendenti ci pagano profumate tasse. Poi esiste il rischio di impresa, ci sono periodi che le vincite superano di gran lunga gli incassi, come vede caro capo politico di “trippa per gatti” ne resta poca. Per concludere caro Vito, non pretendo che prenda le difese del nostro settore ma vorrei che la smettesse lei e tutti i suoi simili di screditare il nostro lavoro”.

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